Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Cosa sta succedendo tra il governo e le Regioni sugli impianti da sci

Gli enti locali e i gestori in pressing sull'esecutivo per permettere la settimana bianca e la riapertura dei luoghi. Ma intanto scende in campo l'Europa e Conte fa sponda con Macron e Merkel

Il nuovo fronte aperto tra il governo e le Regioni riguarda l'apertura degli impianti da sci. E a quanto pare non ci sarà nessuna settimana bianca nel Natale 2020. Anche perché c'è un fronte piuttosto unito in Europa che comprende, oltre all'Italia, anche Francia e Germania per vietare le vacanze sulla neve. 

Cosa sta succedendo tra il governo, le Regioni e i gestori degli impianti da sci

Andiamo con ordine. Nei giorni scorsi la Conferenza delle Regioni ha approntato un protocollo per permettere l'apertura degli impianti da sci a dicembre. Dopo lo stop del 24 ottobre, gli impianti sciistici sono chiusi ma secondo gli enti locali potrebbero riaprire con alcune linee guida. Che sono in sintesi queste:

  • gli impianti al chiuso, come funivie e cabinovie, nelle regioni arancioni potranno viaggiare al 50% della capienza. Nessuna limitazione sul numero dei passeggeri, invece, per le seggiovie, dove però sarà obbligatorio l’uso della mascherina;
  • gli impianti al chiuso potranno viaggiare al massimo della capienza soltanto in caso di eventi atmosferici eccezionali per evitare assembramenti di persone e solo per il tempo strettamente necessario per portare gli sciatori a valle;
  • i gestori degli impianti dovranno assicurare il distanziamento interpersonale di un metro in tutte le fasi che precedono il trasporto (e che dovrà essere rispettato anche dai nuclei familiari). Ai gestori spetta organizzare i flussi delle code;

Ovviamente, come all'epoca per le discoteche, l'iniziativa delle Regioni è arrivata in seguito alle pressioni della filiera: albergatori, gestori degli impianti, amministratori dei luoghi che rischiano di perdere una fonte di reddito importanti. Confindustia Alberghi ha diffuso una nota in cui protestava per la chiusura reiterata parlando di "un colpo di grazia all’economia della montagna che rischia di travolgere anche il settore alberghiero". Secondo i gestori sono a rischio 120 mila posti di lavoro. 

Settimana bianca addio: perché il governo non vuole aprire gli impianti da sci

Dall'altra parte della barricata però c'è il governo Conte. Che ha paura di vedere ripetersi le scene viste a metà ottobre a Cervinia, con lunghe code su seggiovie e skilift e assembramenti in biglietteria. E che ieri, con l'intervento del presidente del Consiglio da Lilli Gruber a Otto e Mezzo sembra aver definitivamente chiuso la questione: "Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto, ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile". 

Ma dall'altra parte nessuno vuole arrendersi. "Per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori" gli impianti vanno aperti, sottolinea il vicepresidente della Conferenza Giovanni Toti che definisce le linee guida un "contributo propositivo" al governo affinché si possano "condividere" i "necessari approfondimenti sul piano della collaborazione istituzionale nell'interesse dei cittadini, del tessuto socioeconomico del Paese e nel rispetto delle necessarie regole di prevenzione". L'esecutivo "riveda le scelte" aggiungono gli assessori con delega agli impianti di Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia ribadendo come ogni iniziativa sarà caratterizzata da "una massima attenzione alla sicurezza" e sottolineando come "molte realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca, tra cui scuole sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalità in genere, aspettano risposte per programmare la stagione invernale". 

Un aiuto per tenere il punto, spiega oggi Repubblica, sta però arrivando dall'Europa. Il premier ha parlato al telefono il 17 novembre con Emmanuel Macron, poi con l’austriaco Sebastian Kurz, infine il 20 anche con Angela Merkel.

Alla Cancelliera ha chiesto anche di farsi promotrice di un protocollo europeo che fissi le tappe per la riapertura graduale degli impianti, dopo le festività. Insieme, hanno concordato che l’errore estivo è stato proprio quello di riaprire tutto in modo troppo rapido e senza raccordo.

Probabile allora che il 2 dicembre la Commissione europea pubblichi nuove raccomandazioni ai governi su come allentare le misure in maniera coordinata e non affrettata, per evitare che il Natale provochi la temuta recrudescenza. All’interno di queste linee guida dovrebbero esserci anche i limiti alle vacanze invernali.

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