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Domenica, 23 Giugno 2024
crimini contro l'umanità

Quando si può davvero parlare di genocidio

Per Liliana Segre parlare di genocidio da parte di Israele "è una bestemmia". Quali sono i criteri? Il crimine non è semplice da accertare, ma la Convenzione internazionale del 1948 stabilisce una serie di atti che lo definiscono. I tank israeliani continuano ad entrare a Rafah dopo gli attacchi contro i civili definiti "un errore" da Netanyahu. A Gaza i morti superano i 36mila

C'è una buona parte dell'opinione pubblica internazionale che lo scandisce da mesi; per Liliana Segre parlare di genocidio da parte di  Israele "è una bestemmia". Intanto nella Striscia di Gaza si sono superati i 36mila morti e i tank israeliani continuano ad entrare a Rafah, nonostante la condanna unanime per gli attacchi in cui decine di sfollati, donne e bambini, hanno di nuovo incontrato la morte.

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L'uso - al pari del non uso - del termine rappresenta un'arma politica, e non da oggi. L'impiego della parola consente di attirare l'attenzione della comunità internazionale come poche altre, lanciando al contempo un forte attacco verso uno Stato, un governo o un gruppo di potere. Si pensi ad esempio allo spettro del genocidio in riferimento alle atrocità commesse dal governo cinese contro gli Uiguri. Si è parlato, in quel caso, di "genocidio culturale", di cui non esiste però una definizione legale. Più vicino a noi, la Russia ha inizialmente tentato di giustificare l'invasione dell'Ucraina come una risposta al "genocidio della minoranza russofona" in corso secondo Mosca. Il governo di Zelensky ha poi presentato a sua volta un'accusa di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia.

Come si vede, l'uso, l'abuso e lo scontro sul crimine di genocidio non è una rarità nella storia recente. Ma il fatto che ad essere sotto accusa sia ora lo Stato di Israele fa innegabilmente della questione un unicum. Lo scorso 29 dicembre il Sudafrica ha presentato alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja un'istanza contro Israele per crimine di genocidio compiuto sul popolo palestinese. A marzo la Corte dell'Aja ha concluso che c'è un rischio plausibile di "pregiudizio irreparabile" ai diritti dei palestinesi e ha ordinato ad Israele di "prendere tutte le misure in suo potere" per prevenire gli atti genocidari, prevenire e punire l’incitamento al genocidio ed assicurare l’urgente aiuto umanitario.

Dal punto di vista giuridico, il genocidio è riconosciuto a livello internazionale dal 1948 con la Convenzione internazionale per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Non è un crimine semplice da accertare e perseguire, ma la Convenzione stabilisce una precisa serie di atti che lo definiscono. Ecco quali.

Quando si può parlare di genocidio?

Il termine genocidio, utilizzato per la prima volta dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin, deriva dalla parola greca ghénos, che significa tribù o razza, e dal latino caedo, uccidere. Con ciò Lemkin voleva sancire un crimine specifico per la distruzione volontaria e sistematica di uno specifico gruppo etnico o religioso. Con la Convenzione del '48, entrata in vigore nel '51, il genocidio divenne riconosciuto e perseguibile a livello internazionale. 

All'articolo 2, la Convenzione stabilisce: "per genocidio si intende uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l'intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale".

- Uccisione di membri del gruppo;

- Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo;

- Infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per provocare la sua distruzione fisica in tutto o in parte;

- L'imposizione di misure volte a prevenire le nascite all'interno del gruppo;

-Trasferimento forzato di bambini del gruppo in un altro gruppo.

A differenza di quanto avviene per i crimini di guerra, il genocidio può essere commesso anche in tempo di pace. Lo specifica la Convenzione all'articolo 1 affermando che "le parti contraenti confermano che il genocidio, sia esso commesso in tempo di pace o in tempo di guerra, è un crimine di diritto internazionale che esse si impegnano a prevenire e a punire". Non a caso, secondo la Convenzione è punibile anche chi istiga al crimine; chi "tenta" di commetterlo, e chi mette in atto "complicità nel genocidio". 

Competente per giudicare i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il crimine di genocidio è la Corte penale internazionale, un tribunale permanente istituito all'Aja (Paesi Bassi) con lo Statuto di Roma del 1998.

L'elemento soggettivo del genocidio

Nella definizione del crimine, la violenza deve quindi essere messa in atto in maniera selettiva contro i membri di uno specifico gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. La distruzione del gruppo può avvenire in diversi modi, ed è dunque un concetto più ampio della mera uccisione dei suoi membri. 

Il tratto distintivo del crimine di genocidio è però il suo elemento soggettivo: deve cioè sussistere la volontareità ad accompagnare l'elemento oggettivo del reato, ovvero gli atti sopracitati. Non basta quindi che vengano messe in atto le violenze sistematiche, fisiche o psicologiche, ma che ci sia l'intento specifico di eliminazione del gruppo etnico o religioso. 

È evidente la difficoltà di provare in aula tale dolo specifico ed è qui che risiede uno degli aspetti più controversi. La parola genocidio può essere utilizzato solo al termine dell'accertamento della verità giudiziale, che, viste le caratteristiche proprie di questo crimine, non può che passare per un annoso procedimento. Una simile difficoltà e "prudenza" nel provare debitamente il crimine di genocidio mal si concilia, però, con la logica di prevenzione che pure è contenuta nella Convenzione. 

La Corte penale internazionale (Cpi), nel frattempo ha emesso mandati di arresto contro i vertici di Hamas e di Israele, incluso Nethanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant per "crimini di guerra e crimini contro l'umanità" . Un'inchiesta congiunta di +972 Magazine, Local Call (entrambe testate israeliane) e The Guardian rivela in queste ore che da anni Israele sorveglierebbe alti funzionari della Corte penale internazionale con lo scopo di ostacolare le indagini della stessa Corte sui presunti crimini di guerra. 

I leader israeliani e di Hamas potrebbero essere arrestati per crimini contro l'umanità

Secondo quanto rivelato nell'inchiesta, dal 2015 l'intelligence di Tel Aviv terrebbe sott'occhio l'attuale procuratore capo della corte, Karim Khan, e decine di altri funzionari della Cpi e dell'Onu. Accuse di imparzialità su quest'ultima sono peraltro arrivate anche dal governo israeliano, che negli scorsi mesi ha parlato di connivenza tra alcuni membri dell'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite e Hamas nella preparazione degli attacchi del 7 ottobre 2023.

I casi nella storia

La prima condanna per genocidio è stata emessa dal Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia istituito dalle Nazioni Unite nel 1993, su proposta del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per indagare il crimine di genocidio e le violazioni dei diritti umani avvenute nel 1991 nei territori dell’ex-Jugoslavia e poi in seguito in Kosovo e Macedonia.

Nel 1994  fu poi istituito il Tribunale penale internazionale per il Ruanda per indagare i crimini di guerra e il crimine di genocidio contro l'etnia Tutsi. Da ricordare poi il Tribunale internazionale nato per indagare le atrocità avvenute in Cambogia tra il 1975 e il 1979, quando furono uccise tra gli 1,5 e i 3 milioni di persone dagli "Khmer rossi", una milizia legata al partito comunista di Kampuchea .

Nel 1998, la Corte dell'Aja ha sostituito i tribunali speciali temporanei. Oltre ai casi indagati dai tribunali e dalla Corte penale internazionale, il Parlamento Europeo ha riconosciuto come genocidio le atrocità compiute sulla minoranza armena tra il 1915 e il 1916 ad opera dell'Impero ottomano. 

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