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Giovedì, 30 Giugno 2022
Il caso

La figlia rifiuta due lavori: per la Cassazione non ha più diritto all'assegno del papà

Per i giudici il mantenimento dei figli maggiorenni disoccupati non può avere "durata illimitata" se non c'è "l'impegno effettivo" di raggiungere l'indipendenza economica

Avrebbe rifiutato due lavori e per questo motivo la Corte di Cassazione ha respinto il suo reclamo per riavere l’assegno mensile di 300 euro dal padre. La ragazza, 22 anni, figlia di una coppia divorziata avrebbe detto "no" due volte a un contratto di lavoro stabile: avrebbe potuto fare la segretaria proprio nello studio del padre (avvocato), ma ha rinunciato dicendo di voler fare la cameriera. Aspirazione che però non si è mai concretizzata nella realtà. Alla fine la 22enne ha perso il ricorso contro il papà che ora non dovrà più versarle l'assegno di mantenimento.

Così hanno deciso i supremi giudici che hanno giudicato il reclamo della giovane "manifestamente infondato" nonostante la "giovane età" e il suo "percorso professionale ancora in itinere". Già il Tribunale di Gorizia e poi la Corte di Appello di Trieste avevano rimarcato come "il mancato raggiungimento dell'indipendenza economica" della giovane "dovesse imputarsi esclusivamente a sua colpa, per aver ingiustificatamente rifiutato plurime offerte di lavoro, nonostante difettasse ogni prova di sue particolari inclinazioni o attitudini o di sue ben precise aspirazioni professionali che l'avessero determinata a compiere, ed a seguire con costanza, una diversa e coerente scelta progettuale alternativa". Un orientamento condiviso dagli ermellini che hanno dato ragione al padre della ragazza. 

"Deve escludersi che l'assegno di mantenimento persegua una funzione assistenziale incondizionata dei figli maggiorenni disoccupati  di contenuto e durata illimitata" si legge nel verdetto riportato dall'Ansa, "dovendo il relativo obbligo di corresponsione venire meno nel caso in cui il mancato raggiungimento dell'indipendenza economica si possa ricondurre alla mancanza di un impegno effettivo verso un progetto formativo rivolto all'acquisizione di competenze professionali o dipenda esclusivamente da fattori oggettivi contingenti o strutturali legati all'andamento dell'occupazione o del mercato del lavoro". 

Il padre dovrà continuare a versare l'assegno all'altro figlio

Resta invece l'obbligo per il genitore di versare l'assegno di mantenimento al figlio 18enne. Il padre ne aveva chiesto la revoca "per lo scarso rendimento scolastico per il quale si era ritirato dal quarto anno per non essere bocciato, per le sue ripetute assenze, le note disciplinari, i suoi comportamenti inadeguati e ingiustificati". A giudizio della Corte d'Appello prima e della Cassazione poi, tuttavia in questo caso la condotta morale del ragazzo non può influire sull'obbligo del padre. L’assegno gli spettava di diritto poiché alla fine era stato ammesso all’ultimo anno delle superiori e quindi "c’è la possibilità che completi gli studi".

 

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