Venerdì, 7 Maggio 2021
"Nessun allarmismo" / Novara

Il primo caso in Italia di variante inglese di coronavirus identificata in un gatto

La scoperta dell’I'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d'Aosta in un felino che vive nel novarese in un contesto domestico. “La sua positività non deve generare allarmi”

Foto di repertorio Pixabay

Primo caso di “variante inglese” di coronavirus in un gatto. Si tratta della prima segnalazione a livello nazionale. I laboratori dell’dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d'Aosta (Izsplv) hanno infatti identificato il primo caso di variante inglese di Sars-CoV-2 (lineage B.1.1.7) in un felino, un gatto maschio castrato di razza europea, otto anni, che vive nel novarese in un contesto domestico.

I sintomi respiratori nel gatto sono comparsi una decina di giorni dopo l'insorgenza della malattia e dall'isolamento domiciliare dei suoi conviventi. Il gatto, come i suoi proprietari, ora sono in via di guarigione, comunica la Regione Piemonte in una nota. L’Izsplv sta lavorando all’approfondimento del caso in stretta connessione con la Regione Piemonte e il Ministero della Salute. 

"Nessun allarmismo"

Il responsabile della Prevenzione della Regione Piemonte, Bartolomeo Griglio, assicura: “La positività del gatto non deve generare allarmi”.

Griglio ricorda che “a causa della malattia dei loro proprietari, gli animali d’affezione si ritrovano a vivere in ambienti a forte circolazione virale. Non è dunque inatteso che anch’essi possano contrarre l'infezione, ma non esiste evidenza scientifica sul fatto che giochino un ruolo nella diffusione del Covid-19. Il contagio interumano rimane la principale via di diffusione della malattia”. 

Per quanto riguarda la gestione sanitaria degli animali di pazienti infetti, la raccomandazione generale è di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l'esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente, così come si richiede agli altri membri del nucleo familiare.

"Gli organismi internazionali che si sono occupati dell'argomento – rileva Griglio - consigliano di evitare effusioni e di mantenere le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo". Per Angelo Ferrari, direttore generale dell’Izsplv “la diagnosi di Covid-19 su un gatto e l’identificazione della variante inglese effettuate presso il nostro Istituto dimostrano quanto il sistema dei controlli e la gestione integrata della pandemia siano efficaci e pronti ad agire tempestivamente rispetto a quanto accade sul territorio".

"Il gatto contagiato dalla sua famiglia"

 "Il caso del gatto contagiato dai suoi familiari dalla variante inglese del Sars-CoV-2 a Novara, ora in via di guarigione, dimostra una volta di più che non sono gli animali a trasmettere il coronavirus, ma il contrario”, dice l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), ricordando già  come l'Istituto superiore di sanità fosse intervenuto in passato per fare chiarezza sulla questione. L'Iss afferma che “allo stato attuale non esistono evidenze che gli animali da compagnia svolgano un ruolo epidemiologico nella diffusione all'uomo di Sars-Cov-2. Semmai è vero il contrario. I nostri animali possono contrarre l'infezione attraverso il contatto con persone infette e sviluppare occasionalmente la malattia".

Anche l'Oipa ribadisce l'importante di "adottare misure precauzionali in casa anche per gli animali, attraverso regole generali di igiene personale, degli animali, degli ambienti e soprattutto adottando comportamenti idonei da parte di chi li accudisce”. 

“Il Covid può colpire occasionalmente gli animali, ma solo in quanto contagiati dall'uomo”, rileva il presidente dell'Oipa, Massimo Comparotto, e “lo si è visto anche diffondersi nei mattatoi e negli allevamenti di animali da pelliccia, dove il virus è arrivato dagli operatori e dove di fatto possono riprodursi contesti simili ai cosiddetti 'mercati umidi' cinesi, laddove si è originata la pandemia, contesti dove scorre il sangue e dove gli animali sono detenuti in scarse condizioni igieniche”. L’epidemia, ribadisce Comparotto, “dovrebbe insegnare al mondo un maggior rispetto per la vita animale".

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