La prostituzione è lecita, compie reato chi la sfrutta: la decisione della Consulta sulla legge Merlin

A sollevare la questione della costituzionalità era stata la Corte d'appello di Bari nell'ambito del processo contro Giampaolo Tarantini per le escort portate in casa di Silvio Berlusconi

ANSA/ ETTORE FERRARI

Aggiornamento: la Consulta salva la legge Merlin.

La Corte costituzionale ha infatti ritenuto che non è in contrasto con la Costituzione la scelta di politica criminale operata con la legge Merlin, quella cioè di configurare la prostituzione come un'attività in sé lecita, ma al tempo stesso di punire tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino.

La Corte inoltre ha ritenuto che il reato di favoreggiamento della prostituzione non contrasta con il principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale.

In attesa del deposito della sentenza, l'Ufficio stampa della Corte fa sapere che le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, puniti dalla legge Merlin, sono state dichiarate non fondate. 

La Corte Costituzionale era stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della legge Merlin, a sessantuno anni dalla sua promulgazione.

La questione sollevata dalla Corte d'appello di Bari nell'ambito del processo in cui è imputato l'imprenditore Giampaolo Tarantini per le escort portate tra il 2008 e il 2009 nelle residenze dell'allora premier Silvio Berlusconi e che vedono Tarantini imputato per reclutamento e favoreggiamento della prostituzione. 

La Legge Merlin è il "principio della libertà di autodeterminazione sessuale"

Secondo i giudici baresi, come ricorda l'Agi, il fenomeno sociale della prostituzione professionale rappresenta una novità mentre la Legge Merlin è stata concepita in un'epoca assai diversa dall'attuale. La Consulta dovrà sancire se la norma risalente al 1958 sia legittima o meno nel punto in cui configura come reato "il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione volontariamente e consapevolmente esercitata".

Ci sarebbe infatti, secongo i magistrati baresi, un possibile contrasto della norma con il "principio della libertà di autodeterminazione sessuale, qualificabile come diritto inviolabile della persona umana, la quale potrebbe esprimersi anche nella scelta di offrire prestazioni sessuali verso corrispettivo" e sarebbe violato anche l'articolo 41 della Costituzione, "potendo la libera autodeterminazione sessuale, essere considerata anche come una forma di estrinsecazione dell'iniziativa economica privata".

Vengono evocati inoltre gli articoli 13, 25 e 27 della Costituzione per contrasto con il principio di "necessaria offensività del reato", in quanto, nei casi in questione, le condotte di reclutamento e di favoreggiamento della prostituzione "non arrecherebbero offesa al bene giuridico tutelato, costituito appunto dall'autodeterminazione sessuale, che sarebbe, tra l'altro, facilitato dall'apporto dei terzi". Un'altra questione riguarda poi il reato di favoreggiamento della prostituzione che sarebbe in contrasto con i principi di "tassatività e determinatezza della norma incriminatrice" sanciti dall'articolo 25 della Costituzione: una formula troppo generica, secondo i giudici pugliesi, del fatto incriminato, mentre la determinazione delle condotte penalmente rilevanti deve necessariamente essere collegata alla loro concreta idoneità di offendere l'interesse protetto.

L'Avvocatura di Stato difende la legge Merlin

Martedì 5 marzo interverrà in difesa della legge Merlin l'Avvocatura generale dello Stato, con il viceavvocato generale Gabriella Palmieri, in rappresentanza della presidenza del Consiglio dei ministri. In una memoria presentata lo scorso maggio, l'Avvocature dello Stato specificava che la questione di legittimità dovesse essere dichiarata inammissibile o infondata, ricordando che l'interesse preminente è quello della tutela della dignità della persona. Una linea condivisa dalle associazioni in difesa delle donne, che, come la Rete per le Parità e Differenza donna, hanno chiesto alla Corte di poter intervenire nel procedimento a sostegno della legge Merlin.

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