Venerdì, 23 Aprile 2021

Giona, sordocieca che scala montagne e suona il piano: “Così costruisco la mia vita indipendente”

Giovane e piena di vitalità e voglia di fare, Giona studia, va in montagna, suona e si impegna per superare le difficoltà: il suo racconto a Today

Giona studia all’università, ha vissuto per un periodo da sola, suona il pianoforte, fa arrampicata in montagna ed è membro del comitato nazionale delle persone sordocieche della Lega del Filo d’Oro. Giona è infatti anche una delle 189mila persone sordocieche che vivono oggi in Italia. Si definisce come una persona riservata ma “molto forte, determinata quando lo desidera, con idee ben chiare nonostante le avversità che la vita mi riserva”.

Nata 22 anni in Albania e arrivata in Italia insieme ai genitori quando di anni ne aveva appena quattro e mezzo, oggi vive in Trentino, a Riva del Garda, ed è iscritta al terzo anno di Scienze del Servizio Sociale a Trento. “Mi sono resa conto di quanto lavorare con le persone sia ciò che veramente desidero al di là di quello che sarà il mio lavoro futuro”, racconta Today. In attesa di completare la triennale e di continuare gli studi con specializzazioni e corsi, Giona sa già di voler diventare in futuro un operatore sociale, lavorando a contatto con le famiglie e i minori.

Giona e l'impegno verso l'indipendenza 

Dal punto di vista visivo, Giona ha una cecità assoluta (vede prevalentemente solo luci ed ombre), mentre dal punto di vista uditivo, ha una sordità profonda. Nella vita di tutti i giorni, tra studio e socializzazione, Giona è aiutata da una tecnologia sempre più precisa e specifica, come ad esempio l’impianto cocleare che le è stato installato e attivato nel maggio 2009: si tratta di un dispositivo sviluppato per persone con una perdita dell’udito da grave a profonda, che trasforma i suoni in segnali elettrici inviati direttamente al nervo acustico. L’impianto “ha cambiato radicalmente la mia vita permettendomi di comunicare con gli altri ed entrando così maggiormente in relazione con il mondo circostante”. Per studiare, Giona utilizza dei supporti informatizzati, come ad esempio la Barra Braille e la sintesi vocale, mentre nella vita quotidiana, ricorda, “faccio uso del bastone bianco in tratti brevi e conosciuti, telefono cellulare per socializzare, scrivere email, orientarmi nei momenti di difficoltà, riconoscere i colori e i soldi, il microonde in passato per cucinare piatti semplici”. Durante il periodo di riabilitazione logopedica iniziato in seguito all’impianto cocleare, Giona ha iniziato a suonare il pianoforte, un’attività che da un lato le dà tranquillità e le permette di rilassarsi e dall’altro le consente di “continuare a mantenere alta l’attenzione sulla modalità in cui percepisco i suoni, tenendo conto di altezze e frequenze”.

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Durante il secondo anno di studio, dal settembre 2017 al giugno 2018, Giona ha vissuto un’esperienza fuori casa, presso un alloggio a carico dell’università di Trento. “Tale percorso mi ha permesso di apprendere molte cose riguardanti sia me stessa sia il modo in cui mi relaziono con gli altri ­- spiega - Sebbene tale esperienza sia stata bella e positiva, tanto da volerla ripetere al più presto, è stata anche molto intensa e molto sofferta. Posso dire, infatti, che quel periodo mi ha insegnato a sperimentarmi di più, a rendermi conto maggiormente delle mie capacità e a capire che ce la posso fare, nonostante non sia tutto programmabile. Mi ha inoltre fatto capire che alcune mie problematiche dipendevano solo ed esclusivamente da me e che solo io potevo, in qualche maniera, cambiare atteggiamento. Questo mi ha permesso di acquisire nuove consapevolezze e di intraprendere percorsi terapeutici aventi come fine il mio benessere complessivo”.

In montagna, per trovare libertà e autonomia senza precedenti

Dal 2013 Giona ha iniziato a praticare l’arrampicata sia in palestra sia in esterna, grazie a un gruppo della sua zona che frequentava e che accompagnava persone non vedenti e con difficoltà motorie in montagna e che ogni estate propone un corso di avvicinamento a questa disciplina. “Se penso a tutto ciò che l’arrampicata mi può dare, posso affermare con sicurezza che tale sport mi dia un senso di libertà e autonomia senza precedenti, ricaricandomi di energia piena, incoraggiandomi a superare i miei limiti dandomi un grandissimo senso di pace interiore – spiega Giona – Tutto ciò mi permette di non farmi pensare, in maniera temporanea, a quel dolore che, spesso, mi porto appresso. In altre parole, toccare quegli appigli, pensare alle soluzioni per poter superare un passaggio e riuscire a mettere la corda in catena mi fanno sentire viva. Di una vitalità che mi ricorda quanto vale la pena provarci nella vita e tentare di affrontare tutto ciò che ci capita con tenacia e grinta. Mi dà quindi la possibilità di ‘guardare’, anche solo per un attimo, a ciò che sono e a tutto ciò che, di positivo possiedo, ricordandomi quindi, che non sono inutile e che valgo più di quanto possa pensare”.

Nel 2014 Giona è stata anche protagonista di un docufilm, “Il colore dell’erba”, che racconta l’adolescenza di due giovani non vedenti: un progetto per lei molto importante e che le ha permesso di crescere molto. “Dalla persona chiusa che ero, ho iniziato a voler esplorare il mondo che mi stava attorno in maniera meno paurosa, con meno remore, permettendomi, in tal modo, di conoscere persone che credono in valori e principi più vicini a quella che io sono – ricorda - Mi ha inoltre permesso di parlare davanti a delle persone che non conoscevo aprendomi così in maniera diversa e dando così quella che la mia esperienza e la mia testimonianza. Una testimonianza unica nel genere, per via delle mie esperienze, ma ricca di forza e di coraggio. Un coraggio nel voler cambiare sé stessi, potendo così, rendere un po’ migliore il mondo che ci circonda. Penso, inoltre, che quel progetto mi abbia motivata e spronata a non mollare, potendo in qualche modo, continuare a credere nei miei sogni”.

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Nel 2008 l’incontro con la Lega del Filo d’Oro, durante una settimana valutativa diagnostico-funzionale presso il loro centro diagnostico ad Osimo, dove si recò insieme alla sua famiglia. “Ci diedero infatti una fiducia incredibile nel fatto di essere sulla buona strada e nel fatto che tutti insieme saremmo riusciti a costruire un progetto di vita autonoma in cui vigesse la serenità, nonostante le varie vicissitudini”. Proprio durante quel soggiorno, Giona e i suoi incontrarono una famiglia con una bambina che aveva già l’impianto cocleare. “Notando le sue buone capacità percettive ed acustiche, i miei genitori si incuriosirono. Fu così che ci interessammo e nel gennaio del 2009 ci recammo a Ferrara per fare la prima visita accertamento per la candidatura all’impianto cocleare”. Una volta maggiorenne, Giona ha continuato a frequentare i soggiorni estivi organizzati dalla Lega, un’opportunità “per acquisire maggiore sicurezza, fiducia e apertura in me stessa”. Infine, “da due anni a questa parte, presso la sede territoriale di Padova, vi è un progetto a mio carico che dovrebbe aiutarmi a costruire un percorso di vita più idoneo alle mie esigenze e ai miei interessi”.

"Lavorerò con le persone, il mio potenziale sta nella relazione con gli altri"

Da gennaio 2018 Giona è anche membro del Comitato Nazionale delle Persone Sordocieche. “Il mio ruolo è quello di rappresentare quelli che sono i bisogni, le necessità e le domande poste dalle persone sordocieche affinché si possano trovare soluzioni e risposte risolutive comuni”, dice Giona, impegnata a far valere un principio per lei molto importante, “ossia quello di promuovere la partecipazione attiva della persona sordocieca, sia all’interno dell’associazione stessa sia all’interno delle comunità di appartenenza".

Storia di Francesco, sordocieco e guerriero che non ha smesso di sognare 

Una vita piena, anche se difficile, quella di Giona, con tanti traguardi raggiunti finora. “Credo che fra quelli più importanti ci sia l’interagire in maniera sicura e serena con l’ambiente circostante e con le persone per me più significative, come per esempio i miei famigliari, portando avanti quelle che sono le mie passioni e i miei interessi, come ad esempio il percorso universitario che sto portando a termine. Credo di aver raggiunto tali obiettivi grazie al supporto e sostegno di persone per me significative, come per esempio i genitori, gli amici e tutte le figure educative che ho incontrato sul mio cammino. Figure che hanno potuto percorrere con me un tratto di strada in cui abbiamo appreso reciprocamente.  Penso, inoltre, che tale benessere, sia stato raggiunto anche dall’ottenimento di un equilibrio uditivo sano acquisito attraverso l’impianto cocleare”.

Nel suo futuro, Giona sogna di continuare a scrivere (la scrittura per lei è molto importante), viaggiare per conoscere nuove culture e aprire la mente, scalare nuove vette e “portare avanti quello che è un percorso di vita autonoma e indipendente costruendo, passo dopo passo, anche un contesto famigliare personale, potendolo vivere affrontandolo con serenità e nel modo più normale possibile”.

Come accennavo, ciò di cui sono sicura, è che in futuro lavorerò con le persone, perché il mio potenziale sta nella relazione con gli altri. Perciò, posso affermare che il sogno più grande è quello di prendermi cura delle storie degli altri, imparando a custodire quelle e farmele mie, perché credo siano imprescindibili per il mio percorso di crescita personale oltre che professionale”.

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