Venerdì, 23 Aprile 2021

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Da colpa a responsabilità: così in carcere si può tornare "liberi"

Nel carcere di Bollate, uno degli istituti di pena più all'avanguardia d’Europa, è stato attivato un percorso di giustizia riconciliativa che prova a dare una risposta nuova sul tema della sicurezza. Siamo andati a parlare con i detenuti di "Liberi dentro"

La giustizia non può essere solo punitiva. Lo dice l’articolo 27 della nostra Costituzione. La pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Ma l’esperienza degli istituì penitenziari è drammatica: la recidiva per alcuni tipi di reati è del 68%. Un valore altissimo. In Italia il 50% dei detenuti sono sotto psicofarmaci. Ogni anno 160 detenuti si suicidano in carcere. Non si potrà aumentare la sicurezza senza diminuire la recidiva. 

“Quando una persona finisce in carcere, la responsabilità è collettiva perché a fallire è l’intero sistema educativo”. Secondo Daniel Lumera, direttore di My Life Design è responsabile del progetto “Liberi dentro”,  molte persone che finiscono in carcere sono nate e cresciute in condizioni molto complesse e non hanno avuto una possibilità educativa. La sola punizione non basta. È necessario un percorso che rieduchi il detenuto, che lo responsabilizzi che gli dia l’opportunità di non tornare più a commettere lo stesso sbaglio.

“Io credo che la giustizia ripartiva abbia un’efficacia  maggiore rispetto a quella punitiva”. Per Simona Gallo, funzionario giuridico pedagogico del carcere di Bollate e referente interno di “Liberi dentro”, un approccio solo punitivo alla pena serve solo a recludere la persona ma non necessariamente a migliorarla. 

Dopo Bollate, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (DAP) ha dato l’approvazione del progetto per altre tre carceri italiane. Non solo.

Liberi dentro è in fase di attivazione anche in Spagna. Un progetto che sta diventando un’eccellenza italiana, un nuovo modo di affrontare il tema della sicurezza che non coinvolge solo il detenuto. Anche gli educatori, la polizia penitenziaria, le famiglie del detenuto, l’intera comunità.

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