Mercoledì, 16 Giugno 2021
Stefano Pagliarini

Opinioni

Stefano Pagliarini

Giornalista Today Today

Non chiamiamole disgrazie

Funivia Mottarone-Stresa - foto Ansa

Non si possono stabilire colpe, non si possono fare processi sommari in cui si punta il dito contro qualcuno, non quando i fatti sono così recenti, non quando siamo ancora nella fase embrionale dell’inchiesta della magistratura che dovrà accertare se ci sono responsabilità in una tragedia come quella della funivia di Stresa. Ma una cosa la sappiamo: qualcosa che avrebbe dovuto funzionare non ha funzionato. Sappiamo che la struttura è operativa dagli anni ’70 e che, tra il 2014 e il 2016, era stata oggetto di manutenzione straordinaria. Sappiamo che verso le 12 di domenica 23 maggio, la fune traente, cioè quella che fa avanzate la funivia, si è staccata; sappiamo poi che, a quel punto, sarebbe dovuto entrare in funzione un sistema d’emergenza che avrebbe dovuto bloccare la funivia e invece non ha funzionato e la cabina è scivolata all’indietro sulla fune portante, fino a scontrarsi con il pilone, sganciandosi e precipitando nel vuoto. Dunque una cosa è certa: qualcosa è andato storto.

E se più indizi fanno una prova, negli ultimi anni in Italia ci sono troppe cose che sono andate storte. Il 9 marzo 2017 è andato storto qualcosa  sulla corsia di marcia direzione nord dell’autostrada Bologna- Taranto. Un ponte, il 167, è crollato all’altezza di Camerano (tra Loreto e Ancona Sud), durante i lavori per la costruzione della terza corsia. Il crollo ha provocato due morti. C’è un processo in atto in cui la Procura contesta a diversi indagati e alcune società di aver fatto una serie di errori nelle operazioni di posizionamento di un cavalcavia nuovo, che sarebbe scivolato, crollando sulla strada sottostante. Non sappiamo come finirà il processo, ma qualcosa non ha funzionato e avrebbe dovuto.

Il 14 agosto 2018 a Genova è franto il viadotto autostradale della A10, il così detto ponte Morandi, causando la morte di 43 persone. La procura di Genova ha chiuso le indagini circa un mese fa, sostenendo che, in 51 anni, dall'inaugurazione nel 1967 al crollo, non è "mai stato eseguito il benché minimo intervento manutentivo di rinforzo sugli stralli della pila" 9. E’ ancora presto per dire che ci sia qualche responsabilità, ci vuole sempre un processo con la sentenza di un giudice. Ma anche lì, qualcosa che doveva funzionare non ha funzionato.

Se torniamo nelle Marche, c’è la strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinado (provincia di Ancona). Lì era previsto un concerto. Nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 2018 una banda di rapinatori di Modena ha spruzzato spray al peperoncino nella sala, causando il panico tra la folla, che si è diretta in massa verso un’unica uscita, percorrendo una rampa, la cui balaustra, ossidata secondo la procura, ha ceduto, facendo precipitare numerose persone in un piccolo fossato. Sono morte 6 persone. Un caso simile a quello che era successo il 3 giugno 2017 a Torino, in piazza San Carlo, quando il panico si scatenò sotto il maxischermo che proiettava la finale di Champions League Juventus-Real Madrid. Il risultato fu 2 morti e 1.600 feriti. Per quel fatto di recente è stato condannato il sindaco del capoluogo piemontese Chiara Appendino ad 1 anno e 6 mesi.

Per non parlare poi degli innumerevoli casi accertati nella storia d’Italia in cui terremoti e alluvioni hanno ucciso e distrutto più di quanto avrebbero fatto se solo si fosse agito con un’opera di prevenzione sui territori, sulle abitazioni, con manutenzioni e ristrutturazioni.

E’ dunque forse arrivato il momento di non chiamare più queste tragedie con il nome di “disgrazie” perché per essere tali ci deve essere un fattore determinante: la imprevedibile casualità, sarebbe sventura, cattiva sorte. Di fronte all’immane tragedia avvenuta nelle montagne piemontesi, sembra difficile riuscire a parlare di sventura, di cattiva sorte, come se nulla avrebbe potuto fermare un tale destino. No, qualcosa che avrebbe dovuto funzionare non ha funzionato. E ogni volta è sempre più difficile guardare negli occhi i familiari delle vittime, che di fronte al lutto, chiedono sempre e solo una cosa: giustizia e che la loro sia l’ultima volta, che non capiti più. Puntualmente ricapita. Almeno per loro, che ancora stanno soffrendo e forse non smetteranno mai di farlo, quelle tragedie non chiamatele disgrazie.

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