Sabato, 23 Ottobre 2021
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Green Pass 15 ottobre, ci siamo: trasporti a rischio, incubo paralisi e le novità sui tamponi

I porti, la logistica, il trasporto delle merci: il primo giorno con l'obbligo della certificazione verde sul lavoro potrebbe iniziare con eventuali blocchi. Il governo pensa a piccoli aggiustamenti in corsa, ma non a tamponi gratuiti. Il nodo degli autotrasporti e l'incubo scaffali vuoti. Il giallo del decreto non ancora in Gazzetta Ufficiale

Conto alla rovescia. Che cosa succederà domani 15 ottobre con il Green Pass obbligatorio quasi ovunque, anche sul posto di lavoro? I porti, la logistica, il trasporto delle merci: il primo giorno con l'obbligo del green pass in tutti i luoghi di lavoro potrebbe diventare anche il primo del grande caos, con alcuni importanti snodi italiani che (è lo scenario peggiore) potrebbero essere semiparalizzati dagli scioperi e da eventuali blocchi delle categorie produttive e dalle manifestazioni già annunciate per venerdì in decine di città da chi si oppone allo strumento imposto dal governo. Un clima di tensione costante sul quale c'è la massima attenzione da parte del Viminale che, d'intesa con palazzo Chigi, ha dato indicazioni chiare agli apparati di sicurezza. Sul fronte tamponi, i farmacisti registrano già un raddoppio delle prenotazioni nelle città e un aumento più contenuto nei piccoli centri.

Green Pass obbligatorio da venerdì 15 ottobre 2021: chi paga i tamponi

Il premier Mario Draghi ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri)  a Palazzo Chigi. Il governo valuterà, già nel corso del Consiglio dei ministri previsto per domani, la proposta, avanzata anche oggi dai sindacati nell'incontro di stamani, di porre a carico delle aziende il costo (o buona parte di esso) dei tamponi dei lavoratori.

La linea, è il messaggio che fonti di governo continuano a ribadire, non cambia: si va avanti con il green pass nonostante le proteste. A sera dalla presidenza del Consiglio sottolineano che non ci si aspetta il caos, non ci sono allarmi importanti in vista di venerdì, non si temono supermercati vuoti né porti bloccati. È senz'altro però il momento più delicato da quando è a Palazzo Chigi, Mario Draghi ne è consapevole.

Solo domani si capirà se l'impatto dell'obbligo di Green Pass nei luoghi di lavoro porterà un'aumento di vaccinazioni o un'impennata di richieste di tamponi cui far fronte. Ma il governo ritiene di aver messo in campo tutti gli strumenti per consentire alle aziende di gestire i controlli e ai lavoratori di essere preparati, anche calmierando il prezzo dei tamponi. Inoltre le proteste sembrano ascrivibili - si ragiona - a pochi, anche perché la vaccinazione ha superato la soglia dell'80%. Sarà sempre garantito il diritto di esprimere la propria opinione ma ci sarà altrettanta fermezza nei confronti di coloro che volessero approfittare delle proteste per provocare disordini o bloccare il paese.

Niente tamponi gratis: possibili minimi correttivi e sconti

Il governo non cederà alla richiesta di tamponi gratuiti. Concederà solo aggiustamenti mirati, che non modificheranno l’impianto del rigore. "Palazzo Chigi non ha dubbi, l’impianto reggerà - scrive oggi Repubblica -  Da qui a domani si valuteranno minimi correttivi, ma il pass funzionerà. Bisogna stringere i denti per qualche settimana, il contenimento della pandemia sarà l’antidoto a No Pass e No Vax". 

Sul caso dei tamponi ai portuali, Draghi si era limitato a sollecitare una soluzione pragmatica. "Con una circolare, il ministero dell’Interno ha invitato le aziende a pagare i test ai lavoratori del settore. Un varco nel muro del Green Pass. Che autorizzerebbe ad esempio gli agenti delle forze dell’ordine che hanno rifiutato il vaccino a chiedere al proprio datore di lavoro, cioè allo Stato, di farsi carico della spesa.Palazzo Chigi era all’oscuro del contenuto della circolare. Il testo non piace. Consiglia informalmente al Viminale di ritirarlo, o comunque di correggerlo. Ma qualcosa si incaglia. Ne nasce un caso: da una parte gli uffici di Bruno Frattasi, capo di gabinetto della ministra, dall’altra il resto dell’esecutivo. Alla fine la circolare potrebbe essere ritirata". Inoltre, davanti alle richieste esplicite della Lega di calmierare il prezzo dei tamponi e allungare la validità anche degli antigenici a 72 ore, Draghi dice no. "Il governo è stato chiaro, il tampone è a carico del dipendente": il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, si esprime così.

Da Confindustria, sottolinea il quotidiano di riferimento, il Sole 24 Ore,  si fa notare che "il governo ha fatto una scelta sul Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro alla quale bisogna dare seguito, è un segnale sbagliato approvare norme e cercare di demolirle prima ancora di farle funzionare, con decisioni che lasciano spazio a dubbi".

Come racconta la Stampa, fioccano gli sconti con i "pacchetti" praticati da alcuni punti vendita. Un 3x2 del tampone che si va diffondendo in tutta Italia. Via social è già tutto un proliferare di offerte di 10 tamponi al prezzo di 10 euro ciascuno anziché i 15 del prezzo calmierato imposto dal Governo. A Roma il laboratorio di analisi "La. In" guarda anzi ancora più in là, proponendo un maxi pacchetto da 25 test al prezzo di 198 euro. In Lombardia va anche la formula tre per due o quella di 5 tamponi al prezzo di 40 euro.

Il caso portuali: dove si rischia il blocco

"Da domani bloccheremo il porto fino a quando il governo non cancellerà l’obbligo del certificato verde anti Covid. Gli altri scali merci del Paese si stanno unendo a noi e non cederemo" dice al quotidiano romano il gruista Stefano Puzzer, portavoce del Comitato dei lavoratori del porto di Trieste (Clpt): "Quella contro il ricatto del Green pass è una rivolta per salvare i più deboli calpestati dal potere, oggi economico". A Trieste i portuali non vaccinati sarebbero fino a 3 su 10.

"Stop ai regali di Natale – grida fuori dal varco 1 il manovratore Giuliano Coslovich – e addio ripresa. Il governo ci tratta da bestie e noi bruciamo il potere dei consumi. Con la paralisi italiana di porti e trasporti prima delle feste di fine anno, Europa e Asia finalmente chiederanno a Roma cosa sta combinando". 

Se a Trieste la protesta non si ferma, nei porti di Napoli e Salerno non si preannunciano problemi relativi all'entrata in vigore del Green pass. Secondo fonti sindacali, il numero dei lavoratori no-vax è minimo e non compromette le regolari attività dei due scali. In questi giorni, riferisce la Filt-Cgil Campania, non è emerso alcun accenno di protesta relativo all'esordio del Certificato Verde nei luoghi di lavoro. Nei cinque porti di Manfredonia, Barletta, Bari, Monopoli e Brindisi non si temono particolari situazioni di criticità, scioperi o blocchi.

Ci sono meno rischi per Gioia Tauro e Livorno, dove non sono state annunciate proteste.

A Genova, dove alcune aziende sono pronte a farsi carico del costo dei tamponi, i portuali non vaccinati sarebbero il 20% del totale. "Siamo assolutamente contrari a come si sta gestendo la questione green pass e tamponi. Se lo Stato ritiene che il vaccino debba essere obbligatorio, che lo renda tale, assumendosi le proprie responsabilità e senza delegarle ai lavoratori, tra i quali c'è tanto timore. Che si trovino altre soluzioni. In Italia ci sono 12 vaccini obbligatori; 13 non farebbero la differenza", dice Josè Nivoi, portavoce Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) e dirigente sindacale Usb del porto di Genova.

"In Italia, secondo la legge 81/2008 che riordina tutte le norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, tutto quello che li riguarda deve essere a carico dell'azienda per cui lavorano - dice Nivoi - Noi vogliamo che ogni dipendente abbia la possibilità di fare un tampone prima di entrare all'area portuale, per questione di maggiore sicurezza; una sicurezza che solo il tampone può dare e non il green pass. E questi tamponi devono essere pagati dall'azienda perché non è giusto che un lavoratore debba perdere metà del suo stipendio per queste ragioni. Vero è che se ti fai il vaccino hai meno probabilità di morire ma il green pass non è sinonimo di sicurezza", aggiunge.

E sul fronte del trasporto pubblico locale? Qui sembrano esserci meno problemi. Gli addetti del trasporto pubblico locale (tpl) in Italia sono circa 100 mila. Fanno funzionare autobus, metropolitane, treni, vaporetti e altro. Tra questi lavoratori, spiegano dalla Filt Cgil l’adesione alla vaccinazione è stata abbastanza alta. Le aziende stanno raccogliendo i dati in questi giorni ma sarebbero il 10% i lavoratori non in regola, meno rispetto ad altri settori.

Green Pass: nodo autotrasporti e l'incubo scaffali vuoti

Il nodo degli autotrasporti è tra i più difficili da sciogliere. Secondo i dati di Confetra, che raccoglie 400 mila autisti, il 30% non ha il Green Pass: "Fermando 130 mila persone che si occupano di trasporti si rischia il blocco, la paralisi del sistema logistico nazionale". I camionisti russi, bielorussi, polacchi, turchi sono in molti casi vaccinati con Sputnik e quindi non ammessi per ottenere il Qr Code che dal 15 ottobre sarà obbligatorio per lavorare La Fiap, federazione italiana autotrasportatori professionisti, sostiene che "gli effetti negativi per le imprese di trasporto e logistica ricadranno soprattutto sulla collettività" e evidenzia il rischio da domani di scaffali vuoti, crisi dei carburanti e blocco delle industrie. A tal proposito Draghi spinge per una soluzione di compromesso: chi guida i tir dovrebbe poter restare a bordo, attendendo lo scarico delle merci, per poi ripartire.

Il problema è reale. L'Italia non ha intenzione di riconoscere il vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus senza il consenso dell'Ue, ma farà tutto il possibile per accelerare il processo di riconoscimento a livello europeo: lo ha detto nelle scorse ore ai media russi l'ambasciatore italiano in Russia, Giorgio Starace.

"Con l'obbligo del green pass le difficoltà e i rallentamenti a cui stiamo assistendo a Trieste rischiano di replicarsi in altri terminal: porti, aeroporti e interporti. Le aziende di trasporto già oggi pagano il mancato rientro in Italia dei lavoratori dell'Est, adesso si troveranno a dover fare a meno di altri senza il green pass e gli effetti si toccheranno con mano con rallentamenti ancora più importanti". A dirlo è Massimo De Gregorio, presidente di Anasped, la federazione nazionale degli spedizionieri doganali, sugli effetti dell'obbligo di green pass per le imprese che operano nella logistica e nei terminal. Per De Gregorio, "se un'azienda che lavora in un interporto si troverà a dover sostituire uno, due, tre lavoratori che non possono esibire il green pass, è inevitabile che ci saranno rallentamenti nella movimentazione delle merci e nello sdoganamento". 

Secondo il presidente nazionale di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè "il rischio paralisi esiste, e per questo stiamo fornendo al governo suggerimenti utili per evitare che si determini una situazione in cui alcuni facinorosi si inseriscano". Uggè martedì ha scritto a Draghi e al ministro Giovannini chiarendo che "siamo per i vaccini, convinti che siano una misura di sicurezza indispensabile. La gran parte dei nostri aderenti non si riconosce nelle iniziative violente di protesta, che Conftrasporto condanna fermamente. Tuttavia, il rischio che si determinino iniziative spontanee autogestite esiste»". Secondo il presidente di Conftrasporto la strada da seguire, è quella di "continuare con il protocollo sulla sicurezza" usato nella prima fase della pandemia, magari fissando l'obbligo di vaccinazione per tutti indicando però come termine il 31 dicembre.

Se si blocca il trasporto terrestre e marittimo si blocca il Paese, non è un segreto. Anche per questo restano ancora sul tavolo le proposte contenute in un emendamento presentato dalla Lega al Decreto infrastrutture per prolungare a 72 ore della validità minima dei tamponi (ipotesi su cui Draghi come detto è freddo), riconoscere in via provvisoria vaccini non ancora riconosciuti dall'Ema (come hanno chiesto anche i sindacati confederali ieri ai ministeri del Lavoro e della Salute) e prevedere screening in sede aziendale magari con tamponi salivari.

Dpcm Green Pass in Gazzetta Ufficiale

Due giorni fa il premier ha firmato i Dpcm propedeutici all’obbligo greenpass dal 15 ottobre. Ci si aspettava che venissero pubblicati già ieri in Gazzetta Ufficiale, invece non ci sono. Sono visibili solo sul sito del governo. Il problema non marginale: se non sono in G.U. i decreti teoricamente non sono in vigore. In teoria il fatto che non siano stati pubblicati può sempre essere segno di sorprese dell’ultimo minuto e aggiustamenti in corsa. Le ultime 24 ore senza Green Pass sono all'insegna della confusione. Sembrano lontanissime le parole pronunciate da Draghi a febbraio: "Ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole". 

Aggiornamento: è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel primo pomeriggio del 14/10.

"Poiché quasi un quinto della popolazione non intende assolutamente vaccinarsi, ed è convinto che questo suo diritto sia molto più rilevante degli interessi e della sicurezza degli altri quattro quinti, il governo allenterà alcuni controlli, chiuderà un occhio su alcune inadempienze, renderà più blande alcune misure repressive. Lo farà per allentare la tensione sociale, per evitare intoppi rilevanti ad alcune attività produttive (vedi i porti e il settore dei trasporti), per ovviare a controlli non sempre facili e non sempre chiare": nei prossimi giorni sapremo se la previsione di Michele Serra nella sua Amaca quotidiana su Repubblica si avvicinerà alla realtà. C'è chi ci scommette.

E dai portuali di Trieste arriva un'apertura in tarda mattinata: se il governo dovesse posticipare l'obbligo del Green pass, il componente del direttivo del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste Alessandro Volk ha anticipato che "in quel caso prenderemmo nota e ci adegueremmo, non avrebbe senso venerdì bloccare il porto. Se ad esempio il governo proponesse una proroga al 30 ottobre sarebbe una mossa intelligente per prendere un po' di tempo e trovare poi una soluzione". 

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