Domenica, 28 Febbraio 2021
CORONAVIRUS

Come le varianti del coronavirus possono portare l'Italia in zona rossa

Il ceppo inglese è più contagioso, quelli isolati in Brasile e Sud Africa si sono dimostrati più abili nell’eludere gli anticorpi. Perché i focolai registrati in molte regioni italiane preoccupano sempre di più gli esperti. E potrebbero mettere il nuovo governo di fronte ad una scelta obbligata

Foto di reprertorio

Che primavera ci aspetta? La grande incognita lungo la strada che dovrebbe portarci a raggiungere l’immunità di gregge e dire addio alla pandemia è rappresentata dalle temute varianti del coronavirus. Varianti che si stanno diffondendo anche nel nostro Paese. E che potrebbero costringere il nuovo esecutivo a cambiare in corsa la strategia messa in campo per contenere il virus. In altre parole, se i ceppi provenienti da Brasile, Sudafrica e Regno Unito dovessero diventare predominanti, la scelta di un nuovo lockdown nazionale potrebbe diventare obbligata.

Uno dei primi virologi a lanciare l’allarme è stato Andrea Crisanti che un paio di settimane fa aveva commentato così la notizia del primo caso documentato di variante brasiliana in Italia. "Se è un caso isolato va bene e rimane tale, ma se si incominciano a vedere più casi e si dovesse vedere che la variante brasiliana è effettivamente resistente al vaccino allora rimane solo un'opzione, ripeto: bloccare tutto per impedire che si diffonda. Significa lockdown duro, non con le zone rosse. Non possiamo permetterci di mandare all'aria il vaccino. Non scherziamo".

I focolai di variante inglese e brasiliana 

Nel frattempo le notizie che arrivano non sono confortanti. In Umbria nei giorni scorsi sono stati identificati 18 casi di variante inglese del virus Sars-Cov-2, 12 di quella brasiliana. Altri casi di variante inglese sono stato documentati tra Chieti e Pescara. A Chiusi, in provincia di Siena, sono oltre 4.600 le prenotazioni già effettuate sul portale regionale "Territori Sicuri"  per la campagna di screening di massa al via questa mattina dopo l'accertamento della presenza di almeno due varianti al virus Covid-19 che ha comportato unaumento anomalo dei contagi nella popolazione.

Da questa mattina i cittadini si sottopongono, in modo volontario, al test antigenico, recandosi nelle apposite postazioni, allestite in piazza XXVI Giugno a Chiusi Scalo. L'obiettivo dei test è di contrastare la diffusione del virus, tramite l'individuazione di nuovicasi positivi, a partire dagli asintomatici, e di eventuali focolai tra la popolazione.

"Dobbiamo essere orgogliosi della nostra comunità - ha commentato il sindaco di Chiusi, Juri Bettollini - Siamo e saremo un modello socialedi riferimento per l'Italia dimostrando il valore della coesione, dell'unità e della determinazione nel saper sconfiggere anche le varianti al virus Covid-19. Non ho dubbi".

Ma la situazione più delicata riguarda l'Umbria, dove la governatrice Donatella Tesei ha disposto la zona rossa 'rafforzata' per tutti i comuni della provincia di Perugia e sei della provincia di Terni. E non è tutto. In Abruzzo, in via precauzionale, il presidente della Regione Marco Marsilio, ha firmato un’ordinanza che impone “l’attivazione della didattica a distanza per 14 giorni, con decorrenza dall’8 febbraio, nelle scuole secondarie di secondo grado, su tutto il territorio regionale”.

E ancora: altri casi di variante inglese sono stati documentati in alcune scuole delle Marche. Tre casi si sono registrati al Rodari di Castelfidardo (infanzia e primaria). Tutte le classi sono state messe in quarantena e chiesta la DAD per gli Istituti comprensivi interessati dalla positività. Domani mattina gli studenti e il personale verranno sottoposti al tampone molecolare. Nelle scuole di Tolentino si sono registrati 2 casi certi e un altro di elevato sospetto che coinvolgono anche un lavoratore presso una Pelletteria di Tolentino. Altri casi sarebbero stati registrati a Pollenza. 

Perché le nuovi varianti preoccupano gli esperti

Ma perché le varianti preoccupano così tanto? Nel caso della variante inglese, a mettere in allarme gli esperti è soprattutto l’elevata contagiosità del ceppo che si è originato a settembre nel Kent e che nel giro di soli due mesi è diventato dominante nel Regno Unito facendo esplodere i contagi e le vittime. Secondo virologi ed epidemiologi questa variante ha un tasso di contagiosità più elevato, ma non è ancora chiaro se sia causa di una letalità maggiore. Il motivo è che ha un numero insolitamente elevato di mutazioni con 10 cambiamenti di amminoacidi nella proteina spike. La buona notizia è che contro questa variante i vaccini ad oggi in commercio hanno dimostrato una buona efficacia. La notizia cattiva è che alcuni test condotti su alcuni campioni hanno mostrato una mutazione (battezzata E484k) già osservata nelle varianti che hanno avuto origine in Brasile e Sudafrica. Per ora si tratta di pochi casi, ma la circostanza è preoccupante. Per un motivo molto semplice: i ceppi isolati in Sudafrica e in Brasile si sono dimostrati più abili nell’eludere gli anticorpi. E dunque potrebbero inficiare anche l’efficacia dei vaccini.

Secondo uno studio condotto dall'università del Witwatersrand (Sudafrica) e dall'università di Oxford il vaccino AstraZeneca si è dimostrato efficace solo al 22% contro le forme moderate della malattia provocata dal ceppo sudafricano. "In questa fase ridotta I/II di test, i primi dati mostra efficacia limitata contro la malattia in fase moderata provocata dalla variante sudafricana B.1.351" ha detto un portavoce di AstraZeneca citato dal Financial Times. "Ma non siamo stati in grado di accertare la sua efficacia contro casi gravi della malattia e nei casi di ospedalizzazione perché i soggetti esaminati erano giovani adulti in salute". L’auspicio è che il farmaco di AstraZeneca si riveli comunque efficace contro le forme gravi. 

Secondo quanto annunciato da AstraZeneca, un nuovo vaccino in grado di proteggere anche contro la variante sudafricana potrebbe essere pronto per l'autunno. Dopo i risultati della sperimentazione, il governo sudafricano ha dunque sospeso l’uso del vaccino AstraZeneca, puntando solo sui vaccini Johnson & Johnson e Pfizer-BioNTech. Per quanto riguarda il farmaco J&J - che ricordiamo richiede una sola iniezione contro le due comunemente richieste dagli altri vaccini - nei trial di fase 3 ha mostrato un’effiacia del 72% negli Stati Uniti e del 57% in Sud Africa, tanto che secondo l’azienda è risultato essere efficace contro le varianti sudafricana e brasiliana del virus SarsCov2. Va da sé però che anche in questo caso con la nuova variante il farmaco si è mostrato meno potente. Come stanno le cose? Secondo l’istituto superiore di sanità, in generale i vaccini contro il coronavirus potrebbero essere meno efficaci per la variante sudafricana e brasiliana del covid. "Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese - si legge nella pagina delle Faq -, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia. Diversi studi sono in corso nel mondo per rispondere alla domanda''. 

Ricciardi: "La tendenza è al peggioramento, sono preoccupato"

Gli esperti sono in allarme. E non è una frase fatta: "Preoccupa senza dubbio, nell'attuale contesto della pandemia", la decisione delle autorità sudafricane di sospendere la somministrazione del vaccino anti-Covid  di Astrazeneca-Oxford per gli effetti ridotti sulla variante che circola nel Paese africano” spiega all'Adnkronos Salute Walter  Ricciardi, consulente del ministro Roberto Speranza e docente di  Igiene all'università Cattolica, che però aggiunge: "C'è un aspetto positivo perché, come hanno spiegato da Oxford, la tecnologia consente di correggere il tiro". In ogni caso, "si tratta di un'ulteriore prova del fatto che noi  dobbiamo fare quanto prima per vaccinare ed evitare l'arrivo di queste varianti. Insomma: la notizia cattiva è che certamente queste mutazioni virali sono da monitorare e ci preoccupano. La notizia buona è che comunque le tecnologie di produzione dei vaccini di oggi ci consentano di attuare i necessari aggiustamenti per renderli efficaci anche sulle varianti". 

"La tendenza dell'epidemia - avverte l'esperto - è al peggioramento". Guardando all'Italia a colori, "le Regioni o le aree geografiche che hanno avuto una zona rossa stanno vedendo una diminuzione dei casi, le Regioni arancioni sono stabili o in lieve diminuzione, le Regioni gialle sono in peggioramento". Mentre si avvicina il 15 febbraio, data in cui scadrà il divieto di spostamento fra le Regioni, si allunga anche lo spettro delle varianti di Sars-CoV-2: "La preoccupazione è che queste varianti, che sono molto più contagiose, alterino questo equilibrio in senso peggiorativo. Su questo - ribadisce Ricciardi - io sono abbastanza preoccupato".

Di varianti ha parlato di recente anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria. "Ci sono numerose varianti - ha spiegato l'infettivologo  intervenendo a 'L'aria che tira' su La7 -, le tre più note sono l'inglese, la brasiliana e la sudafricana. La prima sembra essere neutralizzata correttamente dal vaccino. Mentre le altre due non garantiscono di essere reinfettati né abbiamo certezza che il vaccino abbia efficacia contro di esse. Il tema però è: perche' il ministero della Salute non ha spinto a sufficienza per il sequenziamento delle varianti? Sono mesi che ne parliamo, il problema quindi non si pone ora ma si poneva già mesi fa". 

Del resto basta vedere cosa sta accadendo in Francia dove la variante inglese si sta diffondendo a macchia d’olio. "Le prossime settimane saranno decisive" ha spiegato a BFM-TV  il virologo Arnaud Fontanet, membro del consiglio scientifico della Francia, che ha parlato del ceppo inglese spiegando che “ci obbliga ad un'estrema prudenza". Fontanet  ha parlato di "due mesi" di difficoltà, marzo e aprile, spiegando che l'evoluzione di questa variante sarà determinante. Mettendo insieme i pezzi del puzzle è facile rendersi conto che le possibilità di una nuova zona rossa nazionale non siano ridotte proprio al lumicino. 
 

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