Domenica, 19 Settembre 2021
Mobilità insostenibile

Altro che transizione ecologica: gli italiani vogliono l'auto

Il prossimo autunno quasi la metà degli spostamenti avverrà in macchina. Colpa del Covid e delle carenze del trasporto pubblico, ma il problema è anche culturale

Foto di repertorio ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La transizione ecologica può aspettare. Nell'autunno 2021 si andrà verso "un calo fortissimo delle attese di spostamento" sui mezzi pubblici, a fronte di "un aumento del ricorso all'auto privata". A dirlo è stato il ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini in commissione trasporti alla Camera, citando una ricerca realizzata dall'Istat sullo stato del trasporto pubblico locale in vista della riapertura delle scuole.

In generale ci sarà un lieve calo degli spostamenti, ma se la "mobilità dolce" (bici e monopattini) "non decolla" è invece "attesa una caduta di circa il 20% utilizzo mezzo pubblico con un parallelo aumento dell'utilizzo dell'auto privata" che dal 44,1% dovrebbe arrivare a coprire quasi la metà degli spostamenti. Insomma, il Covid ha convinto gli italiani che il mezzo più sicuro per spostarsi è la cara vecchia macchina con buona pace dei tanti discorsi sulla mobilità sostenibile.

In Italia ci sono troppe auto

Che l'Italia avesse un problema con le auto del resto era già noto. Secondo Eurostat (grafici in basso) in Ue siamo secondi per numero di automobili pro capite: ce ne sono ben 663 ogni 1.000 abitanti, contro i 574 della Germania, i 519 della Spagna e i 482 della Francia.

In totale, stando ai dati Istat (aggiornati al 2019), i mezzi circolanti in Italia sono più di 52 milioni, di cui 39,5 automobili. Non solo. L'Italia ha anche una delle flotte di autoveicoli più vecchie tanto che nel 2018 i veicoli altamente inquinanti erano pari al 45 per cento della flotta totale e al 59 per cento del trasporto pubblico. Nonostante un sensibile aumento delle vendite registrato nel 2020, il numero delle auto elettriche o ibride resta invece irrisorio rispetto al parco auto circolante (appena lo 0,1% del totale).

La mobilità alternativa fa fatica, il trasporto pubblico è un disastro

A ciò va aggiunto il fatto che nel nostro Paese la "mobilità alternativa" ha sempre fatto fatica ad imporsi, per retaggio culturale e per miopia della classe dirigente. Un rapporto realizzato nel 2018 dal Wuppertal Institute per conto di Greenpeace metteva Roma all'ultimo posto tra 13 grandi città europee in fatto di mobilità e sostenibilità dei trasporti, né c'è stato un cambiamento sostanziale negli ultimi anni. La promessa di Enrico Michetti, candidato del centrodestra a sindaco di Roma, di rimuovere tutte le piste ciclabili "ideologiche" e che "intralciano il traffico" è indicativo del modo con cui la classe politica (o almeno una parte di essa) si rapporta ai temi dell'ecologia e della mobilità.  

L'Italia sconta gravi ritardi anche sul fronte del trasporto pubblico. Nel piano nazionale di ripresa e resilienza viene ad esempio evidenziato che "l'estensione della rete ferroviaria in rapporto alla popolazione è la più bassa tra i principali Paesi europei" (nell'infografica in basso sono indicati i km di ferrovie ogni 100mila abitanti).

rete ferroviaria auto pnnr-2

Né va meglio dal lato del trasporto pubblico locale. Uno studio realizzato da Metrovia ha messo a confronto  la lunghezza delle linee metropolitane e metrotranviarie delle principali città europee. Con risultati che si commentano da soli: se a Monaco di Baviera ci sono 8,6 km di rete su ferro ogni 10 Km², a Milano sono 2,71 e a Roma 0,46. 

Dal rinnovo dei bus alle piste ciclabili: il piano per la mobilità sostenibile

Che qualcosa si debba fare è sotto gli occhi di tutti. Uno degli obiettivi indicato nel Pnrr è proprio quello di ottenere uno spostamento di almeno il 10 per cento del traffico su auto private verso il sistema di trasporto pubblico. In che modo? Il piano prevede tra le altre cose il rinnovo delle flotte di autobus e treni con mezzi a bassa emissione; la realizzazione di percorsi ciclabili urbani per 570 km e di percorsi ciclabili turistici per oltre 1.200 km, nonché il potenziamento della rete di trasporto pubblico con 240 km di infrastrutture; lo sviluppo di "un'adeguata rete infrastrutturale di ricarica elettrica pubblica" con 7.500 punti di ricarica nelle superstrade e 13.750 nei centri urbani.

Quanto al trasporto pubblico locale, il ministro Giovannini ha ammesso che "una profonda riforma" è "ormai ineludibile". Poi servirà anche uno scatto culturale. Perché va sottolineato che il 75% degli spostamenti degli italiani (rapporto Ecosistema Urbano 2019) è inferiore a 10 km e il 25% è addirittura più breve di 2 km. In pratica, moltissimi abitanti dei centri urbani potrebbero rinunciare all'automobile per i tragitti quotidiani, come avviene in tante città europee dove si guida pochissimo, eppure non lo fanno. Ma senza una presa di coscienza del problema sarà impossibile avviare un vero cambiamento.

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