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Sabato, 27 Novembre 2021
Diritti

Assegno Inps solo a chi non lavora: i disabili costretti a vivere con 280 euro al mese

Dopo il terremoto seguito all'annuncio dell'Inps tante sono le preoccupazioni dei cittadini e delle associazioni che le rappresentano. Il presidente della Fish a Today: garantire inclusione e lavoro

Quando l'Inps ha comunicato che avrebbe pagato l'assegno mensile solo alle persone con disabilità parziale che non lavorano si è verificato un vero e proprio terremoto. Che fare? Se lo sono chiesto in molti, rivolgendosi in cerca di chiarimenti e supporto alle tante associazioni e movimenti in Italia che si occupano di disabilità. Quello che fino a poche settimane fa era tollerato, ossia permettere di accedere a un supporto economico da parte dello Stato anche a chi svolgeva qualche "lavoretto" per al massimo 400 euro al mese, ora non lo è più e ci si interroga se il cambio di passo dell'Inps, che ha messo mano comunque a un equivoco normativo che dura da tanti anni, non rischi di emarginare ancora di più le persone disabili. Quanti infatti si troveranno costretti a dover scegliere tra il mensile, sicuro e certificato, di circa 280 euro e quelle piccole, magari precarie, attività lavorative che sicuramente non arricchiscono economicamente chi le svolge, a discapito dell'inclusione e della ricerca di autonomia? Finora l'assegno era stato erogato agli invalidi parziali (dal 74% al 99%) solo se il loro reddito personale non superava i 4.931 euro all'anno. 

"Le persone con disabilità e le loro famiglie sono le più indebitate"

"Siamo stati subissati dalle richieste di informazioni. Ci hanno chiesto se ora avrebbero dovuto licenziarsi. C'è grande preoccupazione", dice a Today Vincenzo Falabella, presidente della Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap). Tante le storie, ad esempio quella di un ragazzo con disabilità parziale che facendo il rider riesce a racimolare nel corso del mese circa 400 euro: poco, ma sommato all'assegno ecco che il totale alla fine diventa più dignitosa. "Senza l'indennità, a lui come pure ad altre persone non conviene più andare a lavorare. Si prendono i 280 euro e stanno a casa. Tanto poveri lo saranno sempre", commenta amaro Falabella.

"Le persone con disabilità e loro famiglie si indebitano più degli altri dal punto economico. La disabilità è un peso che grava sulle loro spalle anche da quel punto di vista e sappiamo benissimo che l'impoverimento economico porta ad emarginazione e segregazione. Dobbiamo sconfiggere questo fenomeno e cercare di dare pari dignità ed uguaglianza a coloro i quali più degli altri cittadini hanno bisogno", ribadisce. Su Change.org, una petizione per bloccare il taglio dell'assegno ha già superato il primo obiettivo delle 5mila firme in pochi giorni. 

Un emendamento per rivedere lo stop dell'Inps all'assegno di invalidità per chi fa "lavoretti"

Nei giorni immediatamente successivi all'annuncio bomba dell'Inps, la Fish e altre associazioni si sono attivate per sollecitare l'intervento della politica e trasformare questo stop in un'opportunità e rivedere così la normativa in materia. "Abbiamo avviato confronti sia con il ministro della disabilità Erika Stefani sia con lo stesso presidente dell'Inps Pasquale Tridico. Abbiamo cercato di elaborare un emendamento congiunto che potesse andare a incidere su una modifica della normativa della legge 118/1971 che ha istituito l'assegno di invalidità. Speriamo possa essere presentato il più presto possibile per superare quella che è una stortura normativa e far sì che le persone con disabilità possano ambire ad accedere al mondo del lavoro. Così com'è, ora la norma limita di fatto l'accesso al mondo del lavoro delle persone con disabilità parziale", spiega. Un passo indietro. La legge 118 del 1971 ha dato il via al processo di inclusione sociale dei disabili nel nostro Paese. L'articolo 13, modificato poi dall'articolo 1 della legge 247/2007, ha istituto l'assegno mensile di assistenza a carico dello Stato agli invalidi civili con accertata riduzione della capacità lavorativa a condizione che non svolgano attività lavorativa. La legge 247 aveva cambiato la norma esistente, secondo la quale l'assegno era dovuto ai soggetti invalidi "incollocati al lavoro", ovvero iscritti nelle liste speciali di collocamento", sostituendo "incollocati" con "che non svolgono attività lavorativa. Nonostante ciò, assegno e "lavoretti" erano coesistiti fino a a quando l'Inps non ha recepito una serie di pronunciamenti della Cassazione in merito. L'emendamento proposto punta a superare questa situazione.

"Laddove l'accesso al mondo del lavoro non garantisce un reddito reale, allora è giusto che si continui a percepire l'indennità perché a conguaglio di un reddito inferiore rispetto a quello comune, contribuendo a garantire la sopravvivenza delle persone con disabilità e delle loro famiglie. E tutto questo è necessario soprattutto in un momento di grande difficoltà come questo. Non mi sembra doveroso da parte di uno paese civile come il nostro andare a toccare guarda caso proprio i cittadini che più di tutti hanno subito la pandemia e durante la pandemia sono stati maggiormente gravati di una situazione che ormai è divenuta insostenibile – conclude Falabella - Vogliamo riprenderci, rilanciare le sorti del nostro paese ma per farlo non possiamo intervenire su chi ha vissuto le conseguenze più drammatiche di questa situazione".

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