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Lunedì, 22 Aprile 2024
La denuncia / Milano

Il professore che si rifiuta di osservare il minuto di silenzio per Giulia Cecchettin

È successo alla scuola media Tiepolo di Milano, nonostante l'invito del ministro dell'Istruzione e alcuni studenti lo avessero chiesto esplicitamente. Lo sfogo di una mamma: "Avrebbe avuto un alto valore simbolico"

Martedì 21 novembre tutti gli studenti delle scuole italiane, alle 11 del mattino, hanno osservato un minuto di silenzio (o di rumore) per Giulia Cecchettin e per tutte le donne vittime di violenza. Tutti tranne i ragazzini e le ragazzine di una classe di una scuola media a Milano, la Giovanni Battista Tiepolo in piazza Ascoli. Il professore di alternativa (alternativa alla religione, ndr) si è rifiutato di fermare tutto per 60 secondi, nonostante l'invito del ministero dell'Istruzione e del merito e, soprattutto, nonostante alcuni degli studenti presenti glielo avessero esplicitamente chiesto. 

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L'insegnante ha ignorato del tutto le richieste dei suoi alunni, stando a quanto appreso da MilanoToday dalla mamma di uno dei ragazzini che aveva provato a ricordare al professore l'iniziativa. Un gesto che tra l'altro era stato ampiamente preannunciato dallo stesso dirigente scolastico dell'istituto, Antonio Re, che fa parte dell'I.C.S. piazza Leonardo da Vinci. Con una nota inviata il giorno prima alle famiglie, il dirigente ricordava che ogni classe avrebbe osservato dalle 11 un minuto di silenzio in memoria di Giulia Cecchettin. Esortando i docenti della terza ora a preparare le classi introducendo l'argomento, in modo che i prof della quarta ora non dovessero iniziare ad affrontare la questione in pochissimi minuti. 

Un minuto di rumore in Statale per Giulia Cecchettin, foto Claudio Furlan, LaPresse

"Dopo aver ricevuto la comunicazione dal dirigente e in ragione del fatto che sono madre di tre maschi, fin dal lunedì ho anticipato ai miei figli l'iniziativa. Cercando di spiegare loro le circostanze, l'importanza di questo momento storico e perché quel gesto avrebbe avuto un alto valore simbolico", si sfoga la madre del 12enne a cui è stato negato - insieme ai compagni che fanno alternativa - di unirsi al resto degli studenti italiani per 60 secondi preziosi. Non solo per il ricordo di Giulia Cecchettin ma anche e soprattutto per sensibilizzare loro stessi circa la piaga della violenza sulle donne e i femminicidi.

"La sera ne avevamo parlato e mio figlio aspettava quel momento, tanto che insieme ad altri compagni ha ricordato al professore di alternativa l'iniziativa  - continua la madre - ma l'insegnante ha ignorato le richieste dei ragazzi e delle ragazze, che ci sono rimasti male. La questione - sottolinea la donna - è importante perché così alle nuove generazioni arriva un messaggio sbagliato". La presa di coscienza collettiva passa anche attraverso questi momenti di comunità. "In famiglia possiamo parlarne - riprende la mamma - perché sì, è un lavoro che parte da casa. Questo lavoro però deve essere coadiuvato anche dagli insegnanti e dalla scuola". E non è quello che è avvenuto alla Tiepolo.

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Una scelta, quella dell'insegnante, che contraddice il piano "Educare alle relazioni" presentato dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara: un progetto che ha l'obiettivo di promuovere azioni concrete di prevenzione e di diffusione della cultura del rispetto, di educazione alle relazioni e alla parità fra uomo e donna. Quel mancato minuto di silenzio - o di urla - è inconciliabile anche con le iniziative promosse dallo stesso ministero dell'Istruzione in occasione del 25 novembre, "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne". Quell'indifferenza del docente agli occhi dei più giovani rischia di far apparire tutto contraddittorio.

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L'episodio è arrivato anche nelle chat dei genitori, dove hanno confermato la discutibile scelta dell'insegnante, ma anche sulla scrivania del dirigente scolastico che a MilanoToday ha confidato di essere "rattristato" per la situazione ma di "non aver ancora avuto modo di parlare con il docente in questione" per capire a fondo. "Ho scritto al preside perché queste cose poi vanno a scemare - ci spiega la madre - ed è importante che non succeda. Personalmente - conclude - lo trovo poco rispettoso e, alla luce degli ultimi accadimenti, anche poco educativo. Non voglio entrare nel merito del come mai non si sia potuto trovare un solo minuto da dedicare, ma vorrei far presente che i ragazzi di oggi saranno gli uomini di domani e la scuola ha un ruolo fondamentale nel sensibilizzare verso certi argomenti che, se vogliamo, sono importanti tanto quanto le materie che vengono studiate".

Aggiornamento: la ricostruzione della scuola

Dopo la pubblicazione della notizia, il dirigente ha ricostruito l'accaduto. "Ho accertato che si è trattato di un semplice malinteso", ci scrive in email. "Il docente di attività alternativa - le parole di Re - aveva in quell'ora due gruppi di due diverse classi, alcuni ragazzi gli avevano comunicato di aver osservato il minuto di silenzio alla fine della terza ora (ma presumibilmente qualcuno ha capito male, confondendo la preparazione al minuto, prevista nell'ora precedente, col silenzio previsto per l'inizio della quarta ora), alla sollecitazione di un paio di ragazzi ha quindi risposto che il minuto era già stato fatto. Non intendo certo minimizzare la gravità della leggerezza, né addentrarmi in questa sede sui precedenti di questi ragazzi col docente, ma non vedo gli estremi per un provvedimento disciplinare", conclude.

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