Generosità come antidoto all'odio social, intervista al ceo di GoFundMe: "Siamo il lato solidale della rete"

Abbiamo intervistato Rob Solomon, ceo della piattaforma di raccolta fondi che da pochi mesi ha aperto anche nel nostro Paese. Tra le tante storie anche quelle di Pamela e Calogero, a cui erano stati dati pochi mesi di vita. "Grazie ai donatori sono riusciti a curarsi e a salvarsi. Siamo sorpresi dalla generosità degli italiani", ci racconta l'imprenditore della Silicon Valley

Rob Solomon, ceo di GoFundMe

Una raccolta fondi in sostegno della famiglia di Elisa Pomarelli, la ragazza uccisa da Massimo Sebastiani in provincia di Piacenza, e un'altra per Gilda, una bambina affetta da leucemia linfoblastica acuta che ha bisogno di soldi per sostenere le cure necessarie. Sono le due campagne oggi in evidenza sulla homepage di GoFundMe, la piattaforma di raccolta fondi (crowdfunding) più grande del mondo. Di storie così GoFundMe ne raccoglie a migliaia: si può chiedere aiuto per un amico in difficoltà economica, un parente che ha bisogno di cure mediche. Chiunque abbia un problema da risolvere può andare sul sito e creare una campagna di raccolta fondi, sfruttando la potenza dei social network e di Internet.

"Il mondo sta cambiando. Ognuno può diventare un filantropo e quando le persone, connesse, si aiutano l'un l'altra il mondo diventa un posto migliore in cui vivere", dice con un certo orgoglio Rob Solomon, ceo di GoFundMe. L'imprenditore della Silicon Valley in questi giorni è in Italia: lo abbiamo intervistato per capirne di più.

Come è nato e cosa è diventato oggi GoFundMe?

GoFundMe è stata fondata dieci anni fa da due ragazzi chiamati Brad e Andy nel sud della California. È nata con l’intenzione di diventare un modo semplice e veloce per donare denaro alla propria comunità. È il “take action button” di internet, sinonimo di persone che si aiutano mutualmente. Oggi siamo ovunque, e così come Amazon è “l’e-commerce layer” di internet e Facebook “lo sharing layer” di internet, noi stiamo diventando il “giving layer” di internet.

La versione italiana della piattaforma è nata da poco più di un anno. Come sta andando? Gli italiani sono un popolo generoso secondo lei?

Siamo positivamente ed incredibilmente sorpresi dalla crescita dell’Italia. Nessun altro paese ha dimostrato una crescita tanto rapida: sulla sezione italiana di GoFundMe dal gennaio 2018 sono stati raccolti oltre 8 milioni di euro per cause sociali, spese mediche e legali, solidarietà, di cui 5.2 milioni soltanto nell’anno in corso ovvero nei primi otto mesi e mezzo del 2019. La crescita nel 2019 tocca punte del 500% rispetto all’anno precedente. Nonostante un sistema sanitario universale, con nostra grande sorpresa negli ultimi 12 mesi ben 4 tra le 20 più grandi campagne mediche a livello mondiale provenivano dall’Italia, dove sono state migliaia le campagne sociali attivate. Queste grosse campagne mediche solitamente arrivano a circa quattro anni dal lancio di GoFundMe in un determinato Paese, mentre in Italia sono arrivate molto prima. Tra le tante storie anche quelle di Pamela e Calogero, a cui erano stati dati pochi mesi di vita e una sola speranza per curare i loro tumori: andare all’estero per sottoporsi alla Car-T, una cura non ancora disponibile per tutti in Italia. Grazie a migliaia di donatori sono riusciti a raccogliere la cifra necessaria, a curarsi e a salvarsi: da alcune settimane è stato dato loro il responso “remissione completa del cancro”. Le loro sono tra le più importanti raccolte fondi d’Italia nel 2019: per Calogero sono stati raccolti oltre 556mila euro grazie a 14.700 donatori. Tra queste una donazione di 200mila euro dalla Fondazione Lorenzo Farinelli, nata dopo la scomparsa del medico che aveva raccolto sempre su GoFundMe più di 604mila euro.

Dalla sua nascita nel 2010, GoFundMe ha raccolto oltre cinque miliardi di dollari a livello globale. Tutto questo sfruttando un meccanismo semplice di "mutuo soccorso": persone comuni che dal basso raccolgono fondi per le cause che stanno loro a cuore, aiutandosi l'un l'altra. Questo rappresenta un cambiamento culturale?

Siamo il lato solidale della rete come dicevamo. Basti pensare agli oltre 6 miliardi di euro raccolti a livello globale dal 2010 da parte di ben 70 milioni di donatori. Negli Stati Uniti una persona su 12 ha donato almeno una volta su GoFundMe. È entrato un verbo nel dizionario dei Paesi anglofoni che è “start a gofundme”. Il cambiamento culturale è avvenuto: abbiamo permesso la creazione di un’ondata di microfilantropia, fatta di persone comuni che dal basso raccolgono fondi per le cause che stanno loro a cuore. L’assenza di intermediari, la trasparenza, la garanzia della piattaforma migliorano l’esperienza di dono e contribuiscono a rendere sicuro ogni passaggio. Il personal fundraising avviene tutto online e in tempo reale, al contrario dei vecchi modelli di raccolta fondi, e per rendere possibile tutto ciò non c’e bisogno di essere Bill e Melinda Gates. Il mondo sta cambiando: ognuno può diventare un filantropo e quando le persone, connesse, si aiutano l’un l’altro il mondo diventa un posto migliore in cui vivere.

Oggi i social network danno "ospitalità" anche ad haters che deridono e insultano gli altri utenti nascondendosi dietro allo schermo del computer per fomentare l'odio. GoFundMe rappresenta in un certo senso l'altro lato della medaglia, perché sfrutta anche le condivisioni sui social per le sue campagne solidali e benefiche. Quanto è importante il ruolo dei social secondo lei?

Sulla nostra piattaforma non c’è spazio per gli haters. La nostra policy non permette discorsi di odio e campagne che possano contribuire ad incitare qualsiasi discriminazione. Tutto ciò che riguarda l'intolleranza non può avere luogo su GoFundme. I social tuttavia permettono alle campagne di essere virali e dunque sono un ingrediente fondamentale per una campagna di successo. In questi casi la comunità si attiva e inizia a condividere la campagna sulle reti sociali dando una grande mano a chi ha organizzato la raccolta fondi. Quando vediamo questi segnali, il nostro team di comunicazione amplifica queste campagne sui media tradizionali. In questo modo le raccolte fondi possono ricevere donazioni da tutto il mondo, da 150 fino a 200 Paesi.

Chi può chiedere aiuto su GoFundMe e come avvengono le donazioni?

GoFundMe è una piattaforma aperta. Chiunque la può usare e non ci sono filtri o processi di approvazione da superare, a meno che non vengano violati i termini di servizio. Le campagne che hanno più successo sono quelle connesse all'impatto sociale. La sicurezza del donatore tuttavia per noi è fondamentale: usiamo software machine learning che rilevano comportamenti rischiosi sulla piattaforma e una gran parte degli impiegati si dedica a verificare tutte le segnalazioni degli utenti ed esaminare tutte le campagne di raccolta fondi (verificando l'identità dell'organizzatore e del beneficiario della campagna, le violazioni dei termini di servizio ecc.). Manteniamo il pieno controllo dei fondi finché non viene stabilita una chiara connessione con il beneficiario. Solo allora vengono rilasciati i fondi. Inoltre prima che il denaro venga trasferito c’è un ulteriore passaggio: il processore di pagamento verifica l’identità e le informazioni bancarie criptate del beneficiario. Se questo non dovesse bastare, e statisticamente funziona nel 99,9% dei casi, offriamo una garanzia, l'unica garanzia di crowdfunding al mondo. Infatti se i fondi non vanno a finire nel posto giusto e per il beneficiario nominato, ci impegniamo a rimborsare personalmente i donatori. Insomma su GoFundMe le donazioni avvengono nel modo più sicuro possibile.

I soldi raccolti attraverso le donazioni vanno interamente alla persona interessata? Ci sono commissioni da pagare?

Ho sempre creduto molto nell'utilizzo solidale della tecnologia e di internet e per questo motivo abbiamo rimosso da GoFundMe ogni tipo di commissione fissa introducendo un business model basato sulle mance: ogni donatore ha la possibilità di lasciare volontariamente una tip per i servizi offerti dalla piattaforma. In questo modo la donazione effettuata va interamente al beneficiario predestinato e il donatore ha la completa libertà di decidere se il servizio offerto da GoFundMe meriti di essere premiato o meno. Quando abbiamo lanciato questa novità, nel novembre 2017, tutti credevano che fossi pazzo. E invece ha funzionato.

E' vero che anche i dipendenti di GoFundMe ogni settimana scelgono alcune campagne a cui donare una somma?

Si tratta del nostro programma Givesback: i dipendenti ogni settimana scelgono alcune campagne a cui doniamo una somma importante. Lavorare a GoFundMe non è come lavorare per qualsiasi altra tech company. L’aspetto umano è fondamentale.

Ci racconti la storia, la campagna che le sta più a cuore, quella che ricorda per un motivo particolare tra le tante della piattaforma.

Quando è nato il movimento MeToo nel 2018, su GoFundMe è iniziato contestualmente un fondo di difesa legale per le donne vittime di violenza che ha raccolto più di 24 milioni di dollari. Ma non c’è bisogno di citare esempi di campagne gigantesche o nate da celebrities, come questa. Ci sono anche storie come quella di Liam, 11 anni, che ha raccolto denaro per dare da mangiare ai senzatetto e ai bisognosi del suo quartiere.
 

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