Martedì, 26 Ottobre 2021
Green Pass

Il caso dei vaccinati all'estero che non possono lavorare

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha spiegato che il Governo sta cercando un rimedio

Con l’estensione dell’obbligo del Green Pass anche per lavorare, si pone una questione importante che riguarda gli italiani che, all’estero, si sono vaccinati con sieri non autorizzati dall’Ema. Una questione a cui il Governo sta cercando rimedio, come ha spiegato il Sottosegretario alla Salute Andrea Costa: “Il governo ha cercato di migliorare il provvedimento sul Green Pass, è importante anche l'impegno a emettere una circolare nei prossimi giorni che crei le condizioni - a seguito del parere dell'Aifa e della Direzione prevenzione del ministero della Salute - per riconoscere ai cittadini italiani che si sono vaccinati all'estero con immunizzanti non autorizzati dall'Ema di poter accedere al Green Pass". Ieri infatti è stato approvato un emendamento che prevede l'emanazione di una circolare nei prossimi giorni che vada a dare una risposta.

Serve per dare una risposta a tutte quelle persone come Mariangela Borello, un'insegnate che per anni ha vissuto e lavorato in Messico. Era lì quando è esplosa la pandemia ed è lì che si è vaccinata prima di tornare in Italia. Lo ha fatto perché ne ha avuto la possibilità e ha pensato che fosse la cosa più giusta da fare per stoppare questo maledetto virus. 

Come riporta anche TorinoToday, lei non è una no vax o una no green pass; lei è una cittadina finita in una ragnatela inspiegabile. “Mi sono vaccinata in Messico con il vaccino monodose Convidencia. Una volta tornata in Italia il 5 luglio sono andata all'ufficio di igiene dove mi hanno registrato il vaccino, ma contestualmente mi hanno comunicato che non era valido per ottenere il green pass". 

Sul momento Mariangela non si è preoccupata, quello era il periodo in cui la carta verde era necessaria solamente per entrare al ristorante o in altri pochi luoghi, ma adesso la situazione si è complicata: "Io sono insegnante di ruolo in un liceo torinese e qui a scuola ho bisogno del green pass. Tutti mi hanno cercato di aiutare, ma dall'Asl mi hanno detto che dalla Regione Piemonte avevano confermato che non potevo avere alcuna esenzione e che l'unica cosa che potessi fare era effettuare un tampone ogni 48 ore". Tamponi che esegue a sue spese. 

Una situazione ingiusta dalla quale però non si esce: "Anche il mio medico ha cercato una soluzione, ma nulla. Ho chiesto anche di essere vaccinata di nuovo, ma non mi vogliono vaccinare perché ho già completato il mio ciclo vaccinale. È un vuoto legislativo. Sul sistema informatico della rete regionale risulta che ho concluso il mio ciclo vaccinale. Io sono vaccinata, solo che non piace il mio vaccino". 

Cosa fare dunque? Silvio Magliano, consigliere regionale dei Moderati, ha chiesto in consiglio regionale la convocazione di una commissione ministeriale per identificare le modalità per rendere equipollenti i vaccini somministrati negli altri continenti con quelli riconosciuti in Italia."Io ho bisogno del green pass per poter lavorare", conclude Mariangela, "Io non sono una 'no vax', una 'no green pass'. Io capisco che è giusto vaccinarsi e credo che questo vuoto debba essere sanato il prima possibile".

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