Mercoledì, 3 Marzo 2021

Zona rossa per otto giorni: il governo vuole chiudere l'Italia dal 24 al 27 dicembre e dal 31 al 3 gennaio

La mediazione del premier Conte: stasera il vertice decisivo con la maggioranza. Ora prevale la scelta di circoscrivere la stretta da adottare durante le festività alle porte solo nei giorni festivi e prefestivi: "Chiudere gli italiani in casa per due settimane consecutive? Una follia"

Zona rossa  a Natale 2020, ma solo durante i giorni festivi e pre-postfestivi che vanno dal 24 dicembre al 3 gennaio. Dopo aver paventato la chiusura in tutta Italia fino al 7 nell'incontro con le Regioni in mattinata, il governo ammorbidisce la linea. Ora l'ipotesi sul tavolo è quella di disporre regole da zona rossa il 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e l'1, 2, 3 gennaio. Non ci saranno strette nel week end, ovvero nei giorni del 18, 19 e 20 gennaio. Nei giorni precedenti (28, 29 e 30 dicembre) si valuta se far valere le regole della zona gialla o quelle della zona arancione. Secondo quanto riferiscono fonti di governo all'Adnkronos, lo strumento legislativo che verrà adottato dal governo potrebbe essere anche un nuovo Dpcm ad hoc per le feste di Natale.

Zona rossa per otto giorni: il governo chiude l'Italia dal 24 al 27 dicembre e dal 31 al 3 gennaio

Si tratta della mediazione proposta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo che nella riunione con gli enti locali i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari Regionali Francesco Boccia avevano paventato l'intenzione di proporre misure molto dure per scongiurare la terza ondata. Con l'accordo dei governatori di alcune regioni che nel frattempo però si sono sfilati. Nel vertice con i governatori a cui erano presenti Speranza e Boccia il governo ha proposto alle Regioni di proclamare la zona rossa in tutta Italia dal 24 dicembre al 7 gennaio. Alcuni presidenti di Regione come Giovanni Toti hanno apertamente criticato la misura fin da subito, mentre altri, come il governatore della Puglia Michele Emiliano, si sono detti possibilisti: "Hanno chiesto a noi governatori cosa ne pensavamo e siamo stati abbastanza contenti perché era l'unico modo per non rischiare dal 7 gennaio in poi una esplosione dei contagi". Sulla linea del governo erano Veneto, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Molise. Successivamente il leghista Luca Zaia ha però firmato un documento insieme ad altri colleghi di partito e a Matteo Salvini in cui diceva no alla zona rossa.

In serata, forse anche a causa degli attacchi che stavano già arrivando dall'opposizione, il governo ha ammorbidito la linea. Ora, scrive tra gli altri l'AdnKronos, prevale nettamente la scelta di circoscrivere la stretta da adottare durante le festività alle porte solo nei giorni festivi e prefestivi. Dunque vigilia di Natale, Natale e Santo Stefano, vigilia di Capodanno e primo gennaio. Più 2 e 3 gennaio, perché si tratta di un sabato e una domenica. Otto giorni in tutto, e non chiudere dal 24 al 6 gennaio continuativamente come chiedevano i più rigoristi. Nessuna stretta però è programmata nel weekend alle porte, quello del 18 e 19 dicembre. Ci si potrà spostare da zona gialla a zona gialla - quasi tutta Italia - come è stato consentito finora, mentre l'arrivo o la partenza da aree arancioni o rosse sarà possibile per i soli residenti. 

L'ipotesi zona arancione o gialla nei giorni precedenti a partire dal 21 dicembre

Il governo, al tavolo per decidere una nuova stretta in vista delle festività, sarebbe orientato a non limitare gli spostamenti nelle prossime ore per evitare i grandi esodi delle feste, come lamentato da alcuni governatori che chiedevano un giro di vite. "Il problema non sono gli spostamenti - spiega all'Adnkronos un'autorevole fonte di governo - il problema sono i cenoni e i veglioni, è lì che si rischia davvero". Le misure più dure sul tavolo dovrebbero dunque riguardare solo festivi e prefestivi e non un periodo continuativo, come chiesto, in particolare, dai ministri del Pd al tavolo ma anche dal responsabile della Salute Roberto Speranza e da alcuni Dem come Emanuele Fiano.

A spingere per una linea dura sì, ma evitando una zona rossa ''no stop" è il premier Giuseppe Conte sostenuto, in questo, dal M5S. E c'è chi, tra i presenti alla discussione, bolla l'ipotesi di "chiudere gli italiani in casa per due settimane consecutive una follia", riferiscono autorevoli fonti all'Adnkronos. L'agenzia di stampa Ansa scrive che secondo alcune fonti la discussione è ancora "tutta aperta" però e non è escluso che la zona rossa valga anche il 6 gennaio o si introducano per l'intero periodo regole da "zona arancione". L'Agi aggiunge che è  possibile comunque che si arrivi ad un compromesso, anche se non c'è stata alcuna decisione, in attesa pure dell'incontro di domani con i governatori nella conferenza Stato-Regioni. "Stiamo lavorando in queste ore, c'e' stata un'ulteriore interlocuzione col Cts, che ci ha consigliato qualche misura aggiuntiva. Dobbiamo evitare una terza ondata. Sicuramente faremo qualche intervento aggiuntivo", ha confermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ad "Accordi e Disaccordi", in onda stasera su Canale Nove.

Il compromesso del governo dopo lo scontro con le Regioni

"Si è deciso di chiudere in maniera molto rigorosa, di chiudere parecchio. Qui al Ministero della Salute abbiamo proposto di optare per una misura rigorosa che assomigli molto alla zona rossa. Sarà un Natale poco allegro, è vero, ma sarà più sereno perché le persone a cui vogliamo bene sono in sicurezza", dice la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa a Otto e Mezzo. 

"Puntiamo alla zona rossa nelle festività per ridurre al minimo le occasioni di contagio: i sacrifici di oggi ci consentiranno di piangere meno morti domani. Il regalo più grande che ci possiamo fare per questo Natale è quello di rispettare le regole, come abbiamo dimostrato di saper fare", aggiunge il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia. È impensabile avere un poliziotto per ogni cittadino: la nostra forza è la responsabilità come popolo italiano. Lo dobbiamo ai familiari delle oltre 66mila vittime italiane del Covid19 e alla speranza che dobbiamo nutrire per la ripresa, che grazie al piano vaccini è sempre più vicina". 

Dopo l'incontro con le Regioni alcuni governatori avevano apertamente criticato le intenzioni del governo: "Non vedo perché imporre alla Liguria una zona rossa per Natale quando i liguri in queste settimane si sono impegnati e sacrificati per far calare la curva del contagio e farci arrivare in piena zona gialla", aveva detto Giovanni Toti durante un intervento in una trasmissione tv. Alle 6 del pomeriggio era arrivata la nota congiunta di Matteo Salvini e dei governatori della Lega che dicevano no alla zona rossa: "Gli italiani - si leggeva in una nota firmata anche da Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti, Luca Coletto (assessore alla Sanità in Umbria per conto di Donatella Tesei), Nino Spirlì, Luca Zaia - si stanno dimostrando rispettosi delle regole, la salute viene prima di tutto ma servono responsabilità e buonsenso perché il diritto alla salute va accompagnato al diritto al lavoro. È impensabile immaginare in queste ore una chiusura a partire dal prossimo weekend, senza programmazione e senza la certezza di un piano definito per i rimborsi e una programmazione seria. In questo quadro, un'eventuale zona rossa su tutto il territorio nazionale smentirebbe le chiusure differenziate tra Regioni fortemente volute dal governo".

Tra questi stupisce che ci sia il nome di Zaia, sia perché ieri il Veneto ha avuto il record dei morti e certificato un maggior numero di ricoveri che a marzo, sia perché era stato proprio il governatore in alcune dichiarazioni pubbliche a minacciare che se il governo non avesse agito portando ulteriori restrizioni lo avrebbe fatto lui con un'ordinanza. Soltanto poche ore dopo era firmatario della nota di Salvini e degli altri in cui si diceva no alla zona rossa. Francesco Acquaroli, presidente delle Marche in quota Fratelli d'Italia, aveva invece smentito di essere a favore della zona rossa dopo che il suo nome era uscito nei resoconti di stampa. 

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