Sabato, 13 Luglio 2024
Hikikomori

I 50mila ragazzi italiani chiusi in casa da almeno sei mesi, senza mai uscire

Sempre più ragazzi si isolano, tagliano i rapporti con amici e genitori e scelgono di vivere in una bolla virtuale con effetti devastanti sulla salute. L'allarme del ministro Valditara sugli hikikomori

Vivono chiusi e isolati in casa per scelta, spesso senza mai uscire dalla loro cameretta, passando intere giornate sui social network e con i videogiochi. Hanno tagliato i ponti con il mondo reale, chiuso i rapporti con amici e genitori. È la vita dei cosiddetti "hikikomori". Sono 50mila quelli italiani, secondo il dato fornito dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara alla presentazione della "Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2024". 

In giapponese il termine hikikomori significa "stare in disparte" e viene usato per descrivere un giovane che si confina volontariamente in casa, isolandosi dal resto del mondo per un periodo di almeno sei mesi. I comportamenti più comuni sono il rifiuto di uscire, di andare a scuola, a lavoro e il tagliare i contatti umani con gli amici e, a volte, anche con i genitori. Il mondo esterno viene sostituito da una bolla virtuale, fatta di social network, videogiochi e piattaforme di streaming.

Il fenomeno è stato riconosciuto per la prima volta in Giappone negli anni Novanta, in un libro dello psichiatra e scrittore giapponese Saito Tamaki. La natura specifica di questo comportamento rimane però ancora oscura, per certi versi. Per una parte della letteratura scientifica, la condizione di hikikomori dovrebbe essere considerata come un disturbo psichiatrico a tutti gli effetti. Questa opinione viene rigettata da altri esperti, che invece considerano il fenomeno come una sorta di sindrome culturale. Un punto di vista che, in origine, ha trovato forza nelle condizioni socio-culturali giapponesi, ma che ormai da tempo si è diffuso in tutto il mondo, Italia compresa.

In Italia ci sono 50mila hikikomori

Le parole del ministro Valditara hanno nuovamente acceso i riflettori sul fenomeno. I dati presentati sono preoccupanti e mostrano come la piaga nata in Giappone sia ormai comune anche nel nostro Paese. La condizione vissuta da questi 50mila ragazzi può avere conseguenze estremamente gravi: depressione, ansia, disturbi dissociativi e autolesionismo sono solo alcuni degli effetti dell'auto esclusione sociale.

Riprendendo i dati di un rapporto dell'Ocse (l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), Valditara ha ricordato che un ruolo chiave "è giocato dall'abuso del cellulare e dei social media che danneggiano anche l'attenzione e il rendimento scolastico". Poi, citando uno studio dell'Unesco, il ministro ha sottolineato gli effetti dell'abuso del cellulare su fantasia e creatività. Si tratta di una tesi sostenuta da diverse analisi che testimoniano l'aumento di stati d'ansia, di depressione e di isolamento sociale legato alla dipendenza dai cellulari. A tutto questo vanno aggiunte altre dinamiche della rete che favoriscono l'isolamento e i disturbi psichiatrici. Come il cyberbullismo, di cui il 45% dei ragazzi dichiara di essere stato vittima, e il gioco d'azzardo, un'esperienza vissuta online da un milione e 300mila ragazzi solo nel 2023.

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