Domenica, 16 Maggio 2021

L'Italia, un paese vecchio da cui fuggire mentre chi resta si aggrappa a famiglia e amici

Secondo l'Istat siamo il secondo Paese più vecchio al mondo, mentre calano le nascite e a scappare all'estero sono sempre più i laureati. Ma il nostro valore aggiunto sono le reti sociali e la famiglia, che aiutano anche nel lavoro

La famiglia e le relazioni sociali sono ancora oggi il cardine della società italiana. E' la fotografia del nuovo rapporto dell'Istat sullo stato del nostro Paese. Da un lato gli indicatori disponibili per i primi mesi del 2018 segnalano la prosecuzione del recupero della crescita dell'economia italiana (seppur a ritmi moderati), dall'altro l'Italia emerge come un paese di persone anziane, emigrati (soprattuto laureati) e "reti" familiari ed elettive sempre più importanti. 

Italia sempre più vecchia, laureati in fuga

La popolazione totale diminuisce infatti per il terzo anno consecutivo di quasi 100mila persone rispetto al precedente: al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni, con 5,6 milioni di stranieri (8,4%) e ci sono 168,7 anziani ogni 100 giovani. Per il nono anno consecutivo continuano a calare le nascite: nel 2017 ne sono state stimate 464mila, il 2% in meno rispetto all'anno precedente e nuovo  minimo storico. Dal 2012 anche il contributo in termini di nascite della popolazione straniera residente è in calo e in generale si diventa genitori sempre più tardi (l'età media alla nascita del primo figlio è di 31 anni nel 2016, in continuo aumento dal 1980 quando era di 26). 

Nel 2017 si stimano circa 153mila cancellazioni anagrafiche per l'estero, dato in crescita dal 2007 ma in leggero calo nell'ultimo anno (-2,6%). In generale, le emigrazioni riguardano per lo più i cittadini italiani: nel 2016 se ne contano 115mila, pari al 73% del totale. Le mete sono prevalentemente i paesi dell'Europa occidentale: Regno Unito (22,0%), Germania (16,5%), Svizzera (10,0%) e Francia (9,5%) che accolgono più della metà delle cancellazioni degli italiani per l'estero. A partire da 2013, l'andamento dei flussi mostra l'aumento di emigrati italiani con alto livello di istuzione: quelli con almeno la laurea passano da 19mila nel 2013 a 24mila nel 2016.

L'Italia quindi è il secondo paese al mondo più vecchio (dopo il Giappone), la sua popolazione diminuisce, calano le nascite, ci sono più stranieri e sempre più italiani se ne vanno all'estero. Anche perché, dice l'Istat, l'ascensore sociale è sostanzialmente bloccato da tempo. Il processo che consente e agevola il cambiamento di stato sociale e l'integrazione tra i diversi strati che formano la società, come lo definisce la Treccani, è fermo. La dote familiare in termini di beni economici ma anche di titoli di studio e attività dei genitori è "determinante" per avere successo nello studio e nel lavoro: solo il 18,5% di chi parte dal basso si laurea e il 14,8% ha un lavoro qualificato. Parenti e amici sono decisivi anche nel trovare e non solo nel cercare un impiego: lavora grazie a questo "canale informale" il 47,3% (50,6 al Sud) contro il 52,7% che l'ha ottenuto tramite annunci, datori di lavoro, agenzie, concorsi. 

L'Italia delle "reti"

Il rapporto sottolinea l'importanza delle reti. In Italia amicizie e persone vicine sono ancora un valore e un elemento fortemente caratterizzante del nostro  Paese. E anche se internet ha potenziato le relazioni sociali, quelle non virtuali continuano ad essere considerate come le più appaganti. 

ll 78,7% delle persone di 18 anni e più dichiara di poter fare affidamento almeno su un parente, un amico o un vicino; il 33,1% ha dato almeno un aiuto gratuito nelle quattro settimane precedenti l'intervista; il 13,2% della popolazione di 14 anni e più ha svolto almeno un'attività gratuita in forma organizzata. Quasi il 60% della popolazione ha a disposizione la rete di amici e la rete di sostegno. Il 43,2% di chi può contare sull'aiuto di parenti, amici e vicini esprime un giudizio positivo per la propria vita, il 42,9% di chi frequenta amici si dichiara molto soddisfatto così come la metà delle persone attivi e in associazioni o gruppi di volontariato. Il 44,7 dichiara di avere almeno una persona non coabitante su cui contare in caso di bisogno urgente di denaro (800 euro). 

Eppure, più l'età aumenta e più le persone dichiarano di non poter contare su una rete variegata (altri parenti, amici e vicini). La quota tra i più anziani (25,6% delle persone di 75 anni e più) è meno della metà di quella dei più giovani (57,8% delle persone tra i 18 e i 24 anni). Al crescere dell'età, invece, prevalgono le reti "esclusive", in particolare quelle costituite solo da parenti o solo da vicini. La carenza di relazioni diventa isolamento per gli anziani che vivono soli, i quali trascorrono più di 10 ore al giorno senza alcuna compagnia.

Un Paese fragile

Nel confronto con l'Unione Europea, l'Italia mostra una maggiore fragilità: per tutte le classe di età è più bassa la quota di chi percepisce un sostegno forte (34,1 media Ue) ed è più elevata la quota di chi dichiara una percezione di un sostegno debole (15,5 media UE). La presenza di una rete familiare estesa, un titolo di studio elevato e l'alto reddito familiare sono fattori protettori contro la percezione di solitudine e abbandono. La maggior debolezza del sostegno percepito si osserva nelle aree più densamente popolate, ad eccezione delle Isole. 

Il Sud rimane però ancora indietro. Nel Mezzogiorno, che nel tempo si è andato spopolando, le reti di assottigliano e il Sud rimane l'unica ripartizione geografica conun saldo occupazionale negativo rispetto al 2008 (-310mila, -4,85%), senza essere riuscito a superare i livelli pre-crisi. Lì si trovano soprattutto il doppio della quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano rispetto alle regioni del Nord. 

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