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Sabato, 13 Aprile 2024
L'intervista

"Siamo solo all'inizio del conflitto: Putin vuole ricreare l'impero russo"

"Ci vorrà del tempo per avere le armi chieste all'Occidente, ma questo potrebbe portare l'Ucraina a riprendersi tutti i territori" spiega a Today.it Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali

Il 24 febbraio del 2022 l’esercito russo invase l’Ucraina nella convinzione di conquistare il Paese in sole due settimane. Un anno dopo "l’operazione militare speciale" per "smilitarizzare il Paese" e "proteggere il Donbass" è ancora all’inizio. Gli ucraini stanno dimostrando una determinazione inaspettata nel difendere i propri territori mentre Stati Uniti ed Europa sono riuscite a creare un fronte compatto contro Mosca e una coesione politica inattesa nel fornire aiuti a Kiev. Nonostante questo Putin sembra determinato a voler andare avanti nel conflitto, con l'obiettivo di creare una frattura interna alla Nato per arrivare alla vittoria.

"La guerra è una cosa lunga e la Russia ha ancora mezzi e soldati a disposizione", ha spiegato Andrea Margelletti, presidente Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali in un’intervista a Today. Putin, "uno che sulla carta d’identità ha dittatore", vuole "ricreare l’impero russo e ridare alla Russia territorialmente e come standing internazionale il ruolo che ritiene gli appartenga storicamente per diritto divino", ha aggiunto. In più occasioni, infatti, il presidente russo ha affermato che questa guerra non è contro l'Ucraina, ma contro gli Stati Uniti.

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È passato un anno dall’invasione russa dell’Ucraina. A che punto della guerra siamo?

"Siamo agli inizi del conflitto, auspico che in questo momento non ci siano delle rapide accelerate che potrebbero essere soltanto profondamente degenerative. Quando si legge di una controffensiva russa di primavera, di armi decisive, offensive decisive, attacchi decisivi, ne parlano solo persone che non hanno idea di quello che dicono. La guerra è una cosa lunga e sporca e ha dinamiche completamente inverse ai tempi dei media e alla pazienza del pubblico".

Mosca aveva pensato a una guerra lampo. Perché la strategia di Putin si è rivelata fallimentare?

"Non si è rivelata fallimentare la strategia, si è rivelata fallimentare la tattica di Putin (la strategia è un piano d'azione di lungo termine per raggiungere uno scopo mentre la tattica è il metodo utilizzato per conseguire determinati obiettivi, ndr). Le forze armate russe non erano preparate quanto probabilmente gli avevano detto, ma sicuramente le capacità di informazioni che gli occidentali sono stati in grado di ottenere sono state tali da poter totalmente svelare in anticipo i piani delle forze armate di Mosca. E quindi la sorpresa, che è una delle cose principali sul piano militare, in questo caso è venuta a mancare".

Quali sono i punti di forza di Kiev?

"Il più importante è la ragione: loro sono gli attaccati, la forza morale di chi è attaccato è infinitamente più rilevante di quella dell’attaccante. Lo dimostrano i tanti interrogatori che sono stati fatti ai soldati russi, ragazzi giovani che non sapevano neanche dove stavano e per quale motivo stavano combattendo. Ogni ucraino, invece, ha ben chiare le motivazioni per le quali combatte".

Zelensky ha chiesto all’Europa carri armati Leopard 2, aerei da combattimento di ultima generazione e missili a lunga gittata. Con queste armi Kiev riuscirà a contrastare l’invasione russa?

"Io credo che alla fine gli ucraini avranno, probabilmente con il tempo, tutte le armi che hanno chiesto. Ci vuole tempo, ma questo potrebbe portare l’Ucraina a riprendersi tutti i territori, anche quelli antecedenti al febbraio dell’anno scorso".

È vero che Kiev sta bruciando più proiettili di quanto i paesi occidentali riescono a fabbricare? 

"Sì, è un fatto normale perché la guerra è un tritacarne che consuma risorse prima di tutto umane e poi materiali a una velocità spaventosa. Come io sostengo da marzo dell’anno scorso, la guerra è diventata ormai anche un fatto industriale: o noi mettiamo le industrie sul 'piede di guerra' con un raggio di produzione totalmente sconosciuto negli ultimi 70 anni - visto che dal '45 a oggi non abbiamo dovuto supportare conflitti di lunga durata a questi ritmi -, o probabilmente per questioni tecnicamente industriali non potremmo continuare a sostenere l’Ucraina".

Mosca ha perso la metà dei suoi carri armati migliori ma può contare su un numero enorme di reclute. Quanto riuscirà ad andare avanti nel conflitto?

"Credo molto perché i russi hanno ancora un’enorme capacità di mezzi, anche se antiquati, e risorse umane pressoché inesauribili. Quindi dipenderà moltissimo dalla coesione del Paese e dalla stabilità della Russia il poter continuare a mandare a morire migliaia e migliaia di giovani".

La Russia riuscirà ad avere armi da altri Paesi?

"Putin potrebbe ricevere sostegno militare da alcuni alleati, in particolare dagli iraniani e probabilmente dalla Corea del Nord. Si tratterebbe, però, di materiali non qualitativamente all’altezza di quelli che stanno ricevendo gli ucraini dall’Occidente".

Putin e Zelensky non sembrano intenzionati a negoziare la pace. Come evolverà il conflitto?

"Non bisogna mai mettere sullo stesso piano l’attaccato e l’attaccante, perché sono piani morali profondamente diversi. Noi abbiamo le leggi e i regolamenti nazionali e internazionali affinché l’evoluzione umana abbia un senso, sennò torniamo alla legge del taglione. E le dico un’altra cosa, è ininfluente – ed è questa la cosa grave – che si sia spostata la dialettica sul fatto che Zelensky sia simpatico o meno. Charles De Gaulle era indiscutibilmente una persona poco simpatica ma era il leader della Francia libera invasa dai nazisti. Non siamo in un reality dove dobbiamo prendere i like. Noi dobbiamo renderci conto che c’è un Paese dove spariscono i bambini, dove ci sono migliaia di vittime, dove la gente muore per il freddo non per le bombe, per assideramento perché sono state bombardate le centrali elettriche. Di fronte a questo, che il presidente di quel Paese sia simpatico o meno le devo dire onestamente che è totalmente irrilevante".

Secondo il ministro degli Esteri russo Lavrov l'Occidente sta raggiungendo "il punto di non ritorno". Potrebbe davvero scoppiare la terza guerra mondiale?

"Il punto di non ritorno lo stanno raggiungendo i russi. Noi stiamo facendo questa intervista perché la Russia ha invaso l’Ucraina non perché l’Occidente sta aiutando gli ucraini. Noi li stiamo aiutando perché i russi li hanno invasi e quindi è ovvio che i russi facciano attività di propaganda contro l’Occidente".

La Russia potrebbe davvero utilizzare le centrali nucleari per raggiungere i propri scopi?

"Se davvero volesse utilizzare il nucleare userebbe quello militare perché lo si può usare meglio, dove lo si vuole utilizzare".

Sale la tensione in Moldavia. Putin potrebbe reclamare anche questo territorio?

"Io sono convinto dall’anno scorso che questo conflitto abbia in sé i germi di una guerra europea. Le mire di Putin sono molto semplici, le ha spiegate lui stesso fuor di metafora. Il presidente russo vuole ricreare l’impero russo e ridare alla Russia territorialmente e come standing internazionale il ruolo che la Russia ritiene che gli appartenga storicamente per diritto divino, immagino. L’Ucraina è dei russi e quindi vogliono prendersela tutta e non solo l’Ucraina".

La Von der Leyen ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni Ue contro Mosca per 11 miliardi. Le sanzioni stanno funzionando?

"Le do una risposta molto onesta. Le sanzioni funzionano, bene o male, nella misura in cui i paesi che sanzionano rispettano le regole. C’è da considerare poi che le sanzioni alla Russia non le hanno messe tutti i paesi del mondo. Per mettere fine a questa invasione dovremmo mantenere tutti la stessa coerenza politica come abbiamo fatto fino ad adesso. Perché la grande speranza della Russia è quella che il fronte compatto politicamente si divida. Bisogna vedere quanto restiamo uniti. Mi rendo conto che nel concetto di tempo occidentale che ormai viviamo - i 15 secondi di Tik Tok o i 120 caratteri di Twitter - un anno sembra un’eternità, ma un anno è niente. È che le dinamiche della storia sono un pochettino più ampie della gestione della nostra pazienza e della nostra soglia di attenzione. Speriamo che gli ucraini continuino a resistere: stanno dando una lezione di democrazia e di coesione morale a tutto il mondo".

Andrea Margelletti presidente CeSI

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