Lunedì, 8 Marzo 2021

L'intervista a Vladimir Luxuria: "Il 'sistema Garko' esiste e vive anche in politica e calcio"

Chi scoraggia i coming out? E perché? Ce ne parla l'attivista Lgbt per eccellenza. Tra "politici che in parlamento mi chiedevano di non dire dove li avevo pizzicati", procuratori sportivi "che temono la ritorsione degli sponsor" e fenomeni lesbo-glam

Vladimir Luxuria, 55 anni, e Gabriel Garko, 48, al matrimonio di Eva Grimaldi ed Imma Battaglia nel maggio 2019

Una tv sempre più inclusiva, ma non dietro le quinte. E' il ritratto che emerge dal coming out - con denuncia - di Gabriel Garko, simbolo di un sistema che scoraggerebbe gli artisti a dichiarare la propria omosessualità. "A volte mi sembra di giocare al gioco dell'oca: andiamo qualche casella avanti e poi il dado ci riporta indietro", spiega a proposito di diritti civili Vladimir Luxuria, attivista Lgbt che quel «segreto di Pulcinella» dell'attore lo conosceva da tempo. E che sottolinea come la stessa ipocrisia accomunerebbe anche altri settori professionali in cui la «persona» si trova alle prese con la gabbia dorata del «personaggio». Dal calcio alla politica. 

I palinsesti si fanno portavoce della battaglia per i diritti civili, ma nel backstage verrebbe sconsigliato il coming out. Un paradosso? 

In questi anni di di passi avanti ne sono stati fatti, di coming out ce ne sono stati: penso a Tiziano Ferro, Costantino Della Gherardesca o Pierluigi Diaco, tanto che Mario Adinolfi arrivò a parlare di Gay Uno anziché Rai Uno. Eppure resta ancora l'erronea convinzione che un attore gay, se dichiarato, non verrebbe ugualmente amato dalle donne nei panni di un sex symbol. Semmai è il contrario: posto che andrebbe apprezzato per le sue capacità attoriali e non in virtù del suo orientamento sessuale, mi piace anche pensare che sia proprio il 'fascino dell'impossibile' ad accrescerne l'appeal. Succede anche a me, quando mi piace un uomo a cui non piacciono i trans (ride, ndr).

Un altro paradosso recita che a Garko stesso avrebbe "fatto comodo" nascondersi.

Dicono che c'ha marciato. Ed è vero, ma la libertà non ha prezzo: una vita basata su una maschera non è una vita felice. Puoi avere tutti i soldi che vuoi, ma se non hai possibilità di esprimerti per ciò che sei non potrai mai essere sereno. Perché significa nasconderti, organizzare finte paparazzate con sconosciute, fingere che qualcuno sia «solo un amico» e non potergli tenere la mano in pubblico. In cambio della finzione c'è la possibilità di finire sul rotocalco: non a caso oggi Adua Del Vesco è al Gf Vip proprio in virtù dell'essere un'ex di Garko. Ma Gabriel oggi, e finalmente, è un uomo libero. Lui ha parlato di segreto di Pulcinella perché in tanti sapevano, anche io.

Chi scoraggia il coming out?

È un sistema. Parlando in generale, conosco le pressioni degli agenti di spettacolo, di chi pensa che se un attore si dichiara gay poi non viene chiamato a fare film e fiction. Lo stesso avviene nel calcio: presidenti e allenatori temono striscioni omofobi e cori dei tifosi avversari. Gli ultras se la prendono col colore della pelle, figuriamoci se non farebbero lo stesso per l'orientamento sessuale: insulterebbero in maniera vistosa. Ma se non si squarcia il velo dell'ipocrisia non andiamo avanti: ben venga un coming out di un calciatore e ben venga una ribellione davanti alle prime reazioni scomposte.

Perché non si «squarcia il velo»?

Nel caso del calcio, è un sistema che comprende procacciatori, allenatori e presidenti, appunto. E poi c'è la preoccupazione degli sponsor. C'è l'idea che un calciatore gay potrebbe avere qualche sponsor in meno. Alla gente dovrebbe interessare solo un piede che dà un calcio al pallone e fa gol, invece è tutto basato sul guadagno, sul bieco denaro. Ma nei fatti chi paga sono questi personaggi costretti a tenere una maschera. 

L'attivista Imma Battaglia ha sottolineato che è lo stesso in politica.

Conosco personalmente tanti politici gay che non si dichiarano. Quando misi piede per la prima volta in parlamento non sa in quanti si venivano a raccomandare: 'non dire a nessuno che mi hai visto là'. Io ho sempre lottato per il coming out, ma non ho mai usato l'outing come strumento di vendetta, anche se spesso costoro sono proprio quelli che fanno della famiglia la loro bandiera. C'è un'ipocrisia dilagante, soprattutto se fai parte di un partito più conservatore. 

Poi ci sono paesi in cui più il coming out è più diffuso, come l'America e l'Inghilterra. Perché in Italia non avviene lo stesso?

Perché da noi c'è ancora una mentalità machista ed omofoba che si fa fatica a confutare. Ma anche in America fino agli anni Cinquanta esisteva un 'Codice Hays' che vietava ogni riferimento esplicito all'omosessualità nei film. Anche in America abbiamo dovuto aspettare le confessioni di Liz Taylor, e la tragica morte per Aids, per conoscere l'omosessualità di Rock Hudson. 

Ad oggi però, rispetto a qualche decennio fa, la tv italiana è più inclusiva. A chi va il merito?

Ad un eterosessuale incallitissimo come Maurizio Costanzo, ad esempio: è stato il primo ad invitare nelle trasmissioni persone trans come me ed Eva Robins, e a parlare omosessualità. Ma fino a qualche tempo fa era un tabù: non dimentichiamo le telecamere che indugiavano sull'anello di Umberto Bindi vestito di pelliccia di foca sul palco del Festival di Sanremo: fu bistrattato, morì solo allo Spallanzani di Roma.

Oggi l'altro lato della medaglia sono le modelle accusate di "fingersi lesbiche" per fare hype. E' successo all'influencer Taylor Mega, oppure nel caso del bacio tra le starlette Mila Suarez ed Elisa De Panicis scattato sul red carpet di Venezia. Contro di loro si sono scagliati anche attivisti Lgbt.
 
Ci sono casi di lesbo-glam. Ben vengano, se possono servire a rendere sempre più quotidiana l'idea di un bacio tra persone dello stesso sesso. Ma non mi piace chi punta all'esibizionismo o alla foto sul giornale. Anche io fui accusata di spettacolarizzazione quando baciai Asia Argento sul palco del Gay Pride: ma non era protagonismo, bensì la risposta ad un pestaggio di due donne lesbiche avvenuto nei giorni precedenti su un autobus.

Sembra che per le donne sia ancora più difficile dichiararsi. Perché?

Mi vengono in mente solo Eva Grimaldi e Rosalinda Celentano. Ed è strano che esistano da una parte donne che si fingono lesbiche e dall'altra lesbiche che si fingono etero. Diciamoci la verità: se da una parte i maschietti sono più propensi a perdonare un bacio tra due donne perché rientra nel loro immaginario erotico, dall'altra lo considerano una provocazione, quasi un invito a partecipare, perché magari sono stati educati dai film porno a non capire che due donne possono amarsi senza il bisogno di un uomo.

Sul banco mediatico, dopo Garko, c'è ora l'outing all'attore Massimiliano Morra, concorrente del Gf Vip, ad opera del coinquilino Tommaso Zorzi e di certe trasmissioni tv. Qual è il suo pensiero?

Sono contraria. Io stessa a volte sono tentata di fare outing per qualcuno, ma mi mordo sempre la lingua ed è giusto così. Ognuno deve decidere quando, come e se dichiararsi, perché questo ha implicazioni nelle sue relazioni sociali. Il coming out non deve essere una violenza ma un esempio che porti tutti a vivere liberamente la propria sessualità.

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