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Sabato, 4 Febbraio 2023
L'intervista

Chi era davvero Gino Strada, l'uomo che curava tutti

Alessandro Bertani, vicepresidente di Emergency, parla con Today del fondatore e dell'anima dell'Ong che tanto ha fatto per l'intera umanità: "Un amico prima di tutto, un visionario con la capacità di capire l'animo umano"

“Quello che sentiamo in questi giorni è un profondo dolore. Abbiamo perso non solo una grande persona, ma un grandissimo amico, ed è il primo sentimento che noi tutti proviamo”. Alessandro Bertani è il vicepresidente di Emergency, la Ong fondata da Gino Strada e dalla moglie Teresa Sarti nel 1994. Nei giorni di Ferragosto era in montagna, “in un piccolo paese sperduto in cui a malapena prende il telefono”, ed è lì che ha saputo della morte di quell’uomo che tantissimo ha fatto per l’umanità, ma che per gli amici e chi con lui lavorava “era prima di tutto Gino. Lo sgomento è tanto, perché stiamo capendo che non ci sarà più un amico così grande con cui confrontarsi e confidarsi”.

Alessandro, per quanto tempo ha lavorato con Gino Strada?

"Per 17 anni. L’ho conosciuto proprio nel 1994, quando partecipò al Maurizio Costanzo Show. Lo vidi, ascoltai le sue parole, disse cose semplicissime, parlò degli effetti della guerra sulle generazioni future, soprattutto sui bambini, parlò delle mine giocattolo, quelle fatte apposta per esplodere in ritardo. Mi fece sentire dalla parte sbagliata del palco: non potevi non sentirti dalla parte sbagliata. L’ho conosciuto in quel momento, e in quel momento ho deciso che avrei dedicato la vita a quella causa, al cercare di fare quelle cose che chi aveva in mano i destini del mondo non aveva l’opportunità di fare. Conoscere lui e Teresa è stata un’esperienza straordinaria, Gino aveva la grande capacità di creare intorno a sé un mondo intero di persone che si riconoscevano in parole semplici e valori profondi".

Chi era per lei Gino Strada?

"Un amico prima di tutto. Era un uomo che non si perdeva in chiacchiere. Grandi riflessioni e pensieri, quelli sì, potevi parlare con lui per giorni: ha portato i principi di eccellenza in medicina e chirurgia in Africa, non accettava che ci fossero malati di serie A e serie B. Ha sempre detto che se vuoi parlare di diritti, quei diritti devi prima averli praticati, così poi puoi raccontare l’esperienza, capire quali sono i confini, devi riconoscere la dignità delle persone in quanto tali. Era una persona profondamente umana, che al di là dell’immagine pubblica del burbero diretto e schietto amava stare con gli altri, scherzare, ridere. Sapeva alleggerire al momento giusto, sapeva fare gruppo e motivarti, era in grado di misurare le tue capacità con un solo sguardo. Conosceva e riconosceva i limiti delle persone senza grandi giri di parole, sapendo toccare con poche parole i tasti giusti. Come persona schietta, diretta e trasparente era apprezzato da tutti proprio per questo: se arrivava una critica da lui sapevi che era fondata, se arrivava un mezzo elogio eri certo di essertelo guadagnato".

Gino Strada se n’è andato nei giorni in cui l’Afghanistan esplodeva.

"Per lui vedere quelle immagini sarebbe stato un dolore enorme. Lo provava ogni giorno, per un paese per cui aveva sacrificato la vita, un paese che ha conosciuto nel profondo, avvicinandosi alle anime delle persone che lo abitano. Vedere la situazione in cui era tornato era un enorme dolore perché lui temeva che sarebbe successo. Tra le sue grandi qualità c’era la lungimiranza e una visione del futuro lucidissima: nove volte su dieci ci azzeccava, e quando ti metteva in guardia su qualcosa bisogna prestare attenzione. Le racconto una cosa: dieci anni fa ero a Lashkar Gah, la linea del fronte in questi anni e prima città caduta in mano ai talebani. Per arrivare al nostro ospedale dovevamo passare davanti a un fortino protetto con filo spinato, sacchi di sabbia e guardie armate. Pensavo fosse una base militare delle forze occidentali, invece era la sede di Us Aid, ed era difesa in quel modo. Gino Strada ci ha sempre detto: se fossimo in un paese in difficoltà e sentissimo il bisogno di difenderci dalle persone che siamo lì ad aiutare, vorrebbe dire che abbiamo sbagliato qualcosa".

Molti percepiscono come lontani i problemi affrontati da Emergency perché lontani geograficamente.

"Credo che per ciò che ho visto in questi anni di esperienza, le persone che sanno cosa vuol dire avere bisogno di aiuto sono le prime disposte a dare una mano. Nel nostro mondo siamo anestetizzati, viviamo in una società che non concepisce come possibili alcune cose perché stanno “là”. Gino Strada ti sbatteva in faccia che non era così, ti costringeva ad affrontare le cose per quelle che erano".

C’è un ricordo particolare che lega a lui?

"Non posso proprio citarne solo uno. I ricordi sono tantissimi, piccole cose che erano grandi cose. Pensi che non ho una foto con Gino, non ce la siamo mai fatta, quantomeno noi due: il rapporto di amicizia che avevi con lui era così profondo che andava oltre, si stava insieme parlando di lavoro, o cucinando, oppure si stava semplicemente in silenzio. Come con un amico vero, non era mai fonte di imbarazzo".

Secondo lei qual è il suo lascito più importante?

"Gino ci ha insegnato a sognare. Ci ha fatto capire che se non sogni non inizi neppure a pensare di realizzare qualcosa, ci ha spinto a essere un po’ più leggeri e un po’ più visionari, a provare a guardare sempre un po’ più in là della realtà. Io faccio l’avvocato e continuo a fare l’avvocato per Emergency, il mio dovere è pensare male e cercare di calcolare tutti i rischi. Lui diceva “ok ma guarda lontano, butta il cuore oltre l’ostacolo”. Lui l’ha fatto, ha buttato il cuore oltre l’ostacolo ed è andato a riprenderselo, vedeva l’ostacolo ma aveva l’impeto che gli permetteva di superarlo. E quindi credo che lui ci abbia insegnato soprattutto questo, che bisogna imparare a sognare, sforzarsi: se non sogni un mondo senza guerra non proverai mai ad abolirla. Bisogna allenare le coscienze, porsi un obiettivo, far capire alle persone che la guerra è un fenomeno umano, che è il più brutto che ci sia, e che come tutti i fenomeni umani ha inizio e una fine. Qualche sera fa stavo facendo addormentare mia figlia in questo paesino di montagna, ho sentito due persone parlare fuori dalla finestra. Uno dei due ha detto “hai saputo che è morto Gino Strada? Era quello che curava tutti”".

Ecco, Gino era questo, l’uomo che curava tutti.

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