Mercoledì, 3 Marzo 2021

L’ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre: “Non ho mai perdonato, non ci riesco”

Il discorso ai giovani della senatrice a vita alla Cittadella della Pace di Rondine, ad Arezzo. “Io sono stata clandestina e richiedente asilo. So cosa significa essere respinti. Si può essere respinti in tanti modi", ha ricordato

L’ultimo incontro pubblico di Liliana Segre è stato ancora una volta rivolto ai giovani Quei ragazzi con cui la senatrice a vita ha sempre dialogato, raccontando la vergogna delle leggi razziali del 1938 e l’orrore della deportazione. Era una ragazza come loro, aveva 13 anni, quando da un giorno all’altro fu espulsa da scuola. Al pubblico riunito alla Cittadella della Pace di Rondine, ad Arezzo, Segre ha raccontato di nuovo quella che è stata la sua vita dopo lo spartiacque di quel giorno del settembre 1938. 

"Nel mio racconto c'è la pena, la pietà per quella ragazzina che ero io e che adesso sono la nonna di quella ragazzina. So che è difficile vedendo una donna di 90 anni pensare che quella era una ragazzina. Un giorno del settembre del 1938 sono diventata 'l'altra' e da allora c'è tutto un mondo intorno che ti considera diversa. E questa cosa è durata sempre, io sono sempre 'l'altra'. So che le mie amiche, quando parlano di me, dicono sempre 'la mia amica ebrea’”, ha racontato Segre.  

"Quando sono diventata l'altra e a 8 anni non sono più potuta andare a scuola, ero a tavola con i miei familiari, e mi dissero che non potevo più andare a scuola - ha ricordato Segre - Chiesi perché e ricordo gli sguardi di quelli che mi amavano e mi dovevano dire che erro stata espulsa perché ero ebrea. Una delle cose più crudeli delle leggi razziali fu far sentire dei bambini invisibili. Molti miei compagni non si accorsero che il mio banco era vuoto... e per anni non mi chiesero niente". 

"Sono stata clandestina e richiedente asilo, so cosa significa essere respinti"

L’ingresso della senatrice nella tecnostruttura allestita a Rondine è stato salutato da un lungo applauso con standing ovation. Alcuni giovani della Cittadella della Pace le hanno dato il benvenuto dichiarando di voler raccogliere il suo testimone.  Ad ascoltare Segre c’erano anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati.

"Di fronte alla morte non servono tante parole, perché sono inutili. Quando si sente vicina la morte, c'è solo il silenzio, il silenzio solenne, il silenzio indimenticabile. In quel momento valeva solo la propria l'interiorità. Quello era il momento della vita e della morte", ha detto ancora Segre.

"Io sono stata clandestina e richiedente asilo. So cosa significa essere respinti. Si può essere respinti in tanti modi", ha poi sottolineato. "I bulli presi da soli hanno paura. Quelli che ho incontrato io si sentivano forti e invincibili, giovani nazisti ariani. Non erano della razza umana. Mi chiedono sempre se io ho perdonato e io rispondo di no. Non ho mai perdonato, non ci riesco"

Ad onorare quest'ultima testimonianza erano presenti il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, e il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, oltre ad un’ampia rappresentanza del Consiglio dei Ministri e altre Istituzioni: Gaetano Manfredi, ministro dell’Università e della Ricerca; Stefania Giannini, vicedirettrice dell'Unesco con delega all'educazione; Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione; Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno; Lucia Azzolina, ministra dell'Istruzione; il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

liliana segre rondine ultima testimonianza-2

"Io sono venuto qui non per parlare ma per ascoltare l'ultima testimonianza pubblica della senatrice Segre", ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Una testimonianza di eventi così tragici che ha la funzione di interrogare le coscienze, di sollecitarci a scacciare via l'indifferenza e anche le ambiguità, di sollecitarci ad assumere posizioni chiare e scelte nette. Io offro la garanzia mia personale e dell'intero governo che questa testimonianza non finisce oggi ma si manterrà viva".

Il messaggio di Mattarella per Liliana Segre

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio, letto dalla senatrice a vita. "Nell'ultima occasione in cui Liliana Segre rende direttamente la sua preziosa testimonianza ai giovani, desidero regalarvi il testo della nostra Costituzione nella sua versione originaria. La Costituzione è stata scritta avendo davanti agli occhi le tragiche vicende che hanno coinvolto anche Liliana Segre da ragazza ed è stata approvata con la ferma determinazione di non permettere che i mostri del totalitarismo e dell'antisemitismo che avevano devastato l'Europa pochi anni prima potessero ancora avvelenare l'Italia, il nostro continente, il mondo", scrive il capo dello Stato. 

"Mai più privazione della libertà, mai più guerre di aggressione, mai più negazione dei diritti umani, mai più razzismo, odio, intolleranza. Questa - sottolinea Mattarella - era la comune volontà dei Padri costituenti, è merito loro se la nostra Repubblica è fondata su principi di grande valore: democrazia, libertà, uguaglianza, centralità della persona umana, pace e giustizia tra le Nazioni. A voi viene affidato per il futuro questo patrimonio. Auguri, Sergio Mattarella".

Quanto è sprofondato in basso un Paese che deve mettere sotto scorta Liliana Segre? 

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