Martedì, 13 Aprile 2021

Culle vuote: nel 2019 appena 420mila nuove nascite, al minimo storico dall'Unità d'Italia

Prosegue la crisi demografia nel nostro Paese, come rilevano i dati del nuovo bilancio demografico nazionale stilato dall'Istat. Nuovo minimo storico, lieve aumento dei decessi e più cancellazioni anagrafiche per l'estero

Continuano a calare le nuove nascite nel nostro Paese, con un nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia. Nel 2019 gli iscritti in anagrafe per nascita sono stati appena 420.170, oltre 19mila in meno rispetto all'anno precedente (-4,5%) e in calo in tutte ripartizioni ma soprattutto al centro (-6,5%). Lo rivela l'Istituto nazionale di statistica nel nuovo report sul bilancio demografico nazionale.

Dietro questo calo ci sono fattori strutturali già noti, spiega l'Istat, "e si identificano nella progressiva riduzione della popolazione italiana in età feconda, costituita da generazioni sempre meno numerose alla nascita - a causa della denatalità osservata a partire dalla seconda metà degli anni Settanta - non più incrementate dall'ingresso di consistenti contingenti di giovani immigrati".

È diminuito anche in maniera progressiva il numero degli stranieri nati in Italia, riducendo di anno in anno il contributo all'incremento delle nascite da parte delle donne straniere che si era registrato a partire dagli anni Duemila. Nel 2019 il numero di stranieri nati in Italia è pari a 62.944 (il 15% del totale dei nati), con un calo di 2.500 unità rispetto al 2018 (-3,8%). Il peso percentuale delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati è maggiore nelle regioni dove la presenza straniera è più diffusa e radicata: nel Nord-ovest (21,1%) e nel Nord-est (21,2%).

Meno nati e più decessi

L'Istat segnala anche un deficit significativo di "sostituzione naturale" tra nati e morti, in linea con la tendenza negativa degli ultimi anni. Nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti è di -214mila unità. Un saldo negativo in tutte le regioni, ad eccezione della provincia autonoma di Bolzano.

Il deficit di nascite rispetto ai decessi è tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-270 mila), dice l'Istat, mentre per la popolazione straniera il saldo naturale resta ampiamente positivo (+55.510). Il tasso di crescita naturale degli stranieri è pari in media nazionale a 10,5 per mille. Anche per gli stranieri il valore più elevato si registra nella provincia di Bolzano (13,3 per mille), quello più basso in Sardegna (5,1 per mille). Senza il contributo fornito dagli stranieri, che attenua il declino naturale della popolazione residente in Italia, si raggiungerebbero deficit di sostituzione ancora più drammatici, conclude l'istituto di statistica.

Nel 2019 i decessi ammontano a 634mila unità, con un aumento rispetto al 2018 decisamente contenuto (solo 1.300 decessi in più). In una popolazione caratterizzata da un accentuato invecchiamento demografico come quella italiana, la tendenza all’aumento dei decessi è in parte strutturale, spiega l'Istat. "Questa tendenza di fondo può essere perturbata dall’azione di eventi congiunturali (quali condizioni climatiche particolarmente avverse o favorevoli, maggiori o minori virulenze delle epidemie influenzali stagionali) che possono influire sull’andamento mensile del fenomeno. La stagionalità dei decessi nel 2019 non presenta a questo riguardo particolari criticità rispetto ai quattro anni precedenti".

Recessione demografica

Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189mila in meno rispetto all'inizio dell'anno (-0,3%). Rispetto alla stessa data del 2014 si registrano 551mila unità in meno, confermando la persistenza del declino demografico che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni.

Per l'Istat il calo della popolazione residente è dovuto ai cittadini italiani, che al 31 dicembre ammontano a 54 milioni e 938 mila unità, ovvero 236mila in meno dall'inizio dell'anno (-0,4%) e circa 844mila in meno in cinque anni. Una perdita consistente, dice l'Istat, di dimensioni pari ad esempio a quella di province come Genova o Venezia.

Nello stesso periodo, al contrario, la popolazione residente di cittadinanza straniera è aumentata di oltre 292mila unità, attenuando così la flessione del dato complessivo di popolazione residente. Ma il ritmo di incremento della popolazione straniera si sta affievolendo, rileva il report. Al 31 dicembre 2019 i cittadini stranieri iscritti all'anagrafe sono 5.306.548, l'8,8% del totale della popolazione residente, con un aumento, rispetto all'inizio dell'anno, di sole 47mila unità (+0,9%).

Aumenta l'emigrazione di cittadini italiani

Le iscrizioni dall’estero nel 2019 ammontano a 333.799 (appena lo 0,4% in più rispetto al 2018) mentre aumenta invece il numero delle persone che si trasferiscono all’estero: nel 2019 i cancellati per l’estero sono stati 182.154, il 16,1% in più rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio con l’estero si è quindi ridotto a 152mila unità nel 2019.

Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero sono soprattutto cittadini stranieri (78,2%) e aumenta il numero di italiani rientrati da un periodo di emigrazione all’estero (73mila nel 2019, 26mila in più rispetto al 2018).

Le persone che nel 2019 hanno lasciato il nostro Paese per trasferirsi all’estero sono 182mila, con un aumento di 25mila unità rispetto al 2018. Tra questi, la componente dovuta ai cittadini stranieri è cresciuta del 39,2% rispetto all’anno precedente e ammonta a 56mila cancellazioni. Prosegue, inoltre, l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani: sono 125mila quelli trasferitisi all'estero, con un incremento dell’8,1% rispetto al 2018. Va considerato che, tra gli italiani che trasferiscono all’estero la loro residenza, una quota è da imputare ai cittadini in precedenza stranieri che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, decidono di emigrare in Paesi terzi o di fare ritorno nel luogo di origine. Una tendenza che negli ultimi anni sta acquistando sempre più consistenza: nel 2018, le emigrazioni di questi "nuovi" italiani ammontavano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017).

I saldi migratori per l’estero mostrano un bilancio negativo per gli italiani (-53 mila) e positivo per gli stranieri (+205 mila).

L'Italia è un paese multietnico

In Italia ci sono 194 differenti cittadinanze e quasi 50 contano almeno 10mila residenti. La graduatoria delle prime cinque cittadinanze resta stabile nel tempo, con le cittadinanze romena (1 milione 208 mila), albanese (441 mila), marocchina (432 mila), cinese (305 mila) e ucraina (240 mila) a rappresentare da sole quasi il 50% del totale degli stranieri residenti. La distribuzione per sesso delle prime 10 cittadinanze registra differenze tra uomini e donne. Mentre le prime tre cittadinanze più numerose si confermano nei primi posti per entrambi i sessi (romena, albanese e marocchina), a partire dal quarto posto si rilevano differenze nella composizione con l’emergere dei cinesi per il genere maschile (6,0%) e delle ucraine per quello femminile (6,8%).

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