Mercoledì, 3 Marzo 2021
L'opinione di Chiara Cecchini

L'opinione di Chiara Cecchini

A cura di Chiara Cecchini

Feltri, Genovese e la vittima “ingenua”: toccato il fondo

Mancava solo l’editoriale di Vittorio Feltri sul caso Genovese. 

Dalle colonne del quotidiano Libero, Feltri fa passare come problema principale non lo stupro di una ragazza di 18 anni di cui Alberto Genovese è accusato, bensì la dipendenza dalle droghe dell’imprenditore. “Ciò che fa schifo nella sua condotta è l’abuso della micidiale polverina bianca, notoriamente devastante sul cervello di chi ce l’ha piccolo e poco funzionante”, scrive Feltri, ammettendo però - bontà sua - che “va da se che drogarsi allontana dalla realtà e favorisce comportamenti riprovevoli e addirittura criminali”. 

E la ragazza? “Personalmente ho constatato che si fa fatica a scoparne una che te la dà volentieri, figuratevi una che non ci sta”, è il disinvolto commento di Feltri. La 18enne è stata “ingenua”, dice il titolo dell'editoriale. Quindi la colpa è sua, è il più classico dei “se l’è andata a cercare”. E lo dice chiaramente: “Entrando nella camera da letto dell’abbiente ospite cosa pensava di andare a fare, a recitare il rosario?”. E se a Genovese augura “almeno di disintossicarsi in carcere”, conclude Feltri, “alla sua vittima concediamo le attenuanti generiche, ai suoi genitori tiriamo le orecchie”. 

Nel mezzo ci sono poi i più grevi e triti commenti da bar, battute a doppio senso come “adesso la vedrà brutta o non la vedrà per anni”, “mutandine”, riferimenti alla penetrazione e alle prestazioni sessuali di Genovese “carburato dalla coca” e, purtroppo, molto altro. Tutte cose che vorrebbero strappare forse un sorriso complice al lettore (maschio) e buttare tutto, come si dice, "in caciara". 

Pur non essendo più giornalista (a fine giugno Sallusti su Il Giornale  aveva annunciato la decisione di Feltri di lasciare l'ordine dei giornalisti dopo cinquant'anni di carriera per "sottrarsi una volta per tutte all'accanimento con cui da anni" questo "cerca di imbavagliarlo e limitarne a libertà di pensiero a colpi di processi disciplinare per presunti reati di opinione e continue minacce sospensione e radiazione"), il fondatore di Libero ha scritto l'ennesima brutta pagina di un giornalismo che fa da cassa di risonanza ai peggiori pregiudizi e stereotipi. E lo ha fatto ancora una volta col sorriso sardonico sulle labbra contro i "benpensanti" e quelli che si scandalizzano, raggiungendo così bassezze finora difficilmente immaginabili anche per chi è abituato al suo "stile". Possiamo dire stavolta di aver toccato il fondo? Perché scendere più in basso di così è obiettivamente difficile. 

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