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Lunedì, 6 Febbraio 2023
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Perché l'influenza sta colpendo di più i bambini: sintomi e durata

Impossibile dire se i casi siano più gravi o gravati da complicanze rispetto agli anni scorsi. I bilanci si fanno alla fine della stagione influenzale, quindi nella primavera del 2023. I più piccoli, specialmente da 0 a 2 anni, non hanno incontrato mai questi virus

L'epidemia influenzale è iniziata prima del solito. Il rapporto Influnet mostra che i livelli attualmente registrati sono quelli che negli altri inverni (prima del 2020) si registravano durante il picco influenzale. Sono tre le Regioni, Lombardia, Emilia-Romagna e Umbria, ad essere più colpite in questa fase con "un'incidenza che ha superato la soglia del livello di entità molto alta". Lo evidenzia proprio l'ultimo rapporto dell'Istituto superiore di sanità. Nella mappa le tre regioni sono evidenziate con il colore rosso intenso. Le provinca di Bolzano, il Veneto e le Marche hanno una incidenza da rosso, poco sotto il livello di entità molto alta e a rischio di superarlo. Mentre tre Regioni (Campania, Calabria, Sardegna) non hanno attivato la sorveglianza.

Influenza 2022-2023: il punto della situazione

Impossibile dire, spiegano da giorni i medici, se i casi siano più gravi o gravati da complicanze rispetto agli anni scorsi. I bilanci si fanno alla fine della stagione influenzale, quindi nella primavera del 2023. Il numero di bambini colpiti dai virus dell'influenza è senz'altro di gran lunga più elevato rispetto a quello registrato nelle ultime due stagioni invernali.

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"Stiamo sperimentando quello che in Australia hanno appena subito, una stagione particolarmente pesante con un inverno (corrispondente al nostro agosto), in cui si è diffusa una nuova variante di virus influenzale che ha determinato la peggiore stagione degli ultimi 5 anni", sottolinea il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano, ai microfoni di Sky TG24. "Questa partenza razzo è legata al fatto che per due anni, mentre eravamo impegnati sul fronte Covid, non ci sono state infezioni che abbiano rinforzato le difese immunitarie. Questo virus ha già colpito i più piccoli, nella fascia 0-4 anni, e ora sta diffondendosi ai loro famigliari", spiega ancora Pregliasco.

L'epidemiologo Giovanni Rezza, intervistato dal Corriere, dice che "sotto i 5 anni c’è stata un’impennata a 40,8 casi per mille rispetto a 29,6 della settimana precedente". "I più piccoli, specialmente da 0 a 2 anni, in pratica non hanno incontrato mai questi virus perché hanno trascorso gli ultimi due inverni a casa o con le scuole chiuse. L'influenza in quelle stagioni ha fatto fatica a diffondersi. Sono quindi molto esposti al contagio".

Impennata di casi tra i bambini

Sull'impennata dei casi di influenza tra i bambini, "parto dalla premessa, a scanso di ogni forma di ingiustificabile allarmismo, che quella dell'influenza è un'epidemia che si conosce da sempre, che si ripete ogni anno durante il periodo invernale e alla quale i medici, e i pediatri, sono abituati. L'influenza dev'essere considerata per quel che realmente è: una malattia da eccesso di prossimità. Nel senso che i bambini si ammalano nel momento in cui iniziano la frequenza delle attività in comunità. Per cui, tanto per provare a spiegare in pochissime parole l'argomento di cui si parla in questi giorni, basterebbe porre ai genitori, preoccupati dagli acciacchi influenzali dei propri figli, una domanda semplice: 'ma 24 mesi fa, quando tutti noi eravamo in lockdown, vostro figlio si è ammalato?' Alla risposta di un 'no' corale, potremmo trarre facilmente le logiche conclusioni". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la medicina personalizzata.

"In effetti, negli ultimi due anni e mezzo abbiamo assistito ad un andamento un po' particolare dell'infezione da virus influenzali; e questo perché durante la pandemia da Covid-19, quindi durante tutto il periodo del lockdown, delle restrizioni, della chiusura delle scuole, della disinfezione anche maniacale delle mani, delle mascherine, sono spariti tutti i virus respiratori - ricorda Minelli - Di conseguenza, per oltre due anni, abbiamo potuto registrare un nettissimo calo di virosi respiratorie, tra le quali anche quella da virus respiratorio sinciziale che era totalmente sparita dai radar dei pediatri"

"Questo, se da una parte ha sorpreso, dall'altro ha anche un po' intimorito i medici perché, con l'annullamento del lockdown, l'allentamento di tutte le misure di contenimento e la riapertura delle scuole, questi virus avrebbero potuto ricominciare a circolare incontrando una popolazione infantile, soprattutto neonati e bambini molto piccoli, con una minore copertura anticorpale. E' noto - rimarca l'immunologo - infatti che, durante la gravidanza ed in particolare nell'ultimo trimestre, i neonati ricevono una grossa quantità di anticorpi materni neutralizzanti anche contro l'influenza o il virus respiratorio sinciziale. E siccome questi virus non sono più circolati o sono circolati molto poco negli ultimi due anni, sicuramente le mamme sono munite di una minore dotazione di anticorpi da trasmettere ai propri figli".

"L'influenza è una malattia respiratoria che inizia come una banale forma respiratoria: il bambino può avere un po' di tosse, raffreddore, la febbre. L'episodio dura qualche giorno per poi andare in risoluzione. Ma in alcuni bambini, specialmente in quelli più piccoli, possono comparire i segni di un distress respiratorio con il bambino che inizia ad avere una frequenza respiratoria aumentata; contemporaneamente comincia ad alimentarsi di meno con conseguente compromissione delle condizioni generali di salute", aggiunge Minelli.

"Ciò a cui bisognerebbe prestare attenzione è fondamentalmente la prevenzione: evitare che le persone adulte o i fratellini più grandi, se influenzati, possano stare a diretto contatto con i bambini piccoli; evitare il fumo passivo certamente in grado di peggiorare le malattie respiratorie in età pediatrica; continuare, ove possibile, ad allattare al seno, considerando questo come l'unico meccanismo protettivo diretto di cui l'uomo può disporre contro le infezioni virali - consiglia l'immunologo - Se tutto questo dovesse non essere sufficiente ad evitare che il bambino venga coinvolto da una forma importante di influenza quello a cui le mamme dovrebbero prestare grande attenzione è il controllo dell'alimentazione del piccolo paziente, perché il primo segno di una evoluzione sfavorevole della malattia virale è la riduzione della nutrizione".

Sintomi e durata

Mariano Magrì, pediatra del dipartimento di Prevenzione dell'Asl Lecce, fa il punto della situazione parlando con l'Adnkronos, confermando che l'epidemia ha accelerato prima del solito: "In Provincia di Lecce abbiamo dimostrato i primi casi già nell'agosto scorso; successivamente, come è ovvio, con l'arrivo del freddo, la maggiore frequentazione di luoghi chiusi e affollati, la frequenza nelle scuole, hanno contribuito a determinare la situazione che stiamo osservando. Se poi consideriamo che altri virus stanno circolando in contemporanea, non ultimo il Sars-CoV-2, possiamo meglio comprendere la situazione. I virus influenzali - continua il medico - sono quelli che in questi giorni, tra i bambini, stanno circolando più degli altri, per le ragioni sopra ricordate, ma anche perché è più difficile che siano venuti in contatto con il virus negli anni precedenti e questo è uno dei motivi per cui è importante vaccinarli quanto prima, visto che il vaccino è una delle armi fondamentali che abbiamo a disposizione per cercare di limitare i possibili danni senza dimenticare l'importanza delle norme generali di prevenzione".

"Anche questo anno i sintomi che ci aspettiamo sono la tosse, il raffreddore, la cefalea, i dolori muscolari, ma quello che noi pediatri temiamo è l'insorgenza di complicanze, sempre possibili anche in età pediatrica - ricorda - I bambini si ammalano sicuramente di più; vero è che a farne le spese maggiori sono i nonni, ma le complicanze possono insorgere, seppur raramente anche nei bambini a carico di vari organi, potendo determinare otiti, polmoniti, encefaliti, miocarditi, per cui anche nei bambini ogni anno registriamo inevitabili morti anche in soggetti precedentemente in buona salute".

L’influenza generalmente è contraddistinta da un repentino manifestarsi di sintomi generali e respiratori, dopo un'incubazione in genere abbastanza breve (circa 1-2 giorni) e che durano solitamente per 3-4 giorni, potendo tuttavia prolungarsi per una/due settimane: febbre, che si manifesta bruscamente, accompagnata da brividi, dolori ossei e muscolari, mal di testa, grave malessere generale, astenia, mialgia, mal di gola, raffreddore, tosse non catarrale e congiuntivite.

La vera sindrome influenzale è caratterizzata dalla febbre, da sintomi delle vie respiratorie, che sono sempre interessate, e da manifestazioni generali, a carico dell’intero organismo. In particolare la febbre si presenta improvvisamente ed è in genere alta superiore ai 38°C, nei bambini con puntate anche fino a 39-40°C, accompagnata da tosse (di solito secca), dolori ossei e muscolari diffusi, mal di testa, grave malessere (spossatezza), mal di gola e naso che cola. La tosse può essere grave e molto fastidiosa, può durare 2 o più settimane. Possono essere presenti altri sintomi come fotofobia (eccessiva sensibilità e intolleranza alla luce) e inappetenza. Non sono comuni sintomi a carico del tratto gastrointestinale, quali nausea, vomito, diarrea, poiché di solito sono provocati da virus simil-influenzali, ma possono presentarsi soprattutto nei bambini.

Le persone in forma e sane, di solito non hanno necessità di consultare un medico nel caso in cui contraggano l'influenza o abbiamo sintomi simil-influenzali. Il miglior rimedio è il riposo a casa, stare al caldo e bere molta acqua per evitare la disidratazione. Si può assumerne se necessario, paracetamolo o ibuprofene per abbassare la temperatura se la febbre è elevata e alleviare i dolori; astenersi dal lavoro o da scuola fino alla guarigione che per la maggior parte delle persone, richiede circa una settimana.

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