Domenica, 7 Marzo 2021

Lidia Menapace ricoverata per Covid: i messaggi di sostegno per la partigiana

Giovanissima staffetta, la Resistenza in Val d’Ossola fu sottotenente con il nome di “Bruna”. Politica, ex senatrice e saggista, è una delle voci più importanti del femminismo italiano

La notizia del ricovero in ospedale di Lidia Menapace ha colpito in molti. Partigiana, voce storica, attivista femminista, politica e saggista, si trova all’ospedale San Maurizio di Bolzano, positiva al coronavirus. A comunicarlo è stata l’Anpi Alto Adige. “Lidia Menapace sta male. Abbiamo avuto notizie di un suo ricovero a Bolzano a causa di questo maledetto covid. Le condizioni sembrano molto gravi”.

Chi è Lidia Menapace

Nata a Novara il 3 aprile 1924 (all’anagrafe Lidia Brisca), Lidia Menapace prende parte giovanissima alla Resistenza come staffetta partigiana. Entra in una formazione della Val d’Ossola diventando sottotenente con il nome di battaglia “Bruna”. A 21 anni si laurea con il massimo dei voti in Letteratura italiana all’Università Cattolica di Milano. Il dopoguerra la vede impegnata nei movimenti cattolici, in particolare la Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) e poi nella Democrazia Cristiana.

Nel 1964, candidata con la DC, viene eletta prima donna nel Consiglio Provinciale di Bolzano, dove si era trasferita dopo il matrimonio con il medico trentino Nene Menapace (morto nel 2004), diventando assessora effettiva per affari sociali e sanità. Nei primi anni Sessanta diviene di lettore di Lingua italiana e metodica degli studi letterari all’Università Cattolica: l’incarico non le viene rinnovato nel 1968 dopo la pubblicazione del documento “Per una scelta marxista”. Dopo la uscita in quello stesso anno dalla Dc, Menapace si avvicina al Partito Comunista Italiano. Nel 1969 è tra i fondatori del primo nucleo del manifesto, sul quale scriverà regolarmente fino alla metà degli anni Ottanta. Nel 1973 è tra le promotrici del movimento Cristiani per il Socialismo. Dal 2006 al 2008 senatrice di Rifondazione comunista, nel 2011 è entrata nel Comitato Nazionale dell'Anpi.

“Dobbiamo uscire da questo virus e fare ripartire la politica”, aveva detto in un’intervista a Repubblica alla vigilia del 25 aprile. “Immagino a gruppi di persone che pensino a cambiare le cose dentro un grande movimento di cambiamento. Una vita politica in cui ciascuno vede cose che non funzionano e si impegni per trasformarle, in cui le cose sbagliate siano raddrizzate. Non però creando frammentazioni e tanti piccoli partiti. Direi: dopo l'epidemia, ricominciamo dalla politica”.

“Se non ci fossero state le donne non ci sarebbe stata la Resistenza, punto e basta”, ricordava Lidia Menapace nel capitolo dedicato a lei del libro di Gas Lerner e Laura Gnocchi “Noi partigiani” (Feltrinelli).

“Una donna minuta, ironica per vocazione e anticonformista nel profondo, nella vita pubblica e in quella privata, nelle idee e nello stile di vita. Una femminista che amava il movimento delle donne, cocciutamente intransigente nell’uso del linguaggio, capace di spiegare con semplicità e grande cultura quanto danno potesse fare l’uso sbagliato delle parole, specialmente nelle questioni di genere”, scrive la redazione del manifesto in un ricordo. Menapace è considerata una delle voci più importanti del femminismo italiano. 

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 Lidia Menapace, partigiana, politica e saggista, durante il suo intervento in piazza Mazzini al flash mob delle Sardine a Bolzano, 13 dicembre 2019. ANSA

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