Sabato, 16 Ottobre 2021
Come va all'estero / Spagna

Niente green pass, pochi "no vax": il caso della Spagna

Tra i grandi Paesi europei è nettamente in testa per numero di vaccinati. Eppure le regole sul passaporto sanitario sono molto più lasche di quelle italiane. Cosa c'è dietro il successo di Madrid?

Beati i popoli che non hanno bisogno di 'green pass'. Non perché la misura, per quanto legittimamente criticabile, sia di per sé sbagliata. Ma per un motivo sotto gli occhi di tutti: il fatto che la carta verde sia stata introdotta (e poi estesa a molti ambiti della vita quotidiana) con l'evidente obiettivo di rilanciare la campagna vaccinale, è un chiaro segnale che l'arma della persuasione, almeno in Italia, non è stata sufficiente a convincere gli scettici.

Non tutti i Paesi europei, fortuna loro, si sono trovati nella stessa situazione. Quello della Spagna è un caso da manuale. Con il 75,9% degli abitanti che ha già completato in ciclo vaccinale e il 78,9% che ha ricevuto almeno una dose (dati del ministero della Sanità), 4 spagnoli su 5 sono parzialmente protetti dal virus, senza contare che nel quinto che resta, oltre ai pochi 'no vax', ci sono anche under 12 e 'non vaccinabili' per altri motivi.

Tutte le altre grandi nazioni europee sono dietro. In Italia, stando ai dati della fondazione Gimbe aggiornati al 20 settembre, la percentuale di vaccinati a ciclo completo è del 69,2%, a cui va aggiunto un altro 5,5% in attesa di seconda dose. In Francia (fonte: Our World in data) solo il 64% degli abitanti ha completato il ciclo vaccinale, in Germania il 63%. Davanti alla Spagna, restando in Ue, ci sono solo Islanda e Portogallo, Paesi in ogni caso non comparabili per popolazione. 

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Pochi no vax: gli spagnoli si sono vaccinati per scelta

Da qui la domanda: perché in Spagna c'è stata un'adesione così massiccia alla campagna vaccinale? Il 'green pass' c'entra poco. Non essendoci una legge nazionale, la decisione sul certificato verde spetta alle singole comunità autonome che però, almeno per ora, non hanno adottato regole severe come quelle in vigore in Francia o Italia.

Ad agosto ha fatto notizia la sentenza con cui il Tribunale Regionale della Galizia ha dichiarato non valido l'obbligo del certificato verde per poter accedere a bar, ristoranti e locali notturni della Regione, ma in generale non si può dire che la carta verde sia stata usata come uno strumento per convincere gli scettici.

Gli spagnoli dunque si sono vaccinati per scelta e non perché messi alle strette. Lo dicono anche i sondaggi che stimano intorno al 4% la percentuale di 'no vax' o riluttanti al vaccino, laddove in Italia - secondo una rilevazione Ipsos di inizio agosto - la percentuale è del 17% divisi tra attendisti (10%) e uno zoccolo duro di contrari (7%).

Per completare il quadro va segnalato anche uno studio realizzato dall'Imperial College di Londra secondo cui, a giugno, il 79% della popolazione spagnola dichiarava di aver fiducia nei vaccini, una percentuale ben più alta di quella registrata negli Stati Uniti (62%), e in Francia (56%). 

Perché in Spagna c'è fiducia nei vaccini

Secondo Josep Lobera, professore di sociologia all'Università Autonoma di Madrid e membro del comitato governativo sulla strategia vaccinale, la ragione principale di questo successo è che gli spagnoli si fidano della sanità pubblica. Anche per ragioni storiche che affondano le radici negli anni della dittatura. "La Spagna ha avuto una transizione tardiva alla democrazia" e dunque, ha spiegato Lobera, chi ha vissuto gli anni del post-franchismo vede le istituzioni sanitarie come parte "della modernizzazione del Paese".

A ciò si aggiunge il fatto che le generazioni più anziane hanno ancora in mente il disastro della campagna vaccinale contro la polio che il regime di Franco fece partire quasi un decennio dopo i Paesi più avanzati. Un ritardo costato dolori e sofferenze ai tanti spagnoli che vennero infettati dal virus.

"Ai politici è stato chiesto di non parlare di argomenti di medicina"

Ma non è tutto. Dietro il successo di Madrid c'è anche una strategia comunicativa efficace. Lobera ha detto che "agli esponenti del governo di ogni livello" è stato chiesto "di non discutere di argomenti di medicina, ma lasciare la parola agli esperti" e "di non rendere i vaccini un terreno di scontro politico". Inoltre è stato fatto un lavoro importante "per comunicare le prove sui rischi e benefici" dei vaccini "parlando attivamente con i giornalisti scientifici".

Un quadro molto diverso da quello italiano dominato spesso dalla confusione e dall'approssimazione e che ha visto più di qualche politico "nì vax" impegnato a seminare dubbi. Il risultato è che per spingere la popolazione a vaccinarsi la Spagna non ha avuto bisogno del green pass. A colpire, guardando è ai dati per fasce di età, è l'altissima adesione registrata tra gli adolescenti: più di otto ragazzi su dieci di età compresa tra i 12 e 19 anni hanno ricevuto almeno una dose, mentre gli over 80 vaccinati sono addirittura il 100%. Numeri che non hanno bisogno di molti commenti. 

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