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Martedì, 7 Febbraio 2023
Proviamo a rispondere

Quali conseguenze può avere il limite di 30 km/h in città

Anche pochi chilometri orari di velocità possono fare la differenza per salvare una vita. Gli studi sulle "zone 30" e i dati sulla velocità media (che già oggi è inferiore ai limiti)

Prima i fatti: è assodato che colpire un pedone a una velocità di 30 km/h ha conseguenze molto meno gravi che investirlo mentre si sfreccia a 50 km/h o 60 km/h. Lo dice la logica, ma lo dicono anche vari studi sul tema. Secondo i dati riportati dall'US Department of Transportation, una persona colpita da un veicolo che procede a una velocità di 20 miglia (pari a circa 32 km/h) ha 9 possibilità su 10 di sopravvivere all'impatto. Già a 30 miglia (48,2 km/h) le probabilità diventano a malapena 6 su 10 e a 40 miglia (64, 3 km/h) solo 2 su 10.

Per quanto a 50 all'ora l'impressione (per alcuni) sia quella di "andare piano", a queste velocità il rischio per i pedoni è tutt'altro che risicato. In caso di incidente rischia davvero di finire male. Non va poi dimenticato che è la stessa velocità una delle principali cause di sinistri. Per un motivo molto banale: più si va veloce, minore sarà il tempo a disposizione per attivare il freno; di conseguenza maggiore sarà lo spazio di frenata e dunque la probabilità di travolgere un pedone o impattare con un altro veicolo.

Sicurezza dei pedoni, quanto conta la velocità con cui procede il veicolo

E dunque ha ragione il consiglio comunale di Milano a voler ridurre, a partire dal 2024, il limite di velocità da 50 a 30 km/h? Nel documento 
viene sottolineato che "l'impatto tra un'automobile che viaggia a 50 km/h e un pedone o un ciclista è quasi sempre fatale per l'utente leggero della strada, e che al contrario l'impatto a 30 km/h non è quasi mai letale e offre ampie rassicurazioni sulla minore gravità delle conseguenze". A dimostrarlo, si legge, è la matematica: tra tempo di reazione e spazio di frenata a 30 km/h un veicolo percorre 13 metri, a 50 km/h ne percorre circa 28. 

Che sul versante sicurezza qualcosa andrebbe fatto non è un'opinione. Lo dicono i numeri. Secondo l'Asaps, Associazione sostenitori Polstrada, nel 2022 si sono contati 307 incidenti in cui hanno perso la vita dei pedoni. E si tratta di una stima parziale dal momento che non comprende i decessi avvenuti in ospedale a distanza di tempo. Secondo l'associazione si deve aggiungere un altro 30-35% di feriti gravi morti poi nelle terapie intensive. Proprio i pedoni sono quelli che rischiano di più a causa di chi va in auto. In un report sull'incidentalità di Aci e Istat (riferito al 2021) viene sottolineato che l'indice di mortalità per chi va a piedi è di 3 morti ogni 100 incidenti, un dato 4,6 volte superiore rispetto a quello degli occupanti di autovetture. L'indice di mortalità dei motociclisti è invece di 1,7 morti ogni 100 incidenti, mentre per i conducenti e passeggeri di biciclette e monopattini è di 1,2 morti ogni 100 incidenti. 

Abbassare la velocità dimunuisce davvero il numero di incidenti?

Abbassare il numero degli incidenti sulle nostre strade dovrebbe essere una priorità per tutti. Su questo ci sono pochi dubbi. Ma per raggiungere questo obiettivo è sufficiente introdurre nuovi limiti di velocità? Su questo punto non tutti sono d'accordo. I detrattori delle "zone 30" citano in particolare uno studio realizzato a Belfast, secondo cui l'introduzione del limite di 20 miglia orari in alcune zone della città nordirlandese non ha in realtà portato benefici in termini di maggiore sicurezza per i pedoni.

Lo studio ha sì evidenziato una leggera riduzione nel numero degli incidenti, ma non è stata registrata nessuna variazione davvero significativa rispetto alle strade in cui erano rimasti in vigore i vecchi limiti di 30 e 40 miglia. Il dato più interessante, forse, è che con il limite fissato a 20 miglia orarie c'è stata una riduzione del volume di traffico. Gli stessi ricercatori dell'università di Belfast tuttavia si guardano bene dal tirare conclusioni troppo nette. Anche perché, rilevano, dopo l'introduzione dei nuovi limiti la velocità media non si è abbassata granché: un po' perché sulla maggior parte delle strade era già inferiore a 20 mph, un po' perché non tutti gli automobilisti erano a conoscenza delle nuove regole e le hanno rispettate. 

Di contro andrebbe sottolineato che ci sono molti studi di segno opposto. I dati che arrivano da Bristol, nel Regno Unito, ad esempio evidenziano una riduzione degli incidenti mortali del 63% nelle strade con un limite di 20 miglia orarie. La velocità media è scesa di 2,7 mph (4,3 km/h) e ogni anno sono stati evitati oltre 4 morti, 11 feriti gravi e 159 feriti lievi con un risparmio per la sanità pubblica di oltre 15 milioni di sterline all'anno. Ad Auckland, in Nuova Zelanda, l'introduzione di alcune "zone 30" avrebbe portato (secondo Auckland Transport) a una riduzione dei decessi del 47% e del 18% per quanto riguarda le lesioni gravi.

La velocità media in città (che già oggi è molto bassa)

C'è poi da fare un'altra considerazione. Che è la seguente. Già oggi in realtà la velocità media è molto più bassa di quanto permetterebbe la legge. Un'analisi di Legambiente (per quanto datata) aveva calcolato che tra semafori e traffico a Milano la velocità media era (è?) di appena 9,1 km/h, mentre a Roma di 8,5 km/h e a Napoli di 7,3. A Londra è stato stimato che la velocità media sia di circa 12 km/h. Il che lascia presuppore che con un limite di 30 km/h i tempi di percorrenza non dovrebbero cambiare di molto. Tutt'al più gli automobilisti sarebbero costretti a rinunciare a qualche "sprint" di troppo tra un semaforo e l'altro.

In conclusione si può forse affermare che un limite di 30 km/h avrebbe come effetto principale quello di ridurre la velocità di punta dei veicoli (che è potenzialmente molto pericolosa per i pedoni) ma dal momento che la velocità media è comunque molto bassa, l'impatto sui tempi degli spostamenti potrebbe non essere così drammatico. 

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