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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Domande e risposte

Cosa succede se il Green pass scade durante l'orario di lavoro

Tutti i dubbi e le incertezze dei lavoratori alle prese con tamponi e validità del certificato verde. Da chi aspetta il certificato a chi chiede ore di permesso: cosa possono fare i lavoratori e cosa rischia chi è senza

Dallo scorso 15 ottobre il Green pass è diventato obbligatorio per i lavoratori, una misura che, al di là delle contestazioni e delle polemiche, ha provocato anche diversi dubbi di carattere operativo, sia per quanto riguarda i datori di lavoro che i dipendenti. Quando va controllato il Green pass? Quanto  dura la validità in caso di tampone? Cosa fare se la certificazione scade durante l'orario di lavoro. Tutte domande lecite che riguardano i lavoratori degli uffici, delle fabbriche e delle aziende, sia pubbliche che private, alle prese con dipendenti vaccinati e non vaccinati, che quindi devono accedere al certificato verde con la via alternativa dei tamponi. 

La validità del Green pass

Quanto dura il Green pass? Prima di affrontare la spinosa questione della scadenza durante la giornata lavorativa, è opportuno ricordare la durata del certificato in base a come lo si è ottenuto. L'obbligo di Green pass sul lavoro non si traduce in un obbligo vaccinale, ma ovviamente, la certificazione verde ottenuta tramite la vaccinazione ha una durata ben più lunga di quella da tampone. 

Per i cittadini che si sottopongono alla prima dose di vaccino la Piattaforma nazionale-DGC genera il Green pass entro 12 giorni dalla somministrazione con la validità che dura dal 15esimo giorno post-vaccino fino alla data in cui viene effettuata la seconda dose. Dopo aver completato il ciclo viene generata una nuova certificazione entro le 48 ore successive alla somministrazione, che invece ha una validità di 12 mesi. 

Ma se per i vaccinati la questione è abbastanza semplice, per chi non ha voluto (o potuto) fare il vaccino, non rimane che affidarsi alla strada, sicuramente più dispendiosa e fastidiosa, dei tamponi. Nel caso di un test antigenico rapido con esito negativo, la piattaforma genera nel giro di poche ore il Green pass della validità di due giorni: 48 ore che scattano dal momento in cui è stato effettuato il tampone e non da quando è stato ottenuto il risultato. Invece, per quanto riguarda i test molecolari, la durata sarà di 72 ore. Può capitare che, sopratutto nei casi di tampone rapido, la certificazione non venga erogata in tempo per l'orario di entrata sul posto di lavoro.

In quel caso il lavoratore in attesa di Green pass può comunque accedere presentando la documentazione ottenuta dopo aver effettuato il test, che viene rilasciata dalle strutture sanitarie, dalle farmacie o dai laboratori di analisi. Per tale motivo, un dipendente che si reca in ufficio tutti i giorni, sarà costretto a sottoporsi al tampone ogni due giorni: una strategia che prevede anche un sostanzioso esborso economico. Infatti, mentre la vaccinazione è totalmente gratuita, i tamponi costano 8 euro per i minorenni e 15 euro per gli over 18. Non sono ritenuti validi ai fini di ottenere il certificato i test ''fai da te'', i test salivari o i test sierologici. Il lavoratore può decidere di sottoporsi al tampone rapido in farmacia, ma questo sarà valido soltanto per gli operatori sanitari in grado di comunicare, attraverso una procedura informatizzata i dati personali e l'esito negativo del tampone alla piattaforma nazionale, che poi metterà a disposizione del cittadino il Green pass.

Cosa succede se il Green pass scade durante l'orario di lavoro

Avendo a che fare con un documento che scade dopo 48 ore, uno dei principali timori dei lavoratori riguarda la possibilità che la scadenza avvenga durante l'orario di lavoro. Cosa succede in quel caso? Si viene allontanati dal posto di lavoro? Su questo punto il Governo  è stato abbastanza chiaro e categorico: il datore di lavoro deve controllare il Green pass nel momento del primo accesso alla sede di impiego, che si tratti di una fabbrica o di un ufficio, e non in un secondo momento. Secondo le disposizioni ufficiali quindi, se la certificazione scade durante l'orario di lavoro il dipendente può rimanere in servizio e l'azienda non è obbligata ad allontanarlo. Di conseguenza sarà poi compito del lavoratore stesso, in caso di ingresso al lavoro nel giorno successivo, effettuare un nuovo tampone ed ottenere una nuova certificazione da esibire. 

Il tampone durante l'orario di lavoro

Nel caso in cui il lavoratore sia in possesso della certificazione verde per ritardo della piattaforma, questo può chiedere delle ore di permesso in attesa del documento, oppure accedere al lavoro tramite la documentazione alternativa ottenuta dopo aver effettuato il test e che dimostra l'esito negativo del tampone. I permessi retribuiti in questa evenienza sono a tutti gli effetti delle assenze dal lavoro giustificate e retribuita come da contratto. Essendo necessario presentare il Green pass soltanto al primo ingresso, l'importante è quest'ultimo sia valido in quel momento. La possibilità di restare al lavoro dopo la scadenza del certificato non rende necessario, al netto di casi eccezionali, sottoporsi ad un tampone durante l'orario di lavoro.

 L'alternativa per chi aspetta il Green pass, come precisato anche da una delle Faq del Governo, è esibire i documenti rilasciati dopo il test: ''Per i soggetti in attesa di rilascio di valida certificazione verde e che ne abbiano diritto, nelle more del rilascio e dell’eventuale aggiornamento, sarà possibile avvalersi dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta". Inoltre, essendo la verifica circoscritta all'accesso al luogo di lavoro, il lavoratore sprovvisto di Green pass non può rimediare esibendo il documento in un secondo momento.

E chi è senza Green pass?

Veniamo al punto che ha generato maggiori polemiche: cosa succede se un lavoratore senza Green pass si reca sul posto di lavoro? Il dipendente sprovvisto di certificato verde di fatto non potrà accedere al posto di lavoro e non solo, la sua assenza sarà ingiustificata e non retribuita, come chiarito dal testo del Decreto Legge n. 127 del 21 settembre 2021: I lavoratori, nel caso in cui comunichino di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o qualora risultino privi della predetta certificazione al momento dell'accesso al luogo di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro, sono considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per i giorni di assenza ingiustificata non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato".

''Dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata -prosegue la norma - il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta". La retribuzione a cui il lavoratore rinuncia è da considerarsi relativa soltanto al giorno in cui è risultato sprovvisto di Green pass al momento di accedere al posto di lavoro. La norma inoltre parla di giornate lavorative e non di ore, motivo per cui non è possibile riammettere un lavoratore in un secondo momento: il controllo viene rimandato al giorno successivo, con il lavoratore che perde in busta paga l'equivalente di una giornata lavorativa. 

Al lavoro senza Green pass: le sanzioni

L'ultima ''strada'' da percorrere è quella in cui un lavoratore riesce ad entrare in fabbrica o in ufficio senza Green pass. Cosa succede in quel caso? Questo può avvenire in due modi: o il lavoratore ha messo in atto un piano per aggirare i controlli o il datore di lavoro non ha effettuato le verifiche in maniera corretta. Nel primo caso è ovviamente il dipendente a pagare l'irregolarità, come spiega la norma: "Il datore di lavoro deve poi effettuare una segnalazione alla Prefettura ai fini dell’applicazione della sanzione amministrativa. Infatti il lavoratore che accede al luogo di lavoro senza Green pass è soggetto, con provvedimento del Prefetto, a una sanzione amministrativa che va da 600 a 1.500 euro. Vengono poi applicate anche le sanzioni disciplinari eventualmente previste dai contratti collettivi di settore". Multe salate anche per i datori di lavoro che non effettuano le verifiche previste dalla legge: Asl e ispettori del lavoro avranno il compito di controllare le aziende, sia private che pubbliche, con le violazioni che verranno punite con una sanzione amministrativa tra i 400 e i 1.000 euro. 

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