Martedì, 1 Dicembre 2020

Un mese di lockdown, gli italiani al telefono con i servizi d'ascolto. La psicoanalista: “Dai medici angosciati ai genitori in crisi, così aiutiamo i cittadini”

Paura della solitudine, di essere infettati da un nemico invisibile, di perdere il lavoro. A chiamare i numeri di supporto psicologico sono soprattutto le donne e i cittadini del centro-sud, "forse perché il nord è più concentrato sull'emergenza". Ce ne parla Giuliana Rocchetti, referente nazionale della Società Psicoanalitica Italiana (SPI)

(Immagine di repertorio Pixabay)

"Il nostro ascolto è basato sull'empatia, sulla comprensione di significati latenti. Anche sul tono di voce, concitato o più tranquillo, confuso o molto chiaro. L'obiettivo è focalizzare da subito il problema ed aiutare la persona che ci chiama ad individuare punti di forza e resilienza ai quali affidarsi fino a quando non potrà tornare a contare sui riferimenti esterni". Giuliana Rocchetti è uno dei referenti nazionali del servizio di supporto psicologico solidale attivato dalla Società Psicoanalitica Italiana (Spi) per l'attuale emergenza sanitaria. C'è anche lei a rispondere alle telefonate degli italiani in tempi di coronavirus. Dall'altra parte della cornetta, ci sono i cittadini smarriti nel panorama di un mondo stravolto dal Covid-19, socialmente, economicamente, globalmente, intimamente. "Persone angosciate, chiuse in casa, a volte sole. E magari vittime della scomparsa di qualcuno di caro a causa del virus, oppure colpite esse stesse da sintomi e precipitate in una situazione di allarme totale, nella solitudine dell'isolamento". 

Sono sessanta milioni gli italiani chiusi in casa da un mese in rispetto delle norme anti-contagio imposte dal Governo. In loro supporto, Spi mette a disposizione 300 professionisti volontari selezionati tra medici chirurghi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi e psicoterapeuti ed organizzati attraverso gli 11 Centri Psicoanalitici sparsi sul territorio, da Milano a Palermo. Un mese di telefonate da una parte. Il progressivo perfezionamento del metodo di ascolto dall'altra. "Solamente durante quest'ultima settimana abbiamo registrato una lieve flessione delle chiamate, ma non può ancora essere considerata significativa", specifica la dottoressa. Perché l'emergenza sotterranea nell'emergenza coronavirus, è quella degli effetti sulla psiche. È la paura, costruttiva laddove utile a sollevare una reazione, ma paralizzante quando precipita nell'irrazionalità. "Il tema coronavirus può provocare l'insorgenza di problematiche collegate direttamente all'emergenza, ma può anche contribuire a slatentizzare emergenze interne ed emotive della persona. E, dunque, può rappresentare l'occasione per una prima richiesta di aiuto che può riguardare altre tematiche". 

Alla telefonata dei cittadini risponde un operatore, che invia i dati al professionista, il quale a sua volta contatta il paziente al più presto possibile, entro 24 ore. "Offriamo gratuitamente un range da 1 a 4 contatti telefonici o via Skype", spiega Rocchetti. In alcuni casi bastano pochi colloqui a "ritessere una trama che si era improvvisamente sfilata". "Poi capitano casi più seri, di interesse anche psichiatrico, e in questo frangente, non potendo noi visitare le persone, le indirizziamo ai servizi di competenza pubblici".

Le richieste di aiuto più comuni riguardano "aree legate alla solitudine, all'isolamento, alle angosce e alle ansie, a volte veramente persecutorie, relative alla possibilità di essere infettati da questo nemico invisibile e obliquo, che non si sa bene dove sia ma può essere dappertutto e può persino essere portato da una persona cara". Tra le telefonate ricordate dalla dottoressa, quella di un 25enne: "Aveva avuto alcuni sintomi gastrointestinali, brevi ma che erano stati riferiti ad un possibile contatto con una persona affetta da Covid. Il ragazzo si era sentito rapidamente meglio eppure, subito dopo, era caduto in preda ad una crisi depressiva che gli impediva di alzarsi dal letto, di parlare senza piangere. Insomma, era finito in preda ad una angoscia totale". A telefonare anche persone che, per ragioni sanitarie o di logistica, sono state separate dai loro cari. Ma anche cittadini tormentati da preoccupazioni di tipo economico. Come nel caso di un uomo che, ritrovatosi temporaneamente in cassa integrazione, si è sfogato "in preda alla disperazione più totale, perché convinto che avrebbe perso il posto, nonostante la sua professione dia sufficienti garanzie di un ritorno al lavoro". In un presente segnato dall'incertezza, infatti, non è sempre facile distinguere tra timori fallaci e rischio oggettivo.

A rivolgersi agli sportelli d'ascolto, sono in maggioranza le donne: il rapporto è mediamente di 1 a 3. Il servizio copre tutte le fasce d'età. E nessuna fascia è immune dal contagio della paura. "Ci chiamano principalmente cittadini tra i 25 e i 60 anni, dunque persone autoreferenti. Ma arrivano anche richieste di genitori che portano i problemi di bambini e adolescenti, perché in questo momento insorgono anche disregolazioni emotive ed affettive all'interno delle famiglie chiamate all'adattamento ad una nuova convivenza". E, a differenza di quanto si potrebbe immaginare cadendo nella trappola delle facili deduzioni, la maggior parte delle richieste di aiuto non arriva dal nord Italia, che è notoriamente l'area più colpita dall'emergenza sanitaria, "ma in numero maggiore da Roma". "Forse - prosegue la dottoressa - in questo momento le zone settentrionali sono più prese dall'urgenza del Covid-19. E, in certi momenti, è come se si potessero concentrare tutte le energie in un unico obiettivo ed ora lì l'obiettivo è anche la sopravvivenza fisica". 

Di fronte alla domanda "c'è una telefonata che le è rimasta più impressa delle altre?", la risposta della dottoressa è immediata e non contempla la possibilità di incertezze. Il suo ricordo va ad un medico, "caduto nell'angoscia più totale per il tipo di lavoro che improvvisamente, da un giorno all'altro, è stato chiamato a svolgere". È noto infatti che, all'interno degli ospedali, alcuni reparti sono stati riconvertiti e che oggi ad offrire prestazioni per il contrasto al Covid-19 sono anche medici di specialità diverse. "Era come se questo medico avesse perso improvvisamente il suo panorama professionale, tanto da arrivare a sentirsi incapace di fare qualsiasi cosa. A volte, inoltre, i medici subiscono l'impressione di fare qualcosa di sadico ai pazienti: avviene perché, quando i malati vengono ricoverati per Covid, gli viene comunicato che da quel momento non avranno più alcun contatto con le loro persone di riferimento". Sul personale sanitario, poi, pesa anche il privato: "Oltre alla malattia da fronteggiare, ci sono angosce proprie, perché loro stessi, spesso, vengono separati dalle famiglie". 

A colpire, in ultimo, è l'arrivo di telefonate dall'estero. "La nostra organizzazione è costituita da undici centri, relativi ad altrettante città. Eppure è capitato che ci chiamassero dall'Olanda e dalla Germania". A dimostrazione della forte domanda a cui Spi, insieme alle altre Società scientifiche, dà risposta ogni giorno a chi ha più bisogno. 

QUI i numeri telefonici e gli indirizzi email degli 11 Centri psicoanalitici italiani ai quali potete rivolgervi per l’ascolto e la consulenza

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