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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Diritti civili

Multe da 500 euro per chi insulta gay, lesbiche e trans (anche sul web)

Otto Comuni hanno approvato una delibera ad hoc, anticipando di fatto il Parlamento dove il ddl Zan è fermo da mesi e ha poche possibilità reali di essere approvato a breve. Marrazzo (Partito gay) a Today.it: "Speriamo che facciano da traino a Comuni più grandi e Regioni"

Mentre il ddl Zan "dorme" in Parlamento, dai Comuni arrivano i primi gesti concreti contro l'omotransfobia. Otto città hanno approvato la delibera del Partito Gay LGBT+ che per la prima volta multa con 500 euro chi fa dichiarazioni o azioni discriminatorie verso lesbiche, gay, bisex e trans. "Un passo importante, perché non si tratta di un'azione solo simbolica. Adesso c'è una conseguenza concreta per chi insulta e discrimina", dice a Today.it Fabrizio Marrazzo, portavoce del partito Gay LGBT+.

"Il 28 giugno sono 53 anni dai moti di Stonewall che hanno dato vita alle manifestazioni dei Pride -  sottolinea - e proprio in questa giornata vogliamo ringraziare le prime amministrazioni che hanno approvato la nostra proposta. Speriamo che adesso facciano da traino per i Comuni più grandi e le Regioni. In particolare invitiamo tutti i neo sindaci ad approvarla. Anche Tommasi di Verona, se vuole dare un segno di discontinuità con la precedente Giunta e con la Regione Veneto".

La proposta è stata inviata a maggio a tutti gli ottomila comuni in Italia e a tutte le Regioni. "Oggi è in fase di analisi in 2000 Consigli. E' stata approvata al Comune di Morterone (LC) dove siamo in maggioranza, Cancellara (PZ), Madonna del Sasso (VB), Ferla (SR), Castiglione Cosentino (CS), San Nicolò d'Arcidano (OR), Castelnuovo Cilento (SA), Oriolo (CS). In altre realtà è stata presa in carico".

Città come Bari e Ravenna hanno detto chiaramente ai promotori di giudicarla "non applicabile". "Una decisione - commenta Marrazzo - che lascia l'amaro in bocca. Noi siamo e restiamo disponibili a fornire un parere legale per dimostrarne l'applicabilità".

Multe da 500 euro per chi insulta gay, lesbiche e trans

Con soli tre punti la delibera mira a sanzionare concretamente chi discrimina sulla base dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. Cosa prevede:

  • È fatto assoluto divieto, su tutto il territorio regionale/comunale, ivi comprese piattaforme online e profili attinenti al territorio, di avviare azioni di propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Fatto altresì divieto le azioni di istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità; 
  • è vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi o azioni l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità;
  • è istituita la Giornata contro l’omobitransfobia per il 17 maggio di ogni anno in occasione della Giornata Mondiale contro l’omobitransfobia. In occasione di tale giornata l’Ente si impegna alla realizzazione di iniziative di sensibilizzazione su tali temi in tutto il territorio di competenza.

In caso di inosservanza dei divieti (salvo che il fatto non costituisca più grave reato) "chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene, è punito , con l’ammenda di € 500,00”. I fondi recuperati con tale ammenda saranno utilizzati per la costituzione di un fondo di prevenzione contro l’omobitransfobia.

"Finora sono state sempre approvate mozioni, che hanno un valore simbolico. Importanti sì, ma senza conseguenze concrete. Adesso - sottolinea Marrazzo - invece c'è una sanzione. Rispetto alla legge Mancino, che è del 1993, si sono fatti passi in avanti perché la delibera prende in considerazione le manifestazioni discriminatorie che avvengono online. Pensiamo agli insulti subiti quando una coppia omosessuale pubblica una foto Facebook. Ecco un'azione del genere potrà essere perseguita".

Ddl Zan fermo (ancora) in Parlamento

I Comuni di fatto si muovono, il Parlamento no. Il ddl Zan è infatti fermo. Il disegno di legge che mira a contrastare la discriminazione e la violenza basate su sesso, genere, orientamento sessuale, disabilità o sull’identità sessuale è ancora bloccato. Approvato dalla Camera il 4 novembre 2020, è stato affossato in Senato. E' stato ripresentato tale e quale allo scadere dei sei mesi di stop previsti dalla legge in seguito alla bocciatura, ma dopo che il testo è stato depositato nulla è stato fatto. Il testo deve ricominciare tutto l'iter - commissioni e aula - eppure non è ancora neppure stato assegnato. Calendario alla mano, tra scadenze e stop dei lavori parlamentari ad agosto, il ddl starà "parcheggiato" ancora per alcuni mesi prima di essere discusso.

"E' chiaro - dice Marrazzo - che manca la volontà politica. E' diventato un tema di scontro ideologico e politico. Già nella sua formulazione il ddl è più 'debole' rispetto anche alla delibera all'esame dei Comuni ma il problema pratico maggiore è che si tratta di un ddl ripresentato tale e quale dopo la bocciatura e che non ha una maggioranza che lo sostiene". 

Le mille facce della discriminazione

Dalle battute agli insulti veri e propri, dall'isolamento alle aggressioni, l'odio e il rifiuto verso le persone Lgbt+ possono assumere varie forme. 

E' di pochi giorni fa la storia tragica di Cloe Bianco, all'anagrafe Luca Bianco, docente di Fisica di Marcon (Venezia) trans che, vittima di un feroce isolamento, ha scelto di suicidarsi. Nel 2015 fece scalpore perché si presentò in classe in abiti femminili, facendo outing. Da quel momento la prof transgender, allontanata dalla ex moglie e dalla figlia, viveva da sola in quel camper, dove poi ha deciso di farla finita.

Secondo l'ultima indagine Istat e Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) condotta nel 2020-2021 tra quanti dichiarano un orientamento omosessuale o bisessuale e sono occupate o ex-occupate, il 26% dichiara che il proprio orientamento ha rappresentato uno svantaggio nel corso della propria vita lavorativa in almeno uno dei tre ambiti considerati (carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e retribuzione). Particolarmente diffuso è il fenomeno delle micro-aggressioni nell’attuale/ultimo lavoro legate all’orientamento sessuale, infatti, il 61,8% riporta di avere subito almeno un episodio di tale tipo da parte di persone dell’ambiente lavorativo, nell’attuale o ultima occupazione svolta. Le esperienze più frequenti riguardano l’uso di un linguaggio offensivo o dispregiativo, scherno, domande sulla vita sessuale, avance sessuali non gradite.

Emblematico il caso di Sara Silvestrini, 42enne ex magazziniera Lidl a Massa Lombarda (Ravenna). E' stata costretta a subire turni massacranti e battute a sfondo omofobo, fino all'allontanamento. Si è anche ammalata di stress da lavoro. Il giudice dopo una battaglia legale ha riconosciuto le responsabilità del capo reparto e di tre dirigenti.  

E non c'è solo il lavoro. Quasi una persona omosessuale o bisessuale su due (46,9%) dichiara di aver subito almeno un evento di discriminazione a scuola/università. Il 38,2% delle persone in unione civile o già in unione che si sono definiti omosessuali o bisessuali dice di aver subito, per motivi legati al proprio orientamento sessuale, almeno un episodio di discriminazione. Quando? Nella ricerca della casa, con i vicini, quando ha fatto ricorso a servizi socio-sanitari, sui mezzi di trasporto o in attività commerciali. Oltre il 68,2% ha dichiarato che è capitato di evitare di tenere per mano in pubblico un partner dello stesso sesso per paura di essere aggredito, minacciato o molestato.

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