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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Il vaccino russo / Italia

Green Pass, con Sputnik migliaia di badanti nel limbo. Qual è l'efficacia del vaccino russo?

Il problema riguarda centinaia di badanti e colf che non possono ottenere la certificazione verde. La Russia intanto annuncia: Sputnik Light efficace al 70% contro la variante Delta

Nel giorno di entrata in vigore dell'obbligo di Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro, sono ancora molti i nodi da sciogliere riguardanti la corretta applicazione della norma. Uno tra tanti la regolarità di tutti quei lavoratori che hanno sì ricevuto il vaccino, ma ne hanno ricevuto uno non riconosciuto né dall’Ema né dell’Aifa, le agenzie del farmaco europea e italiala.

A oggi i due vaccini in questione sono il russo Sputnik e il cinese Sinovac, che ha ricevuto il via libera dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. La questione riguarda moltissimi lavoratori provenienti dall’Est, in particolare quelli impiegati nel settore dell'autotrasporto e in quello dell'assistenza familiare e ai disabili. Con l’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass, sinché lo Sputnik non viene riconosciuto come vaccino valido per ottenere la certificazione verde moltissime persone restano nel limbo: le famiglie rischiano di trovarsi senza assistenza, e colf e badanti non possono lavorare, pena multe salate. Allo stesso modo anche il settore logistico rischia di perdere molta forza lavoro, così come quello agricolo.

Badanti e colf nel limbo

Il ministero della Salute in questi giorni sta lavorando a un provvedimento finalizzato ad ammettere temporaneamente anche Sputnik ai fini dell’ottenimento del Green Pass, ma le associazioni di categoria lanciano l’allarme. Soprattutto nel sistema assistenziale, visto che appunto anche badanti e assistenti familiari devono essere in regola con il certificato e che l’impossibilità a lavorare in assenza potrebbe causare pesanti problemi anche di tipo medico.

"La delicatezza del tipo di lavoro e le caratteristiche del datore di lavoro privato, quasi sempre un anziano o disabile bisognoso di assistenza, impongono una riflessione approfondita - ha infatti sottolineato Chiara Pazzaglia, presidente provinciale delle Acli di Bologna - Il settore è già stato messo in crisi dall'introduzione del reddito di cittadinanza; infatti, alcune assistenti familiari straniere che hanno titolo per richiederlo, essendo in Italia regolarmente da più di 10 anni, preferiscono questo sussidio al contratto di lavoro in regola, per pochi euro di differenza. Negli ultimi giorni, siamo alle prese con le richieste da parte dei datori di lavoro, familiari e amministratori di sostegno di questi, abbiamo risposto a un centinaio tra chiamate ed email solo nell'ultima settimana”.

La maggior parte delle domande riguarda proprio le modalità di controllo del green pass e le possibili conseguenze per lavoratori e lavoratrici che non rispettano l'obbligo: "Molti anziani non hanno lo smartphone e sono dunque impossibilitati a capire se la propria collaboratrice rispetti il requisito - prosegue Pazzaglia - Ci chiedono di delegare alle Acli il controllo periodico, ma diventerebbe molto complesso. I figli degli assistiti, poi, sono molto preoccupati per due ordini di problemi: ci sono badanti senza green pass che, però, risiedono a casa dell'assistito, dunque mantenendo il diritto alla residenza, e ci sono badanti che hanno fatto un vaccino non riconosciuto come valido in Italia, come lo Sputnik”.

Russia, Sputnik Light "efficace al 70% contro variante Delta"

Le ipotesi al vaglio del governo per risolvere questo particolare problema sono due: la prima ipotesi è quella di riconoscere come pienamente validi i cicli vaccinali completi effettuati all'estero con Sputnik e Sinovac, la seconda è quella di effettuare un'ulteriore dose con un vaccino a Rna anche nelle persone già precedentemente vaccinate.

A fronte di questa ultima ipotesi sono dunque particolarmente significativi i risultati di un recente studio riguardante l’efficacia del vaccino Sputnik Light, il monodose primo componente dello Sputnik V. Il Russian Direct Investment Fund (Rdif), il fondo patrimoniale che commercializza Sputnik all’estero, ha recentemente reso noti i dati presentati dallo sviluppatore del vaccino, il Gamaleya Institute, sul sito medico medRxiv, che attestano come lo Sputnik Light abbia un’efficacia del 70% contro la variante Delta a tre mesi dalla somministrazione.

I dati erano basati su uno studio condotto su 28.000 partecipanti che hanno ricevuto la dose di Sputnik Light e su un gruppo di controllo non vaccinato di 5,6 milioni. Lo Sputnik Light si candida quindi a essere sia un vaccino monodose "con efficacia superiore agli MRNa" - lo studio deve comunque ancora essere certificato dalla peer review prima di essere pubblicata ufficialmente - sia un "booster" da affiancare agli altri vaccini in commercio.

L’efficacia del vaccino, fa sapere sempre RDIF, sale inoltre al 75% tra soggetti di età inferiore ai 60 anni, e ha dimostrato un'efficacia superiore rispetto ad alcuni vaccini a due dosi, che hanno mostrato un importante calo di efficacia contro la variante Delta, a meno del 50%, cinque mesi dopo l'iniezione". L'efficacia come richiamo contro la variante Delta per altri vaccini sarà vicina a quella del vaccino a doppia dose Sputnik V: oltre l'83% contro l'infezione e oltre il 94% contro l'ospedalizzazione. Risultati che potrebbero aiutare la Russia a vincere la resistenza della popolazione a vaccinarsi, aumentata nonostante l’impennata di casi.

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