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Domenica, 16 Giugno 2024
Il passo storico / Germania

È finita l'era nucleare in Germania (per ora)

Dopo 60 anni si spengono le ultime tre centrali nucleari a Isar, Neckarwestheim e Emsland

Alle 23:45 di oggi la Germania produrrà l'ultimo watt con energia nucleare: a mezzanotte le centrali nucleari tedesche di Isar 2 (sud-est), Neckarwestheim (sud-ovest) e Emsland (nord-ovest) saranno scollegate dalla rete elettrica. Con lo stop alle ultime tre centrali nucleari in funzione in Germania oggi dopo più di 60 anni, termina l'impiego del nucleare civile nel Paese.

Era il novembre del 1960 quando a Kahl, in Baviera era stato inaugurato il primo reattore commerciale. Due degli impianti avrebbero dovuto essere chiusi alla fine dello scorso anno, ma a causa della crisi dell'energia dovuta ai provvedimenti previ per limitare l'export di gas e petrolio dalla Russia, il governo aveva deciso di estenderne il funzionamento per tutto l'inverno.

Il governo tedesco aveva concesso una dilazione di alcune settimane rispetto alla chiusura prevista per il 31 dicembre, ma senza rimettere in discussione la decisione di voltare pagina sul nucleare. A partire da ogg l'attività dei reattori sarà gradualmente ridotta fino a che potranno essere tolti dalla rete e quindi chiusi completamente.

"I rischi associati all'energia nucleare sono decisamente incontrollabili", ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dell'Ambiente Steffi Lemke. In Germania la lotta contro i pericoli associati all'energia nucleare civile ha mobilitato ampie fasce della popolazione per diversi decenni e ha consolidato il movimento ambientalista.  

Se Scholz è stato l'esecutore finale dell'atomo tedesco, la decisione di chiudere le centrali porta la firma di Angela Merkel: dopo anni di pressioni da parte del fronte ecologista, il disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, provocò un'ondata di proteste, culminata con una maxi manifestazione antinucleare a cui presero parte 250mila persone. Merkel ascoltò la piazza, e nel maggio 2011 decretò lo spegnimento di tutti gli impianti del Paese.

Oggi, il partito dell'ex cancelliera ha cambiato idea: "Lo smantellamento delle centrali nucleari è un giorno nero per la protezione del clima in Germania", ha affermato Jens Spahn, portavoce per la politica energetica della Cdu ed ex ministro della Sanità nell'ultimo governo Merkel. Il riferimento è al fatto che, nonostante la loro progressiva riduzione, gli ultimi reattori hanno immesso nella rete 70 gigawattora al giorno, coprendo circa dal 3 al 7% della domanda di elettricità tedesca a seconda dell'ora del giorno. E che adesso, per compensarlo, si dovrà fare maggiore affidamento a fonti fossili come carbone e gas. Almeno nell'immediato.

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Secondo un recente sondaggio, oltre la metà dei tedeschi sarebbe favorevole a un prolungamento delle centrali nucleari, per timore di nuovi rialzi delle bollette. Dello stesso avviso sono i liberali dell'Fdp, membri dell'esecutivo di Scholz, ma fedeli alle posizioni delle imprese tedesche, i quali hanno cercato fino all'ultimo di rinviare lo stop dei reattori. Il cancelliere, però, ha tenuto fede all'impegno preso con gli altri alleati di governo, i Verdi, che sulla lotta al nucleare hanno costruito le loro fondamenta. Il tempo dirà chi aveva ragione.

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