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Martedì, 30 Novembre 2021
Futuro incerto

Chi dovrà rinnovare il Green Pass nel 2022 e le 3 ipotesi sullo stato di emergenza

In caso di proroga del certificato verde fino all'inizio dell'estate, sono ben 18 i milioni di italiani che dovranno rinnovarlo o con tamponi negativi o vaccinandosi con la terza dose. Sul "nuovo" stato di emergenza si deciderà invece a dicembre, in extremis

Il Green Pass è valido per 12 mesi dall'ultima somministrazione. In caso di proroga del Green Pass fino all'estate (le ultime indiscrezioni parlano di giugno), sono ben 18 i milioni di italiani che dovranno rinnovarlo dal prossimo anno o con tamponi negativi o vaccinandosi con la terza dose, che allunga di 12 mesi la validità del certificato verde.

Green Pass: a quanti italiani scadrà prima della fine dell'obbligo

Sono soprattutto sanitari, over 60, docenti e personale scolastico che si sono vaccinati con due dosi tra febbraio e giugno: per loro il certificato scadrà molto probabilmente prima della fine della proroga del Green Pass. La data limite per tutti è esattamente un anno dopo la seconda somministrazione, e dunque già prima della prossima primavera per moltissimi.

Solo ipotesi chiaramente, nulla di ufficiale: ma la proroga del Green Pass oltre la scadenza prevista ora di fine dicembre è un'ipotesi molto forte. Ieri il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha spiegato che con il 90% di vaccinati (oggi siamo all’86% con almeno una dose) "si può prendere in considerazione l’allentamento delle misure come la revisione dell’utilizzo del green pass con una estensione più ridotta rispetto ad oggi". La proroga dell’obbligo di green pass anche per lavorare (è obbligatorio da venti giorni in Italia quasi ovunque nel pubblico e nel privato) farebbe inevitabilmente decollare la campagna delle terze dosi: booster o addizionale sono state somministrate a 1,6 milioni di italiani, solo il 27% della platea potenziale che potrebbe accedere alla nuova vaccinazione.

Terza dose: dubbi sui tempi per i cinquantenni

L'allargamento delle categorie coinvolte nell’operazione terza dose ci sarà, ormai viene dato per certo sia al ministero che tra i tecnici. Vanno chiariti i tempi. Per ora si procede con gli over 60, gli anziani, i fragili, gli immunodepressi e il personale sanitario. Poi si dovrebbe allargare appunto ai cinquantenni. Si tratta della categoria di cittadini più numerosa del nostro Paese e i vaccinati sono 8,1 milioni, cioè l’84% del totale in quella fascia di età. Per la gran parte di loro i sei mesi dalla seconda somministrazione saranno passati a partire dalla fine di questo mese, nota Repubblica, in particolare a dicembre e gennaio.

Nella giornata di ieri la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa ha iniziato la discussione proprio sulla terza dose agli under 60. La commissione non chiude alla possibilità di allargare a queste persone, anche se non si ritiene che ci sia urgenza. Invece per il vaccino Johnson& Johnson, il piano sarebbe quello di prevedere una seconda dose dopo sei mesi: oggi in una nuova riunione si dirà se la nuova somministrazione di vaccino contro il Covid riguarderà solo gli over 60, circa 700mila persone, o tutti, in totale 1,4 milioni.

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Speranza: "Sullo stato di emergenza si decide a dicembre"

Nel corso di un forum organizzato ieri a Roma dall’agenzia di stampa Radiocor, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha detto che è ancora presto per dire che lo stato d’emergenza finirà : "La decisione sarà presa solo a ridosso della scadenza del 31 dicembre e terrà conto della curva dei contagi in quel momento", spiega il ministro. In ogni caso secondo Speranza le misure introdotte dal Governo, su tutte vaccinazione di massa e Green Pass, "sono un modello per l’Europa e guardate con attenzione in tutto il mondo. L’Italia è leader in Europa con il 7-8% di vaccinati in più rispetto alla Germania e in vantaggio su Stati Uniti e Gran Bretagna", ha spiegato. "Sono numeri molto rilevanti - ha aggiunto - ma dobbiamo provare a salire perché la popolazione residuale non vaccinata contribuisce alla circolazione del virus e minaccia il Ssn con l’occupazione dei posti letti nei reparti ordinari e in terapia intensiva".

"In Gran Bretagna ci sono oltre 40mila contagiati ma le ospedalizzazioni non sono cresciute come nelle ondate precedenti perché il vaccino ha spezzato la relazione con il numero dei ricoverati e dei decessi", rileva il ministro. Mentre in Italia "grazie alle misure di contenimento ad ampio raggio, dai vaccini alle mascherine al chiuso, il virus è tornato a circolare ma in misura minore rispetto ad altri grandi Paesi: basti pensare che la Germania ha un’incidenza di oltre 100 casi ogni 100mila abitanti mentre noi restiamo sotto i 50". Una eventuale quarta ondata di casi fa molta meno paura "perché la stragrande maggioranza dei cittadini è protetta" conclude il ministro.

L'aumento dei contagi? "La situazione della situazione virale nel Paese rimane una delle più favorevoli di tutto il continente. L'occupazione dei posti letto nelle terapie intensive e nelle aree mediche è largamente contenuto, certo va data dovuta attenzione nel numero dei nuovi contagiati" dice a Rai Radio1 anche Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico.

Nessuna regione vicina alla zona gialla

Nessuna regiione italiana rischia la zona gialla a breve. Ieri il barometro della pandemia segnava tempo stabile: 2.844 contagi, più o meno gli stessi del giorno prima, ma il trend resta in crescita. A livello nazionale è stata superata l'asticella dei 50 casi settimanali ogni 100 mila abitanti

In questo momento l'unica candidata che si avvicina lentamente alla fascia gialla, nella quale si indossano nuovamente le mascherine all'aperto e si riduce la capienza di cinema e stadi, è il Friuli Venezia Giulia, dove l'incidenza è di 127,7 positivi ogni 100 mila abitanti e il 10% dei letti in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid. Ma reggono bene i reparti di medicina dove il tasso di occupazione è solo del 6%.

Le regole attuali, lo ricordiamo, prevedono il passaggio in zona gialla quando si supera la soglia di 50 nuovi casi positivi a settimana su 100mila abitanti, quando i posti letto occupati in terapia intensiva sono oltre il 10% e quando i ricoveri in area medica sono oltre il 15%. Tutti e tre i parametri devono essere superati contemporaneamente.

Le ipotesi sullo stato di emergenza nel 2022

A proposito di Cts, torniamo allo stato di emergenza (senza proroga il comitato tecnico scientifico in teoria decade). L'Italia è in stato d'emergenza dal 31 gennaio 2020 a causa del coronavirus. Il governo decise di prendere la situazione in mano per avere la possibilità di stabilire dall’oggi al domani, senza passare dal Parlamento, come affrontare la pandemia. Lockdown, poi chiusure e restrizioni varie: lo stato d'emergenza nel tempo è stato prorogato (l'ultima volta a luglio 2021). Ma fino a quando sarebbe "legale" prorogarlo ancora? C'è al momento solo una legge di riferimento. È un decreto legislativo del 2008, il numero 1: è il Codice della Protezione civile. Ed è l’unico che parla di come ci si deve comportare con lo stato di emergenza. All’articolo 24, comma 3, si legge: "La durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi". I conti sono subito fatti: lo stato di emergenza non può durare più di 24 mesi. Il che significa che non potrà essere prorogato oltre il 31 gennaio 2022. Al momento la scadenza è fissata al 31 dicembre 2021.

Cosa può fare il governo? Le ipotesi sono tre: la prima è la modifica del decreto legislativo del 2008, il numero 1, il Codice della Protezione civile, estendendo il numero massimo di mesi per lo stato di emergenza a 27 mesi o più. la seconda è una proroga dello stato di emergenza in deroga al dlgs 1/2018, senza modificarlo. La terza è la dichiarazione di un nuovo stato di emergenza: se è vero che lo stato di emergenza attuale può essere prorogato soltanto fino al 31 gennaio 2022, è possibile, come sottolineato nei mesi scorsi da alcuni giuristi, che il governo valuti se proclamarne uno nuovo in caso di una crisi "inedita". Basterebbe forse, in fondo, dire che ora siamo di fronte a una nuova minaccia, quella costituita dalle varianti del Covid-19. Uno scenario improbabile, ma che non si può per ora escludere.

Non si tratta di decisioni facili in ogni caso: lo stato di "emergenza" nasce per altri motivi (prima del Covid era stato decretato per intervenire su situazioni territoriali devastate da alluvioni o terremoti o da gravi disastri), non può essere legato a lungo alla campagna vaccinale. Uno stato di emergenza, preso "in prestito" da un decreto nato per altri fini, dopo quasi 2 anni appare a molti una forzatura visto che una emergenza in senso stretto è qualcosa di immediato. Il parlamento ha avuto 20 mesi di pandemia di tempo per pensare ad altri strumenti con cui emanare decreti e leggi, non in emergenza, con l'obiettivo tutelare la salute di tutti.

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