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Lunedì, 30 Gennaio 2023
L'accusa

L'Italia è "solidale con gli ucraini ma non con chi arriva dall'Africa"

L'accusa lanciata nel rapporto “Il diritto d'Asilo, Report 2022” di Fondazione Migrantes

L'Italia è solidale con gli ucraini, ma discrimina i migranti provenienti da altre paesi, in particolare quelli dell'Africa. È questo il duro giudizio della Fondazione Migrantes contenuto nel rapporto pubblicato oggi 13 dicembre "Il diritto d'asilo. Report 2022. Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati". Nel lungo report, l'associazione lancia una accusa al sistema di accoglienza italiano. "Solidali con gli ucraini e discriminanti e in violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali con altri. Provocatoriamente ci viene da chiederci se invece per avere accesso ai diritti bisogna essere biondi o cristiani o venire dal continente europeo", si legge nel documento curato da Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti

Cosa dice il documento

Il 2022 è stato "l'anno in cui la guerra d'Ucraina nel giro di poche settimane ha disperso nel cuore d'Europa rifugiati e sfollati a milioni, come non si vedevano dai tempi della Seconda guerra mondiale. L'anno già difficile in cui l'Europa ha saputo accogliere milioni di profughi senza perdere un decimale in benessere e 'sicurezza' (oltre 4.400.000 le persone registrate per la protezione temporanea solo nell'UE
fino all'inizio di ottobre)", scrive la FOndazione Migrantes.

Però è stato "anche l'anno in cui la stessa Unione e i suoi Paesi membri hanno fatto di tutto (hanno continuato a fare di tutto) per tener fuori dai propri confini, direttamente o per procura, ora decine di migliaia, ora migliaia, ora poche centinaia o decine di migranti e rifugiati altrettanto bisognosi di protezione (se non ancora più fragili): è avvenuto dalla Grecia a tutti i Balcani, dalla Libia alla frontiera con la Bielorussia, dalle enclave spagnole sulla costa africana alle acque mortifere del Mediterraneo e dell'Atlantico sulla rotta delle Canarie fino, ultima 'novita'' dell'anno, ai moli dei porti italiani". 

La critica all'Italia del governo Meloni

Nel dossier viene criticata anche la politica del governo guidato da Giorgia Meloni sulle navi delle Ong, classificate come "inedite restrizioni ad navem". I porti, in altre parole, "di un Paese i cui governi di ogni colore ripetono da anni che l'Italia non può fare tutto da sola, ignorando le statistiche sui rifugiati presenti nei Paesi europei che l'UNHCR, l'Agenzia ONU per i rifugiati, aggiorna ogni semestre".

Alla fine dello scorso giugno, "ormai nel pieno della crisi umanitaria ucraina, vivevano in Italia poco meno di 296 mila 'rifugiati' (cioè rifugiati in senso stretto e persone con protezione complementare o temporanea, e quindi profughi ucraini inclusi: la cifra equivale a cinque persone ogni mille abitanti). Però alla stessa data i rifugiati in Francia erano 613 mila e in Germania addirittura 2.235.000".

Alla fine del 2021, prima della guerra ucraina, "i rifugiati in Italia calcolati dall'UNHCR erano solo 145 mila, mentre però la Francia ne ospitava già mezzo milione e la Germania 1.256.000", riporta il documento che presenta numeri che smentiscono la narrativa del governo italiano. 

"Per qualcuno le frontiere sono aperte, mentre per altri non lo sono nemmeno i porti dopo un naufragio. A essere a rischio e' lo stesso diritto d'asilo e persino lo stato di salute delle nostre democrazie", prosegue il dossier, "In questo quadro di pesanti trattamenti discriminanti sia internazionali che nazionali si aprono interrogativi scomodi: i bambini sono davvero tutti uguali? Godono tutti degli stessi diritti? Le persone in fuga da conflitti e guerre che hanno già perso la casa e magari persone care non sono tutte uguali e non hanno tutte gli stessi diritti?".

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