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Sabato, 21 Maggio 2022
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È iniziata la guerra del gas (e il vituperato Tap forse ci salverà)

Con la crisi ucraina che rende sempre più tesi i rapporti con la Russia e le riserve di Gazprom sotto media, l'Azerbaigian è pronto a usare a capacità piena il Tap per inviare il gas del Caspio in Europa

L'Azerbaigian è pronto a portare il gasdotto Tap, che raggiunge l'Italia sulle coste pugliesi, alla sua capacità totale, 10 miliardi di metri cubi di gas, per aumentare le esportazioni di gas verso l'Europa. Lo ha annunciato il ministro dell'Energia azerbaigiano Parviz Shahbazov. "Abbiamo discusso con il direttore esecutivo Luca Schieppati della possibilità di operare il Tap alla sua dimensione totale e un futuro aumento delle forniture". 

Che cos'è il Tap

Il Tap fa parte del Corridoio sud e trasporta in Europa il gas estratto dalla seconda fase di sfruttamento del giacimento Shah Deniz nella sezione azerbaigiana del Mar Caspio. Due giorni fa il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano aveva espresso l`interesse del governo italiano a un incremento nell'approvvigionamento di gas naturale azerbaigiano in occasione del colloquio telefonico con il ministro Shahbazov.

Circa otto miliardi di metri cubi di gas azero sono trasportati ogni anno in Italia dal gasdotto Trans-Adriatico, il famigerato TAP che aveva tanto fatto discutere per gli effetti ambientali in Puglia. Il gasdotto attualmente opera all'80% delle sue capacità. In occasione del colloquio, il Sottosegretario Di Stefano ha rimarcato la necessità di raggiungere quanto prima la portata di dieci miliardi di metri cubi di gas naturale, al fine di rendere il TAP pienamente operativo.

Il Sottosegretario ha, inoltre, avviato una riflessione sull'opportunità di raddoppiare la portata del TAP in senso strategico, con l'obiettivo di diversificare le fonti di approvvigionamento di gas naturale e incrementare la sicurezza energetica europea. Nel lungo periodo, inoltre, l'infrastruttura potrebbe essere utilizzata per il trasporto di idrogeno.

Il Ministro Shahbazov ha espresso la disponibilità del governo azero ad un aumento della capacità del gasdotto a condizione di un parallelo incremento della domanda di gas naturale da parte degli operatori economici nel medio e nel lungo periodo. Al riguardo, il Sottosegretario Di Stefano ha ricordato che è in corso un market test per sondare la disponibilità degli operatori italiani. Intanto domani a Baku si apre l'ottava riunione del Consiglio ministeriale del Corridoio meridionale del gas: l'Italia dovrebbe essere rappresentata dalla sottosegretaria per la Transizione ecologica, Vannia Gava.

La crisi ucraina e l'arma del gas

L'importanza della riunione è data oltre dagli sviluppi della crisi ucraina - con il rischio di interruzione dei rifornimenti di gas dalla Russia - ma anche dall'aumento dei costi della materia prima e -sopratutto- dal dimezzamento dei flussi in arrivo da Gazprom. 

Se Vladimir Putin ha sempre sostenuto che l'Unione Sovietica prima e la Russia poi si sono sempre dimostrati un fornitore di energia "affidabile" per l'Europa e che i flussi non si sono mai fermati, nonostante i periodi di tensione tra i due blocchi, ora l'Ue accusa apertamente Mosca di usare il gas come "un'arma", infrangendo dunque quel 'patto fra gentiluomini' che legherebbe a doppio filo l'Europa (consumatrice) alla Russia (produttore). 

Gazprom, il colosso del gas, assicura che i contratti con i suoi clienti europei vengono "rispettati in pieno". Eppure l'European Union Agency for the Cooperation of Energy Regulators mostra chiaramente che nel trimestre ottobre-dicembre 2021 i flussi di metano russo verso l'Ue sono calati, rispetto 2020, del 24%. Non solo. La stessa Gazprom rivela che a gennaio, in pieno inverno, in piena crisi energetica, le esportazioni verso l'Ue sono crollate del "41,3%" se paragonate al 2021. La commissaria Ue all'Energia Kadri Simson nota poi che i gasdotti russi viaggiano a una capacità "del 50%" più bassa della media e che i depositi Gazprom sono pieni "al 16%".

In pratica la Russia al crescere dell'offerta non avrebbo onorato i contratti a lungo termine non avrebbe aperto i rubinetti per vendere invece sullo mercato e facendo schizzare i prezzi.

L'Europa può fare a meno del gas russo?

In questo contesto di vera e propria guerra del gas si può leggere anche il conflitto ucraino. L'Ucraina si vedrebbe tagliata fuori dalla rotta del Nord Stream 2, il nuovo gasdotto che porterà il metano dalla Russia alla Germania via Mar Baltico, e chiede il rispetto del suo ruolo. Ma il gas che passa dall'Ucraina costa di più - perché si paga il transito a Kiev - e inoltre lo fa attraverso una struttura vetusta e poco manutenuta. "Se aumentiamo la pressione il gasdotto esplode", ha ammonito Putin a dicembre.

Cosa è successo quindi? Le forniture sono aumentate attraverso le nuove rotte del Nord Stream e del TurkStream mentre sono crollate in Bielorussia e Ucraina. Un monito chiaro all'Europa che ha invece scelto di inserire il metano (insieme al nucleare) come volano della transizione verso le emissioni zero. E che farà aumentare il prezzo del gas. 

Insomma: ci troviamo nel bel mezzo di una vera e propria sfida geopolitica con la Russia che vorrebbe difendere il suo ruolo egemone mentre l'Europa è alla ricerca di fonti di approvigionamento alternative. L'unica che ha qualche chance di essere presa in considerazione è l'importazione di gas naturale liquefatto, il Gnl, che a oggi ammonta al 18% delle forniture di gas dell'Ue. Il presidente statunitense Joe Biden ha fatto sapere che la sua amministrazione sta lavorando per togliere a Putin la sua principale arma di ricatto nei confronti dell'Ue e i paesi Nato: i 14 miliardi di metri cubi di metano con cui la Russia ogni mese rifornisce l'Europa. Ma c'è anche un diretto interesse produttivo: gli Usa sono tra i giganti mondiali del Gnl.

Nel mezzo ci siamo noi, a fare i conti con bollette ormai a prezzi stellari.

La crisi tra Russia e Ucraina spiegata in breve

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