Giovedì, 5 Agosto 2021
I numeri del dramma

Morti sulle strade: il post-lockdown è un bollettino di guerra

Stando ai dati dell'Asaps solo nel terzo fine settimana di giugno si sono contati 590 incidenti e 14 vittime. Stiamo tornando alla drammatica routine di prima della pandemia? Di sicuro in Italia si muore di più che negli altri grandi Paesi europei

Foto di repertorio ANSA

Esaurito "l'effetto pandemia" i morti sulle strade tornano a crescere. Secondo l'Asaps (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale) nel mese di aprile del 2021 sulla rete autostradale gli incidenti sono aumentati del 254% rispetto ad un anno fa, mentre i feriti addirittura del 451%. Se prendiamo i numeri di maggio, le differenze si assottigliano con un +91% di sinistri e +197% di feriti. D'altra parte proprio a maggio dello scorso anno c'era stato un primo allentamento delle restrizioni accoampagnato da una ripresa fisiologica della mobilità. Vero è che con il lockdown c'è stato un calo netto degli incidenti: dai numeri (ancora parziali) dell'Istat, complici le restrizioni, da gennaio a settembre del 2020 i sinistri con lesioni sono diminuiti del 29,5% rispetto all'anno precedente, mentre le vittime del 26,3%. 

Ma si tratta di un calo che è una diretta conseguenza della pandemia. Tant'è che già nel terzo fine settimana di giugno si sono contati 590 incidenti rispetto ai 528 del 2020 e non molti di meno dei 648 del 2019. Le vittime sono state in tutto 14, contro le 16 di due anni fa. Insomma, stiamo tornando alla consueta e drammatica routine. "In alcuni casi la sensazione è che ci apprestiamo a superare anche i dati del 2019" spiega a Today il presidente dell'Asaps Giordano Biserni che sottolinea come sia in atto non da oggi "una sorta di narcotizzazione del rischio". Perché, dice Biserni, "ogni fine settimana muoiono 15-20 giovani" e "non c'è nessun Covid che uccide così tanto". E dunque: "Cosa stiamo facendo per impedire tutto questo?". Dire che i numeri degli incidenti al volante sono impressionanti non è un'esagerazione giornalistica: basti pensare che nel 2019 ci sono stati più di 172mila sinistri con lesioni, circa 470 al giorno, mentre nello stesso anno le vittime sono state 3.173 contro le 2.390 del 2020. Un dato quest'ultimo condizionato appunto dalle restrizioni. 

Certo, negli anni qualcosa è cambiato. I dati Istat ci dicono che nel 2001 i morti erano stati addirittura 7.096, i feriti oltre 373mila (grafici in basso). Solo nell'ultimo decennio (dal 2010 al 2019) c'è stata una riduzione degli incidenti pari a circa il 20%.

Ma la strada da fare è ancora molto lunga. Nel nuovo rapporto European Transport Safety Council (ETSC), uscito qualche giorno fa, si fa presente che tra i Paesi UE, solo la Grecia, con una riduzione del 54%, ha superato l'obiettivo europeo di dimezzare il numero delle vittime della strada tra il 2010 e il 2020. L'Italia e altri nove Paesi (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Lituania, Portogallo, Slovenia, Spagna e Ungheria) hanno ottenuto una diminuzione di circa il 37%. Il nostro Paese partiva però da una base già non proprio rassicurante. Nel 2010 i morti per milione di abitanti erano 69,5 contro i 63,6 della Francia, i 44,6 della Germania e i 53,3 della Spagna. Nell'ultimo decennio siamo scesi a 40,1 ma tra i grandi Paesi europei (Regno Unito compreso) siamo il fanalino di coda con 40,1 vittime ogni milione di abitanti.

morti incidenti italia-2

Cosa si può fare? Biserni fa notare che ci sono degli elementi che tornano sempre quando si parla di incidenti stradali: "Velocità inadeguate, distanze di sicurezza non rispettate e poi la distrazione" rappresentata sempre più spesso dal cellulare alla guida, una "sbornia del terzo millennio". Se parliamo di tasso di mortalità le strade più pericolose sono le statali e le provinciali (e non le autostrade) "perché sono le strade più inadeguate alla mobilità mista". Quanto ai rimedi "una bacchetta magica non c'è" dice il presidente dell'Asaps. Di sicuro bisognerebbe agire su più fronti. Tornare a fare informazione, "come ai tempi delle campagne sulle stragi del sabato sera". E poi i controlli: "Non possiamo pensare di delegare tutto all'elettronica con gli autovelox, che vanno bene e sono utili, ma servono anche le pattuglie. Chi va a intercettare sennò chi usa il cellulare alla guida, chi fa uso di alcol o di sostanze?". 

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