Venerdì, 27 Novembre 2020

Il giudice che cambia verso sulle multe da annullare e sullo stato di emergenza illegittimo

A Busto Arsizio due cittadini si sono rivolti al tribunale di Pace per farsi annullare le sanzioni come è successo qualche tempo fa. Stavolta però è andata male...

Nell'agosto scorso aveva fatto rumore la sentenza di un giudice di pace del tribunale di Frosinone che aveva annullato la multa comminata a padre e figlia per aver violato la quarantena durante il lockdown ((i due erano stati bloccati fuori casa mentre erano diretti a fare rifornimento di acqua ad una fontanella a scheda) per "illegittimità addirittura dello stato di emergenza che può essere dichiarato solo dalla Protezione Civile, come recita appunto il Codice della Protezione Civile". La sanzione era stata revocata perché, secondo il magistrato onorario, lo stato di emergenza che il governo può decretare non contempla "il rischio sanitario". 

Il giudice che cambia verso sulle multe da annullare e lo stato di emergenza illegittimo

Il 20 novembre scorso però un altro giudice di pace, quello del tribunale di Busto Arsizio, ha preso una decisione completamente diversa, respingendo i ricorsi di due cittadini che erano stati trovati dai carabinieri a imbiancare le pareti del loro negozio allo scopo di sanificare l'ambiente e avevano addotto questa motivazione per uscire di casa. Una motivazione respinta perché "i due ricorrenti non svolgono il ruolo di imbianchini" e la loro scelta di andare in negozio non era consentita in quanto "non tutelata come eccezione al divieto generale, cui i ricorrenti avrebbero dovuto attenersi".

Ma il giudice si è preoccupato di spiegare che lo stato di emergenza era anche legittimo. Questo perché, secondo quanto racconta Il Sole 24 ore, con il decreto legge del 25 marzo n. 19 con cui, di fatto, i Dpcm del Governo sono stati traslati dentro il corpo del provvedimento d'urgenza e autorizzati con il voto alle due Camere. Per questo, come scrive ora il giudice di pace di Busto Arstizio nella sentenza depositata il 20 novembre 2020, «nessun conflitto con norme costituzionali può ravvisarsi nel ricorso ai Dpcm che dunque appaiono pienamente legittimi, in quanto espressamente autorizzati dal Parlamento».

Per altro il giudice di pace lombardo fa risalire l’autorizzazione di Montecitorio e Palazzo Madama al primo decreto legge emergenziale del 26 febbraio 2020 con cui si autorizzava il Governo ad adottare misure di contenimento dell'epidemia attraverso il ricorso a decreti del presidente del Consiglio. Va comunque ricordato che tra quel decreto legge del 26 febbraio e la parlamentarizzazione vera e propria dei Dpcm con il Dl del 25 marzo, invocata dalle opposizioni a più riprese, Palazzo Chigi ha emanato 7 differenti Dpcm di restrizioni e limitazioni.

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