Giovedì, 6 Maggio 2021
L'opinione di Antonio Piccirilli

L'opinione di Antonio Piccirilli

A cura di Antonio Piccirilli

Diritti Lgbt, l'Europa si dichiara "zona di liberta": indovinate chi ha votato contro?

Manifestazione Lgbt a Wroclaw, in Polonia. EPA/Maciej Kulczynski via ANSA

Ieri il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che dichiara i Paesi Ue "zona di libertà" per le persone "Lgbtiq", ovvero  lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer. Un atto più che altro simbolico per denunciare "tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o sull'orientamento sessuale delle persone" e prendere posizione contro quanto sta avvenendo in Polonia e Ungheria, i due Paesi Ue dove la retorica anti-gay suscita le maggiori preoccupazioni.

Negli ultimi due anni in Polonia decine di municipalità si sono dichiarate "LGBT free zone" ovvero zone "libere dall’ideologia LGBT" e dopo la propaganda contro migranti e Ong, anche l'attacco alle cosiddette teorie gender sono entrate nel bagaglio delle tesi dei leader di Varsavia e Budapest contro l'Ue. Nel documento approvato dall’europarlamento viene sottolineato che dal marzo 2019 più di 100 regioni, distretti e comuni polacchi si sono autodefiniti zone libere dalla cosiddetta ideologia LGBTI e che nel novembre 2020 la città ungherese di Nagykáta ha approvato una risoluzione che vieta la "diffusione e promozione della propaganda LGBTQ".

Nel testo si ricorda tra le altre cose che gli attivisti polacchi che si battono per i diritti degli omosessuali "si trovano ad affrontare azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica" e "sono stati oggetto di azioni legali infondate intentate da governi locali od organizzazioni fondamentaliste che chiedono un cospicuo risarcimento finanziario, nonché di una campagna diffamatoria che li etichetta come bugiardi per aver utilizzato strumenti di difesa creativa". E che "queste azioni sono chiaramente intese a intimidire e a ridurre al silenzio la società civile".

La risoluzione dell’Ue ha dunque come obiettivo la denuncia di  "tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o sull'orientamento sessuale delle persone". Semplice, no?

Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro. Il motivo? Questa volta per i sovranisti la colpa dell’Ue è di aver strumentalizzato i diritti degli omosessuali per attaccare Ungheria e Polonia. "Spiace che, come purtroppo già avvenuto in passato, Bruxelles cerchi di utilizzare un tema nobile come quello dei diritti come strumento per colpire gli avversari politici dell’attuale maggioranza in Ue: questo è un modus operandi che non possiamo condividere", hanno spiegato in una nota le eurodeputate leghiste Annalisa Tardino, Simona Baldassarre e Isabella Tovaglieri, puntando il dito contro il riferimento "all’articolo 7" fatto, a loro giudizio, "in maniera strumentale per attaccare il popolo polacco".

Le tre parlamentari citano anche "i riferimenti all’immigrazione e alle corsie preferenziali per migranti Lgbtq". L'accusa, scrive EuropToday, è molto probabilmente rivolta al passaggio in cui il Parlamento dichiara che "il diritto di asilo è garantito dalla Carta" e "che, nel contesto del sistema europeo comune di asilo e della sua riforma, occorre garantire un'adeguata protezione dei richiedenti appartenenti a gruppi vulnerabili, tra cui le persone Lgbtiq", dal momento che in diversi Paesi del mondo i gay rischiano la pena di morte.

Le eurodeputate leghiste sono peraltro firmatarie di una contro risoluzione presentata all’euoparlamento dal gruppo politico di "Identità e Democrazia". Cosa ci sarà scritto in questa nuova pietra miliare del diritto?

Nel testo si legge, a mo’ di preambolo, che "gli Stati membri dell'Unione europea sono tra i paesi più sicuri al mondo per le minoranze sessuali" e che peraltro "dal punto di vista biologico, per la procreazione sono necessari entrambi i sessi". Caso mai qualcuno lo avesse dimenticato.

Segue quindi la (scontata) condanna di "tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o sull'orientamento sessuale delle persone". Però, si rammenta nel documento, "le politiche e la legislazione in materia di matrimonio e genitorialità dipendono esclusivamente dalla sovranità degli Stati membri" e pertanto si "esorta la Commissione e gli Stati membri a rispettare rigorosamente le competenze nazionali in ambito di salute e diritto di famiglia". 

Viene poi sottolineata "l'importanza della libertà di espressione nonché della libertà dei cittadini e dei loro rappresentanti di esprimere le proprie opinioni nei dibattiti sui matrimoni tra persone dello stesso sesso o sulla teoria del genere" e peraltro, si legge, "l'opposizione politica pacifica alle affermazioni sostenute da una delle parti in tali dibattiti non può in nessun caso essere equiparata all'omofobia". Inoltre si "deplora" (sic) che "i sostenitori di certe opinioni cerchino spesso di censurare o criminalizzare i loro oppositori anziché portare avanti una discussione sulle idee".

Avete capito bene? In Polonia molte città si sono proclamate "gay-free", ci sono stati arresti di attivisti Lgbt e in alcuni casi si è arrivati  ad intentare cause legali per zittire il dissenso, ma nella risoluzione dei sovranisti di tutto questo non si fa menzione. Del resto è molto più urgente ricordare che la legislazione spetta agli Stati membri e che "l'opposizione politica pacifica" (qualsiasi cosa voglia dire) non può essere equiparata all’omofobia.

Ma perché stupirsi? Per il Carroccio i diritti delle minoranze non sono mai stati una priorità. A dicembre del 2019 Salvini ha proposto la cancellazione del reato di tortura introdotto da Pd e Area Popolare che punisce con il carcere da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi o con crudeltà, cagiona a una persona privata della libertà o affidata alla sua custodia "sofferenze fisiche acute" o un trauma psichico verificabile. Una legge che secondo Salvini è "un'arma in mano ai delinquenti e un cappio intorno al collo dei poliziotti". Già anni addietro il segretario della Lega aveva spiegato il suo punto di vista: "Le forze di polizia devono avere libertà di azione assoluta, se poi un delinquente lo devo prendere per il collo e si sbuccia il ginocchio... cazzi suoi". Quello di Salvini d’altra parte è un mondo manicheo. "Tra le guardie e i ladri - aveva detto da ministro dell’Interno - sto dalla parte delle guardie".

La Lega e Fratelli d’Italia hanno trovato anche il modo di opporsi alla legge contro l’omofobia approvata alla Camera ma non in Senato, che punirebbe col carcere chi commette violenza o incita a farlo sulla base dell’orientamento sessuale. L’Italia è uno dei pochi Paesi europei a non avere una legge che tuteli in modo adeguato e specifico la comunità Lgbt. Ma per Salvini "il rischio è di sconfinare nell’ideologia, ed è un rischio troppo elevato". D’altra parte "l’Italia è un paese che non discrimina" e dunque siamo in una botte di ferro. Quale ideologia può esserci contro chi picchia e brutalizza un altro essere umano solo perché è gay? Lasciamo il dubbio ai lettori, noi abbiamo finito le parole.

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