Mercoledì, 12 Maggio 2021
La polemica

Il caso Fedez non si sgonfia: "Vendo la Lamborghini, ma se compro una Panda sono più credibile?"

Le polemiche per l'intervento al concerto del 1 maggio non si placano: "C'è chi mi ha attaccato su tutto, sul discorso che ho fatto ma anche sulla macchina". Ostellari: "Quando mi accusa di aver ostacolato il ddl Zan Fedez racconta una storia non esatta"

"Sono devastato. Non voglio sembrare uno che vuole sfruttare questa situazione per apparire. Quello che volevo dire l'ho detto. Se la Rai vuole fare chiarezza, bene. Altrimenti quello che è accaduto è sotto gli occhi di tutti". Così Fedez in un colloquio con La Stampa, dopo le polemiche per il suo intervento al concerto del 1 maggio. Che cosa è successo? Da una parte c'è Fedez che ha registrato la telefonata - e poi l'ha diffusa a tarda sera - dopo aver capito che qualcuno nell’organizzazione del Concertone voleva cambiare, limare, smussare il suo intervento sul ddl Zan e sulla Lega. Le richieste a Fedez "di adeguarsi a un sistema" e di eliminare "tutte le citazioni con nomi e cognomi" perché "non c’è una controparte" non sono state ritenute accettabili dal rapper (e dalla stragrande maggioranza delle persone, viste le reazioni sui social). Dall'altra parte c'è la Rai che cerca comprensibilmente di abbassare i toni.

Fedez: "Vendo la Lamborghini, ma se compro una Panda sono più credibile?"

"Ho dormito poco e niente, ma ho visto che c'è chi mi ha attaccato su tutto, sul discorso che ho fatto - prosegue - ma anche sulla macchina, sulla Lamborghini. Ecco una novità, vendo la Lamborghini, tanto non la uso più e butto lì una domanda: ma se compro una Panda sono più credibile e posso dire quello che penso? Voglio solo tornare dalla mia famiglia".

"Mi vogliano far passare per bugiardo. Non solo è vero che mi hanno chiesto di non fare i nomi dei politici leghisti, ma sono sicuro che sia successo anche ad altri. Sarebbe interessante indagare dietro le quinte dei concertoni passati. In queste ore mi stanno scrivendo tanti colleghi anche molto famosi che mi dicono come situazioni simili siano capitate anche a loro", conclude Fedez.

Cosa prevede il ddl Zan e perché fa così discutere

Ostellari: "Fedez non sa"

"Quando mi accusa di aver ostacolato il ddl Zan Fedez racconta una storia non esatta perché non sa o non può sapere tutto. Il testo ci è arrivato dalla Camera nel novembre 2020. Allora c'era il governo Conte II. Nessuno ha mai sollecitato la sua iscrizione. Nemmeno il Pd. Perché? Se l'avesse fatto, non saremmo qui a parlare di Fedez". Così parla oggi il senatore della Lega Andrea Ostellari, relatore del ddl Zan. Il ddl Zan ora è stato incardinato "con una spaccatura della maggioranza. E questo è un metodo sbagliato", prosegue il senatore, che sul fatto che sia lui il relatore precisa: "È il regolamento del Senato che prevede che il relatore sia 'naturalmente' il presidente della commissione che poi, a sua discrezione, può delegare". "E' un testo scritto male" e "non è vero che garantisce maggiori diritti. E poi molte parti, come l'articolo 1, non piacciono a mondi (Arci lesbicaefemministe) che non sono certo i miei. Il dibattito è sempre opportuno, purché rispettoso della verità. Gli attacchi, invece, non servono. Infatti, non rispondo", conclude Ostellari.

"Per l'ennesima volta il concertone è stato usato come pretesto per battaglie ideologiche, come il ddl Zan, che non c'entrano nulla con il lavoro e i diritti dei lavoratori. Il tutto sulla tv pubblica e a spese degli italiani" dice oggi Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia: "In questo contesto, c'è chi usa quel palco per farsi pubblicità e confezionarsi un megaspot, utile per affermarsi ulteriormente nei circuiti che contano".

Sul terreno dei diritti, con il ddl Zan, l'attuale legislatura può fare uno scatto ulteriore e importante. Se oggi se ne continua a parlare su tutte le prime pagine dei quotidiani, è anche grazie a Fedez. Per parlare della lottizzazione della Rai e delle conseguenze tragicomiche di un servizio pubblico visto come espressione dei partiti in un dato momento maggioranza parlamentare, c'è sempre tempo. Prima o poi bisognerà farlo. Se ne rende conto anche la terza carica dello Stato: "La cultura della lottizzazione deve essere superata sia dentro la Rai che fuori. Nelle stanze dei partiti come in quelle dei tg. Altrimenti, le dichiarazioni di queste ore sono inutili'' dice oggi il presidente della Camera Roberto Fico. Ridimensionare il potere della politica dentro la tv pubblica sarà inevitabile. Chi troverà però concretamente il modo di farlo?

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