Giovedì, 4 Marzo 2021

La virologa fuggita negli Usa non si arrende: "Il coronavirus è artificiale, nessuno dice la verità"

Non c'è alcuna prova a sostegno della teoria di Li-Meng Yan, ma lei va dritta per la sua strada: "Ho studiato il genoma del Sars-Cov-2 e quel corredo cellulare non esiste in natura"

Non è la prima volta che lo dice, la sua teoria ha molti aspetti "che non tornano". Ma lei continua imperterrita per la sua strada. "Ci troviamo davanti non a un virus derivato da un patogeno naturale, ma a un virus artificiale, elaborato e rilasciato dal Wuhan Istitute of Virology, un laboratorio di massima sicurezza che è posto sotto il controllo del Partito comunista cinese". Lo dice a La Verità Li-Meng Yan, virologa, prima firmataria del Rapporto Yan (un paper di 26 pagine sul coronavirus), convinta che "si sia creato un virus letale al fine di diffonderlo senza poter risalire agli autori".

Li-Meng Yan: "Il nuovo coronavirus è artificiale"

La virologa afferma di aver iniziato le ricerche sul Covid-19 "il 31 dicembre" scorso, "prima che il 7 gennaio le autorità cinesi dessero l'annuncio ufficiale del primo caso accertato, che addirittura risale al 16 novembre" e precisa che svolgeva le sue ricerche "nel laboratorio dell'Organizzazione mondiale della sanità presso l'università di Hong Kong". Ha lavorato fino alla primavera nel dipartimento di Salute pubblica della Hong Kong University. Ora è a New York, vive "sotto la protezione del governo degli Stati Uniti".

"Nessuno dice la verità. Il governo cinese, l'Oms, il mondo scientifico - afferma - Ho studiato il genoma del Sars-Cov-2 e quel corredo cellulare non esiste in natura. E' molto simile a un virus in possesso di un laboratorio di ricerca militare, un Sars-like-Cov isolato anni fa, chiamato Zc45/Zxc21". "Nel mio paper spiego in modo dettagliato la procedura seguita dal Wuhan Institute of Virology per modificare tale coronavirus. Alcune parti sono state aggiunte, scambiate, modificate", dice, con l'obiettivo di "farlo sembrare un virus nuovo". Poi ancora, "la regione del virus che caratterizza l'infezione del Sars-Cov-2, chiamata Rbm, assomiglia molto a quella del virus Sars-Cov-1, responsabile dell'epidemia di Sars", nel 2003.

Infine, "una proteina di Sars-Cov-2 chiamata Spike esiste in un sito di taglio per la furina che manca in tutti gli altri coronavirus simili a questo". E, afferma, "questa caratteristica del nuovo coronavirus induce a pensare che il Covid-19 non sia naturale, ma sia stato creato artificialmente". C'è dell'altro. "Le tecniche usate per creare il Covid-19 erano state impiegate fin da 2008 da un gruppo di ricerca coordinato dalla dottoressa Zhengli Shi del laboratorio di Wuhan - afferma - E il fatto che la stessa regione Rbm sia stata modificata dalla dottoressa Shi e da suoi collaboratori è la pistola fumante, la prova che il Sars-Cov-2 è il prodotto di una manipolazione genetica".

Perché il coronavirus SARS-COV-2 non è stato creato in laboratorio

Perché il Sars-CoV-2 non è artificiale

Li-Meng Yan non è una complottista senza competenze, ma una co-autrice di un paio di studi pubblicati nei mesi scorsi su “Lancet” e “Nature” due delle riviste più autorevoli in ambito scientifico. Ma le sue considerazioni sull'origine del virus hanno attirato le critiche di molti studiosi. Per Carl Bergstrom, importante biologo all’università di Washington e coautore di un libro sulla disinformazione scientifica, si tratta di un lavoro “bizzarro e infondato”. 

“Nella sua forma attuale al lavoro non può essere data nessuna credibilità”, dice a Newsweek Andrew Preston, studioso di patogenesi presso l'Università di Bath nel Regno Unito. Secondo Preston, il lavoro di Li-Meng Yan semplicemente “non è supportato da dati", è un lavoro "estremamente debole che, come un enorme castello di carte, si basa su alcune assunzioni che, una volta debunkate, fanno crollare miseramente tutto l’impianto narrativo”.

Le teorie del "virus creato in laboratorio" hanno continuato a fare proselitismo sul web. La tesi è suggestiva, ma finora non è stata prodotta una prova che sia una. Gli esperti sin da inizio 2020 hanno studiato i genomi del Sars-CoV-2 e virus affini e confrontato il gene per una proteina chiave nel processo infettivo, una proteina dell'involucro esterno del virus (chiamata 'spike', da punta o spina) che gli serve per attaccarsi, entrare e infettare le cellule umane. Spike è dotata di un 'uncino molecolare' (chiamato porzione RBD) con cui il virus si lega alle cellule umane incastrandosi alla molecola 'Ace2', (recettore importante nella regolazione della pressione del sangue). Il legame tra Rbd e Ace2 è essenziale per iniziare l'infezione. Inoltre spike ha anche una 'forbice molecolare' che aiuta il virus a penetrare nella cellula umana. Il legame tra Rbd e Ace2 è talmente perfetto (Rbd si incastra a perfezione con Ace2 come una chiave con la sua serratura o due pezzi di un puzzle), che non può essere altro che il risultato della selezione naturale e non il prodotto dell'ingegneria genetica, secondo la stragrande maggioranza degli scienziati. Ma le teorie del complotto sono sempre affascinanti, e continueranno a fare presa fino alla fine della pandemia.

"Il coronavirus? Creato in laboratorio": cosa non torna nella teoria di Li-Meng Yan

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