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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
il sondaggio

Stipendi troppo bassi per il 60% degli italiani

Un'indagine Ipsos mette in risalto l'opinione degli italiani sul mercato del lavoro, che sembra non facilitare l'incontro fra domanda e offerta

I ristoratori da tempo denunciano una mancanza di personale, nonostante la volontà di voler assumere. I lavoratori, di qualsiasi settore, lamentano invece di dover affrontare turni estenuanti per una retribuzione che non corrisponde alla mansioni richieste. In altre parole, c'è chi sostiene che gli stipendi siano troppo bassi per il lavoro svolto. È questo il principale motivo per il quale le imprese non trovano personale.

Perché in Italia gli stipendi sono così bassi

Lo scontro sul salario

A indicarlo in modo netto è il 60% degli italiani che hanno risposto a un sondaggio Ipsos realizzato per conto di Kelly Services, Agenzia per il Lavoro da 25 anni in Italia. L'indagine mette in risalto l'opinione degli italiani sul mercato del lavoro, che sembra non facilitare l'incontro fra domanda e offerta, e subire in modo gravoso l'iperinflazione e la le ricadute della risi energetica.

Salario e tempo, dunque: queste sono le variabili che gli italiani considerano più importanti per la scelta di un lavoro. Nel dettaglio, il 61% degli intervistati ritiene che gli stipendi non siano congrui rispetto alle disponibilità o alle mansioni richieste. Analizzando i settori, sono di questa opinione il 43% dei lavoratori del commercio e il 45% di chi opera nel settore manifattura e costruzioni.

Per quanto riguarda i salari inadeguati, il 39% degli italiani ritiene che il costo del lavoro sia troppo alto e le tasse che le aziende pagano per ogni lavoratore siano eccessive. Per il 23% la responsabilità è dei manager, che non danno il giusto valore al lavoro.

Perché in Italia gli stipendi non aumentano

Se si parla di stipendi degli italiani non si può non parlare di tasse sul lavoro. Riguardo alle possibili soluzioni per riavvicinare domanda e offerta di lavoro, per il 36% degli intervistati servono sgravi fiscali per le aziende che assumono disoccupati, per il 34% una riduzione generale del costo del lavoro per le imprese, da convertire in adeguamenti salariali per i lavoratori, mentre il 33% suggerisce l'introduzione del salario minimo. C'è anche chi propone l'eliminazione dei meccanismi del reddito di cittadinanza, indicata dal 27% delle persone.

Il fattore "tempo libero"

Il tempo è il secondo terreno di scontro, ma anche di potenziale incontro, fra aziende e lavoratori. Rispetto al passato, la percezione delle persone è che le aziende richiedano maggiore efficienza, produttività, velocità nello svolgimento delle mansioni, realizzando lo stesso lavoro in minor tempo (lo pensa il 37% degli occupati e il 46% dei disoccupati), e che sia richiesta ampia flessibilità d'orario, rendendosi disponibili quando serve all'azienda e reperibili anche fuori dai normali orari di lavoro (35% degli occupati e 45% dei disoccupati).

C'è tuttavia un'area di incontro fra lavoratori e imprese sul tema della gestione del tempo e della flessibilità, e passa dal riconoscimento economico: il 34% delle persone si dichiara infatti disponibile a rispondere alle richieste delle imprese a fronte di un incremento della remunerazione. In particolare sarebbero disposte a trasferte lavorative anche non concordate (39%), a lavorare il sabato e la domenica (37%), a essere reperibili fuori dall'orario di lavoro (36%).

Da dove arriva la crisi del lavoro?

Per un terzo degli italiani la crisi del mercato del lavoro viene da lontano: il 36% del campione ritiene che dopo il 2008 il mercato del lavoro sia sempre stato in difficoltà e che la pandemia abbia solo consolidato una situazione già esistente. Un altro 30% afferma che le difficoltà del mercato del lavoro dopo la crisi economica del 2008 non abbia nulla a che vedere con quelle che devono essere affrontate oggi. C'è tuttavia anche un 12% di persone secondo cui nonostante le difficoltà oggi il mondo del lavoro è più solido e dinamico rispetto ad allora.

Quanto alle prospettive lavorative delle persone a fronte della crescita dell'inflazione, alla crisi energetica e al generale impoverimento del potere d'acquisto dei salari, il 54% degli italiani ritiene che gli individui e le famiglie dovranno accettare dei compromessi pur di poter lavorare ed avere un reddito.

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