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Giovedì, 29 Settembre 2022
i dettagli

La flotta russa voleva bloccare il passaggio nell'Adriatico: cosa è successo

Le manovre tra le coste abruzzesi e il canale di Otranto per sbarrare la via alla portaerei Usa Truman. Anche dei velivoli italiani coinvolti: i dettagli dell'operazione

Delle navi della marina russa hanno tentato di sbarrare l'accesso al Mare Adriatico, posizionandosi al largo delle coste italiane nel canale di Otranto, in Puglia, e dell'Abruzzo. Le manovre miravano a bloccare del passaggio della portaerei della marina statunitense Truman, che nell'ultimo periodo sta effettuando operazioni militari nell'Adriatico e nel Mediterraneo per la guerra in Ucraina. Nelle contromanovre della marina degli Stati Uniti e degli alleati Nato sono stati coinvolti anche dei velivoli italiani, da guerra e da ricognizione. Non è insolito che Nato e marina russa si fronteggino in mare aperto anche se solo a livello di posizionamento, soprattutto da quando è iniziata la guerra in Ucraina, magari per assumere una posa aggressiva nei confronti degli avversari. Ma cosa è successo questa volta?

Le operazioni russe nell'Adriatico

Il mare Mediterraneo e in particolare l'Adriatico sono molto importanti per la guerra in Ucraina. Dalle portaerei possono partire delle missioni utili al conflitto in corso, per le ricognizioni dei cieli nel fianco Est della Nato, ad esempio, o per operazioni sul mar Nero. Anche la Russia è molto presente nel Mediterraneo e spesso si incrocia con navi Nato, in situazioni potenzialmente critiche. 

Il 22 luglio scorso il cacciatorpediniere russo Admiral Tribuc si è avvicinato alle coste italiane, superando il canale di Otranto al largo della Puglia per piazzarsi al largo delle coste abruzzesi. Ma non da solo. Al seguito c'erano anche l’incrociatore Varyag, una delle navi più importanti della marina russa che si è posizionata al largo del Salento per sbarrare l'accesso all'Adriatico e la Vasily Tatishchev, un battello spia, con a bordo strumentazioni per intercettare comunicazioni radio. Il suo compito sarebbe stato quello di studiare le “reazioni elettroniche” della Nato all’incursione russa. Questi movimenti sono stati riportati dal portale TheShipYard NavalConsultancy.

navi russe adriatico-3

Queste manovre della marina russa erano rivolte alla portaerei americana Harry S. Truman che ultimamente staziona nel Mediterraneo come ammiraglia delle operazioni navali Nato lungo la rotta tra la Sicilia e l'Adriatico. Qualche giorno fa proprio la Truman aveva "perso" in mare un jet davanti le coste della Calabria

La reazione della Nato

L’iniziativa della Marina russa ha causato la reazione del comando Nato, che si è riposizionato di conseguenza. Così, negli ultimi giorni di luglio l’incrociatore russo Varyag si è trovato a meno di cento chilometri dall’omologo americano Forrest Sherman: i russi sul versante adriatico, gli statunitensi su quello ionico. Poco più a sud la portaerei Truman, con quasi sessanta cacciabombardieri F18 Hornet e una scorta della marina statunitense. In mezzo, una squadra navale della Nato – lo Standing Maritime Group Two – con cacciatorpedinieri e fregate americane, italiane, spagnole, turche e greche che il 25 luglio si sono riunite nello Ionio per potenziare la scorta della Truman.

aerei ricognitori italiani-2

Le missioni di alcuni aerei ricognitori italiani – registrate dal sito Itamilradar – hanno fatto intendere che qualcosa stava accadendo tra Sicilia e Puglia. In aggiunta, il 31 luglio uno dei grandi droni spia americani GlobalHawk, che quotidianamente decollano da Sigonella per dirigersi nel Mar Nero, ha pattugliato per ore un tratto del mar Ionio continuando a sorvolare un’area precisa, proprio quella in cui nei tre giorni precedenti si erano concentrate le ricerche degli aerei  italiani. 

Dove sono le basi Nato in Italia

Non si conosce più l'esatta posizione delle navi russe, la flotta Nato non ha avuto alcun ostacolo nelle sue operazioni. Manovre di questo tipo non sono insolite e per fortuna non sfociano in scontri o minacce, risolvendosi senza nessuna conseguenza. Nell'ultimo periodo le provocazioni sono state più frequenti e nel futuro potranno anche aumentare: pochi giorni fa un documento strategico del Cremlino ha ribadito l’importanza del Mediterraneo orientale per “l’interesse nazionale” della Russia.

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