Domenica, 17 Gennaio 2021
L'opinione di Chiara Cecchini

L'opinione di Chiara Cecchini

A cura di Chiara Cecchini

Il grande ritorno di Genitore 1 e Genitore 2 (sulla carta d’identità)

Si tornerà a “genitore 1, genitore 2” sulla carta di identità per gli under 14 o sui moduli di iscrizione a scuola dei bambini. Il ministero dell’Interno infatti è pronto a reintrodurre la dicitura in sostituzione di “madre” e “padre”. Reintrodurre, perché fino al 2019 era così, prima che l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini vi mettesse mano

La ministra Luciana Lamorgese lo ha annunciato oggi in un question time alla Camera dei Deputati, scatenando subito le proteste dei difensori della famiglia tradizionale, dallo stesso Salvini in giù, e di quelli del partito “le priorità sono altre” (che in molti casi coincidono). 

In risposta al deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Lamorgese ha spiegato che "il garante per la protezione dei dati personali ha rilevato che l'applicazione delle nuove disposizioni ha comportato notevoli criticità in termini di protezione dei dati e di tutela dei minori, nei casi nei quali i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale non siano riconducibili alla figura materna o paterna rappresentando la necessità di adeguare le disposizioni al quadro normativo introdotto dal quadro europeo in materia di trattamento dei dati personali”. Lo scorso 15 ottobre, ha aggiunto la ministra, “è stata proposta quindi un'ulteriore modifica del decreto ministeriale del dicembre 2015, finalizzata a ripristinare nella disciplina di emissione della carta d'identità elettronica la parola genitori in sostituzione di padre e madre”, al fine di “garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo e per superare le problematiche applicative segnalate dal garante". Il nuovo schema di decreto ministeriale, ha concluso la titolare del Viminale, ha già ottenuto il concerto dei ministri dell'Economia e della Pubblica amministrazione ed è in attesa del parere del garante per la protezione dei dati personali, al seguito del quale sarà sottoposto all'esame della conferenza Stato-Città".

“Con tutti i problemi che ci sono in Italia, al governo si preoccupano di cancellare ‘padre’ e ‘madre’ dalla carta d'identità dei minori per sostituirli con Genitore 1 e 2. Prima vanno a casa, meglio è”, è il commento di Matteo Salvini, che da ministro era andato pervicacemente avanti con quella che aveva definito una “difesa della famiglia naturale” nonostante il parere contrario (già all’epoca) del Garante della Privacy, come pure del M5s, allora suo alleato di governo, facendo cancellare la modifica introdotta alla fine del 2015 durante il governo Renzi. Sempre in difesa della famiglia naturale (e del benaltrismo) arriva il senatore della Lega Simone Pillon, il cui nome spunta fuori ogni qual volta c’è da riportare un po’ più indietro l’orologio della storia e dei diritti. È “vergognoso che in un momento come questo, la priorità del governo Conte e del ministro Lamorgese sia quella di togliere mamma e papà dai documenti dei bambini, sostituendoli con l'orribile 'genitore 1 e 2' in ossequio al gender", ha tuonato all'AdnKronos, ribadendo il suo credo: “I bambini hanno tutti una mamma e un papà. Il resto sono pericolose sciocchezze ideologiche”. Anche Maurizio Gasparri di Forza Italia schiuma rabbia: “Questa iniziativa, richiesta dal Garante della Privacy per adeguarsi a nefaste normative che come spesso accade arrivano dalla UE e trovano zelanti sostenitori nel nostro Paese, rappresenta l'ennesimo attacco alla famiglia e alle figure di padre e madre. Una spersonalizzazione delle figure genitoriali fatta passare come una necessità burocratica ma che vede schierati in prima linea i sostenitori di questa e di altre folli iniziative di cui le cronache sono sempre più zeppe. Continueremo a difendere le nostre posizioni di libertà rispetto a questa forma di omologazione che si cerca ormai di imporre in troppi settori della nostra quotidianità. L'Autorità della privacy si ricopre di vergogna e con essa quanti assecondano una scelta che cancelleremo quando saremo al governo grazie al voto, consegnando all'oblio i casi umani di Conte e Renzi". 

Fanno meno rumore, purtroppo, le dichiarazioni di chi riporta il discorso sul tema dei diritti e di chi fa notare che sì, effettivamente, i problemi sono "altri", ma non quelli di cui parlano Salvini e compagnia.  “La dicitura ritorna (anche per ragioni di privacy) dopo essere stata cancellata da #Salvini. Una questione di #diritti di tutti e tutte e soprattutto nell'interesse dei minori, che erano stati strumentalizzati con spregiudicatezza per colpire le famiglie arcobaleno e non solo”, ricorda su Twitter l’account del presidio ufficiale di Possibile a sostegno della comunità LGBTI+. “Dopo oltre un anno e molti solleciti la ministra Lamorgese ed il governo Conte Bis non hanno preso una decisione politica, ossia se i bambini delle coppie Lgbt+ hanno gli stessi diritti degli altri, Salvini ed il governo Conte Uno decisero in una notte di no. La ministra Lamorgese affanna ancora in ricerca di pareri burocratici per non prendere né lei e né il Governo una scelta chiara”, denuncia Fabrizio Marrazzo, portavoce Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista, Liberale, per il quale “è inacettabile lo spettacolo di Fratelli di Italia che si oppone al ripristino della dicitura Genitori, con la scusa che il governo deve occuparsi di altro e che la natura vuole padre e madre, anche i nostri figli sono cittadini come gli altri e devono avere pari diritti”. 

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