Martedì, 2 Marzo 2021

Cosa c’è dietro la lettera del ricercatore di Oxford allievo di Burioni contro i silenzi del San Raffaele

Giacomo Gorini si schiera a fianco di quello che considera il suo mentore, chiedendosi come mai non sia arrivata una presa di posizione contro le “affermazioni errate, pericolose” di alcuni suoi professori sul virus, “smentiti poi dalla realtà”

Giacomo Gorini (foto Facebook)

“Carissima università ‘Vita-Salute’ San Raffaele”. Inizia così la lettera aperta che Giacomo Gorini, ricercatore presso lo Jenner Institute di Oxford dove si sta lavorando al vaccino contro Covid-10, scrive alla sua ex università su Repubblica. Lo fa chiedendo pubblicamente perché non c’è stato nessun intervento da parte dell’ateneo quando “i suoi professori parlavano in Tv di ‘virus clinicamente morto’, di ‘mutazioni delle proteine, ma non del genoma’, di irrealistiche ‘cariche virali’ o di una mai verificata attenuazione del virus”. Lo fa senza citare apertamente i nomi di quei professori, “smentiti poi dalla realtà” e le cui “affermazioni errate, pericolose” non sono state “mai corrette”, a cui si è aggiunta “poi la narrazione che ha definito gli scienziati ‘topi di laboratorio’, anche se è proprio lo sforzo unificato degli scienziati di tutto il mondo che ci sta tirando fuori da questa brutta situazione”. Niente nomi, eppure non è difficile cogliere i riferimenti per esempio ad Alberto Zangrillo, responsabile dell’unità operativa di terapia intensiva generale e cardiovascolare dell’Ircss ospedale San Raffaele di Milano e prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele.

Del San Raffaele fa parte anche il virologo  Roberto Burioni, che di Gorini è il mentore. Quando qualche giorno fa, mentre su Twitter Gorini condivideva orgogliosamente le ultime notizie sul vaccino Oxford-AstraZeneca, Burioni (professore di microbiologia e virologia presso l'università Vita-Salute San Raffaele) aveva twittato la foto di una tazza con la scritta: “The world’s best mentor”: un regalo proprio di Gorini a quello che considera il suo maestro, come aveva spiegato lui steso in un altro tweet. “La spedii al mio Prof Burioni quando arrivai in America a 25 anni, sogno di una vita reso possibile grazie alla preparazione da lui ricevuta. The world’s best mentor! Che grande giorno, ora mi commuovo”. Dal canto suo Burioni aveva accompagnato quella foto con un commento altrettanto orgoglioso per i risultati ottenuti dal suo ex allievo.

Scorrendo la timeline di Twitter di entrambi i profili non si contano i retweet a vicenda dell’uno e dell’altro, ulteriore testimonianza di stima. Non è difficile quindi capire Gorini da che parte sta nella “guerra” all’ombra del San Raffaele, esplosa pubblicamente qualche settimana fa. Era il 10 novembre e Burioni twittava: “Alcuni dicono che i pronto soccorso sono affollati da persone in preda al panico, e può essere vero. Ma quelle centinaia di persone che finisco ogni giorno al cimitero a causa di Covid-10, sono spinte dal panico? Basta bugie. Basta bugie. Basta bugie”.

La presa di distanza del San Raffaele da Burioni

A quel tweet era seguita una nota nella quale il Gruppo San Donato e l’università Vita-Salute San Raffaele di Milano si discostavano “dal pensiero del professore”, definendo “del tutto infondate le sue considerazioni dal momento che non è a conoscenza della realtà clinica che si vive nei pronto soccorso e nei reparti Covid” e aggiungendo poi una richiesta insolita: un invito, “pur riconoscendo l’autonomia di espressione” a “considerazioni più rispettose della verità e del lavoro altrui”.

Il giorno dopo su Repubblica Annalisa Cuzzocrea rivelava una mail riservata inviata il 2 novembre (ossia pochi giorni prima del “fatto”) dalla responsabile comunicazione del gruppo ai suoi esponenti più esposti mediaticamente (tra cui Alberto Zangrillo e Fabrizio Pregliasco) nella quale venivano raccomandati “alcuni messaggi chiave condivisi con Paolo Rotelli”, ossia il presidente del Gruppo San Donato: “le scelte fatte finora dal governo sono tutte ragionevoli e i numeri lo stanno dimostrando, la curva dei contagi cresce, ma cresce soprattutto quella relativa ai pazienti meno gravi”; “i numeri della ventilazione assistita e delle terapie intensive stanno crescendo molto poco”; “le misure adottate stanno funzionando e non serve un nuovo lockdown generale”. Ai divulgatori legati al San Raffaele veniva infine raccomandato di “ricordare che ogni giorno in Italia continuano a esserci 650 decessi per infarto e 450 per tumori” e “tra qualche mese rischiamo di avere più morti per queste patologie che per il Covid”. Anche i professori universitari e i ricercatori venivano chiamati in causa, con il consiglio: “Fate sempre riferimento alla situazione clinica che avete sotto gli occhi, in questo non sarete messi in difficoltà”. Tutte indicazioni che per Repubblica sembravano andare nella direzione di “rassicurare sulla violenza della pandemia”.

Giacomo Gorini e i silenzi del San Raffaele

Dopo la nota del Gruppo San Donato e dell’università Vita-Salute San Raffaele sul post di Burioni, Giacomo Gorini aveva twittato: “Il mio Prof lo rispetto e ammiro sempre di più. Le bugie fanno gli scatti, la verità corre le maratone”, esprimendo poi quello che in nuce è il contenuto della lettera oggi pubblicata su Repubblica: “Il Prof. Burioni scrive un giustissimo post sulla situazione generale in Italia, e loro rispondono prendendo le distanze? Dov'era (l'università, ndr) quando i suoi scienziati parlavano di virus clinicamente morto? O di cambiamento fenotipico ma non genotipico? O davano dei topi di laboratorio ai virologi? O che il virus aveva cambiato le proprie proteine ma non il genoma? San Raffaele si dichiara 'Università per protagonisti', ma il protagonismo sta iniziando a dare alla testa”. 

Perché il San Raffaele ora prende le distanze da Burioni? 

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