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Venerdì, 21 Giugno 2024
Milioni buttati

It's Art non era Very Bello: cronaca di uno spreco annunciato

Dopo aver generato un buco di 7,5 milioni di euro l'ultima creatura dell'ex ministro Dario Franceschini è ora in liquidazione: nei quasi due anni di vita "la Netflix della cultura italiana" è stata solo un trasferimento di risorse al suo socio di minoranza Chili. L'inchiesta di Dossier

Dopo aver generato un buco di 7,5 milioni di euro ha chiuso It's Art, la Netflix della cultura italiana come coraggiosamente l'aveva denominata l'ex ministro della cultura Dario Franceschini. Eppure Franceschini doveva aver imparato qualcosa dal flop di Verybello.it, il sito da 35mila euro nato per promuovere gli eventi culturali italiani nel periodo dell’Expo2015, e chiuso nel 2017 raccogliendo più polemiche che visitatori. Visitatori che tra l'altro non affollano neppure il costoso Italia.it, il portale da oltre 45 milioni di euro dedicato all’offerta turistica italiana nato nel 2004 e di cui dopo Rutelli (indimenticabile il video del 2007 quando l'allora ministro per i beni culturali si rivolgeva in un inglese maccheronico dando il via a valanghe di meme) anche Franceschini era stato ministro competente.

Con queste premesse e in piena emergenza Covid, nel 2020 il Mibact aveva dato il via alla costituzione della nuova società partecipata al 51% dalla cassaforte statale Cassa depositi e prestiti e dalla società privata Chili Spa. Volto a sopperire alla crisi degli spettacoli dal vivo, permetteva il noleggio di spettacoli a due euro e tour virtuali di attrazioni turistiche e culturali ed eventi in streaming anche fino a dieci euro. Ovvio capire il perché tale progetto non sia mai decollato e perché il Ministro Sangiuliano abbia deciso di non finanziare più la piattaforma che dal 2021 aveva raccolto appena 140mila abbonati e 246mila euro di entrate, quanto un bar cittadino di piccole dimensioni.

Da un'idea di Dario Franceschini

Alla fine ItsArt è stata solo un trasferimento di risorse, come rilevato da Dossier nel luglio scorso, al suo socio di minoranza Chili. Ovvero la piattaforma di streaming cinematografico voluta dal manager prestato alla politica Stefano Parisi e da Giorgio Tacchia, di cui è adesso primo azionista il banchiere italiano Ferruccio Ferrara attraverso una serie di società. Ferrara è un professionista della finanza di lungo corso con un passato in alcune tra le più prestigiose banche d’affari del mondo che ha messo in piedi un gruppo tra Londra e Lussemburgo per andare a caccia di occasioni nel mondo delle cartolarizzazioni dei crediti, oltre che investire in aziende. Dietro di lui una schiera di soci di minoranza tra cui il gruppo Lavazza, il fondo Antares (nell’orbita di Azimut e ora in liquidazione), le più importanti major cinematografiche quali Warner Bros, Twentieth century fox, Sony, Paramount e poi piccoli azionisti privati.

Chili Tv gode, il contribuente un po' meno

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