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Martedì, 16 Aprile 2024
Gioco responsabile

Ludopatia, i gestori dei giochi chiedono una stretta: serve una black list

Giornata internazionale del gioco responsabile: intervista di Today a Emmanuele Cangianelli, presidente di EGP, Associazione italiana esercenti giochi pubblici

Il gioco d’azzardo legale in Italia continua a scontrarsi con il problema ludopatia, facendo perdere di vista le motivazioni che hanno spinto il nostro Paese verso questa direzione. Prima di prendere una posizione sull’argomento è bene ricordare il valore economico e sociale del gioco regolamentato, ma è bene sapere anche che il Disturbo da gioco d’azzardo (DGA) è in costante crescita e rischia di diventare una malattia sociale dal costo salatissimo.

"Non bisogna demonizzare il gioco regolamentato", ha dichiarato a Today Emmanuele Cangianelli, presidente di EGP (Associazione italiana esercenti giochi pubblici) in occasione della Giornata internazionale del gioco responsabile. "Bisogna utilizzare la regolamentazione del settore per fare più informazione e permettere anche agli esercenti, come il barista dei film di allontanare la bottiglia dopo il secondo bicchiere".

Dal gaming lo Stato incassa 11 miliardi di euro

Scommesse, gratta e vinci, bingo, poker e casinò online, hanno fatto incassare allo Stato 11 miliardi di euro nel 2022, mentre per quanto riguarda il solo settore retail, quello fisico, la cifra del 2022 si aggirava sui 6 miliardi di euro, pari allo stipendio annuale medio di 165.000 dipendenti pubblici. Il settore del gaming in Italia rappresenta circa l’1% del Pil nazionale: offre lavoro a 30-35mila dipendenti diretti solo nelle gaming halls (sale dedicate per il gioco del bingo, degli apparecchi da intrattenimento e per la raccolta di scommesse). "Se contiamo tutto il settore retail abbiamo circa 70mila dipendenti mentre se contiamo anche il reddito che arriva al barista piuttosto che alla tabaccheria, che fa un’altra attività principale, allora arriviamo a circa 150mila redditi da lavoro" ha dichiarato Cangianelli.

"Dopo il periodo anomalo della pandemia il gioco regolamentato è tornato più o meno sui livelli pre Covid, ma è cambiato nella sua struttura, con un aumento del gioco online", ha chiosato il presidente dell’associazione. "Il numero di giocatori è rimasto invariato, così come il fatturato, mentre c’è la sensazione che sia ulteriormente aumentata la parte online illegale" e questo è un grosso problema.

La piaga del gioco online illegale

"Molte persone con un livello culturale medio non riescono a distinguere il gioco legale dall’illegale - ha dichiarato Cangianelli -. Questo purtroppo può accadere soprattutto tra i giovani, che si fanno coinvolgere da un passaparola di link sui messaggi personali. In alcuni casi questi link portano a siti o app completamente illegali gestiti dalla malavita internazionale".

La piaga del gioco illegale online rappresenta per l’Italia un grosso problema, ha spiegato il presidente dell’associazione riferendosi al mancato gettito fiscale e alla concorrenza sleale verso le imprese legali. A pesare più di tutto è però il mancato controllo sulle dipendenze da gioco. 

Ludopatia, in Italia colpisce l’1% della popolazione

In Italia circa 18 milioni di adulti hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno (dati Iss relativi al 2018 – ultima grande ricerca disponibile):

  • 13 milioni giocano in modo sociale;
  • 2 milioni presentano un profilo a basso rischio;
  • 1,4 milioni presentano un rischio moderato;
  • 1,5 milioni sono giocatori problematici, "cioè faticano a gestire il tempo da dedicare al gioco, a controllare la spesa, alterando inoltre i comportamenti sociali e familiari". 

La metà di questa ultima categoria ha problemi "seri" di gioco, ha dichiarato Cangianelli ricordando che si tratta di poco più dell'1,01% dei giocatori (dati S.I.P. - Società italiana di psichiatria). Sono comunque numeri importanti ma a far paura è il fatto che il disturbo da gioco d’azzardo, patologia riconosciuta anche dall’Oms, sia un fenomeno in significativa crescita. In assenza di misure idonee d'informazione e di prevenzione rischia di diventare una malattia sociale, con costi elevatissimi per lo Stato.

Politiche di contrasto alla ludopatia

Cangianelli dichiara che l’associazione è da sempre impegnata nel contrasto alla ludopatia, soprattutto con la formazione del personale che lavora nelle sale. "Grazie al rapporto personale e diretto con i giocatori i dipendenti delle nostre aziende riconoscono i comportamenti compulsivi, tentando di fare da filtro all’accesso nelle sale. Purtroppo per motivi legali non è possibile impedire l’accesso a persone che siano in un evidente stato compulsivo".

Proprio per questo l’associazione chiede da tempo "regole più stringenti", in particolare l’istituzione di un Registro nazionale di esclusione per permettere agli esercenti di non far entrare nelle aree di gioco le persone che si sono auto registrate, magari su suggerimento del medico o della famiglia. "Sul gioco online questo è già regolamentato (esiste il RUA, Registro unico degli Autoesclusi, che consente al giocatore di autoescludersi dal gioco a distanza per un periodo prefissato di 30, 60 o 90 giorni, oppure a tempo indeterminato, ndr). Parte della tecnologia c’è già ed è già nella normativa, si tratta solo di riportarla anche nei punti vendita fisici partendo dalle sale specializzate".

Le politiche "incerte" dei governi

Il settore del gioco d’azzardo è stato regolamentato agli inizi degli anni 2000 non solo per una questione di gettito fiscale ma anche per contrastare il gioco illegale e la criminalità. Peccato però che "negli ultimi anni c’è un po’ d'incertezza sulle politiche - ha dichiarato Cangianelli -. Spesso i comuni nell’idea un po' ingenua di ridurre l’offerta - mentre si dovrebbe lavorare sulla domanda, sui consumatori - impediscono non solo l’apertura di nuove sale ma persino la continuità di quelle che ci sono sulla base di distanziamenti di 500 metri da una chiesa o da una scuola. In certe regioni, Emilia Romagna piuttosto che Piemonte, per i bar o le tabaccherie, questa cosa ha portato negli ultimi anni alla chiusura del 70-80% delle attività preesistenti. Spesso si tende a scegliere il proibizionismo, con il fantastico risultato di mettere proprio le persone a maggior rischio nelle mani della malavita. Noi pensiamo che questo sia assolutamente contrario agli interessi della collettività".

Sulle infiltrazioni mafiose nel gioco legale Cangianelli non nega l’esistenza del problema, spiega però che "il sistema delle concessioni ha già una normativa speciale, ci sono già moltissimi controlli nell’assegnare le concessioni. Però, come in tutte le attività imprenditoriali, si devono mettere le risorse sufficienti per fare i controlli". 

Sale giochi come punti di aggregazione e legalità

Per Cangianelli è sbagliato "demonizzare il gioco legale", così come è sbagliato dire che nelle sale Bingo gli anziani si giocano la pensione. "Tutto dipende dalla frequenza con cui si gioca. Nel gioco del Bingo, che è una tombola, le persone comprano cartelle per 1,50 o 3 euro:  bisognerebbe starci tutti i giorni della settimana per giocarsi la pensione mentre la maggior parte delle persone dedicano 2 o 3 pomeriggi a settimana".

Il presidente dell’associazione sottolinea che le sale da gioco hanno anche una funzione sociale da non sottovalutare. Nelle sale Bingo – spiega - le persone stanno in compagnia, c’è anche la ristorazione, e si fa persino prevenzione contro la violenza sulle donne. "Poi tra tante persone, non tanto sul Bingo ma quanto sulle slot machine, c’è chi ci sta tutti i giorni per 5 ore e quindi può perdere molto".

Criteri diagnostici gioco d'azzardo patologico-3

Il disturbo da gioco d'azzardo è un comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi, ricorda l’Istituto superiore di sanità. Il giocatore con disturbo da gioco d’azzardo può mettere a repentaglio la propria occupazione, indebitarsi per grosse cifre e mentire o infrangere la legge per ottenere denaro o evitare il pagamento dei debiti. Uscire dal gioco d’azzardo patologico è possibile: contatta il numero verde 800 558822 oppure visita la piattaforma web dedicata "usciredalgioco".

Emmanuele Cangianelli

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