Martedì, 2 Marzo 2021

Lockdown totale: l'ipotesi Italia zona rossa e la data decisiva del 15 novembre

Senza un rallentamento dell'epidemia nel governo c'è chi vuole una stretta a metà mese prima del collasso degli ospedali. Le chiusure chieste da Pd e Leu ma Conte frena. I medici: senza chiusure 10mila morti in più

Tutta l'Italia potrebbe diventare zona rossa in quello che i medici hanno chiamato lockdown totale a partire dal 15 novembre se non arrivasse una decrescita significativa dell'epidemia di coronavirus dopo gli ultimi Dpcm. Per adesso si tratta di un'ipotesi mentre le previsioni sulla crescita dei positivi e sul collasso degli ospedali fanno dicono che la discesa dovrebbe arrivare proprio in questi giorni. E intanto la sottosegretaria Zampa annuncia un provvedimento per Natale, mentre secondo lo pneumologo Richeldi un lockdown generalizzato sarebbe insostenibile. Il governatore dell'Abruzzo appena messo in zona arancione invece dice che a breve anche l'Italia intera finirà in zona rossa, mentre il sottosegretario Sileri conferma la data del 15 novembre come spartiacque del lockdown totale. 

Lockdown totale: l'ipotesi Italia zona rossa e la data decisiva del 15 novembre

Andiamo con ordine. Ieri è stata la volta di Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria: le cinque regioni sono diventate zona arancione in seguito al Report 25 dell'Istituto Superiore di Sanità che certificava il peggioramento degli indicatori della circolazione di Sars-CoV-2 e della situazione sanitaria nei loro territori. Come ampiamente pronosticato, l'ordinanza del ministero della Salute - che entrerà in vigore a partire da domani mercoledì 11 novembre - ha certificato una stretta che era nell'aria da alcuni giorni e che è stata rimandata soltanto a causa della "difficoltà" di alcune regioni nell'inviare i dati alle autorità sanitarie. Ecco, riepilogate dall'agenzia di stampa Ansa, le principali misure previste per ciascuna delle tre fasce di rischio legate alla pandemia da Covid-19 ed in cui l'Italia sarà divisa fino al 3 dicembre per effetto dell'ultimo Dpcm. In tutto il Paese il coprifuoco scatta alle 22.

  • zona rossa: vengono applicate le misure più restrittive previste dal Dpcm. L'uscita di casa va motivata, sono chiusi bar, ristoranti, negozi, la Dad è prevista dalla seconda media in poi. È vietato spostarsi da un Comune all'altro, nonché uscire od entrare nella Regione. Torna l'autocertificazione anche per gli spostamenti all'interno di una città;
  • zona arancione: I ristoranti e bar restano chiusi per tutta la giornata. I negozi restano aperti. La Dad è prevista solo alle superiori. La circolazione all'interno di un Comune è permessa ma non lo è abbandonare il proprio Comune di residenza, domicilio o abitazione. È vietato entrare o uscire dalla Regione.
  • zona gialla: vigono le misure restrittive piu' "morbide" previste dal Dpcm. I ristoranti e i bar sono aperti fino alle 18, i negozi restano aperti fino a orario di chiusura. I centri commerciali sono chiusi nei weekend. È possibile spostarsi all'interno della Regione e da una Regione gialla all'altra.

Ieri intanto il bollettino della Protezione Civile segnalava 25271 nuovi contagiati con 147.725 tamponi e 356 morti oltre a 115 ricoverati in più in terapia intensiva. La curva continua a preoccupare e la percentuale positivi/tamponi rimane sostanzialmente stabile, dal 17,06% dell'altroieri al 17,1 di ieri. In bilico resta la situazione della Campania, che verrà decisa oggi: secondo le indiscrezioni che provengono dalla Regione il territorio di Vincenzo De Luca dovrebbe rimanere in zona gialla, mentre a Roma si pronostica il passaggio in zona arancione o addirittura rossa. Ieri il ministero della Salute ha inviato i carabinieri del Nucleo Anti Sofistificazioni proprio per ricontrollare i dati. 

Un lockdown generale per l'Italia dal 15 o dal 20 novembre?

Nel frattempo si moltiplicano gli appelli ad una stretta maggiore. Gli inviti arrivano dalla fondazione Gimbe, dall'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi), dalla presidenza della Federazione degli ordini dei medici, dalle organizzazioni di infermieri regionali. Una fonte governativa spiega all'agenzia di stampa Agi che si monitorerà la situazione nei prossimi 10 giorni. Se ci dovesse essere un peggioramento ulteriore e diverse regioni dovessero passare nella zona rossa non si escluderebbero provvedimenti conseguenziali più restrittivi, come anche quello di un lockdown generale. 

La prima richiesta di chiusura totale è arrivata domenica da parte di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici. Ma ieri il fronte ospedaliero si è compattato: secondo Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, la chiusura dovrebbe durare dalle 6 alle 8 settimane: "Siamo in enorme ritardo e non possiamo più assistere a questo rimpallo di responsabilità tra Regioni e governo". Il rischio, se si continua con questo trend è quello di tornare alla difficile situazione di dover decidere chi intubare e chi no, tornando di fatto alla medicina di guerra. I numeri, sostiene Palermo, giustificano assolutamente la chiusura: Stesso appello è arrivato anche dal presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi) Alessandro Vergallo. "Nella prossima settimana i ricoveri in terapia intensiva raddoppieranno" e il rischio di un lockdown è più vicino che mai, sostiene il medico. "Se non avessimo un'economia cosi indebolita dovremmo assolutamente andare in lockdown perche' gli ospedali sono sovraccarichi". Per Anelli "il peggio deve ancora venire. Fra Natale e l'inizio del 2021 i casi di influenza si sommeranno a quelli di Covid e i pronto soccorso saranno pieni di persone con gli stessi sintomi e la paura di aver preso il coronavirus. Noi siamo ancora in tempo - ribadisce - per evitare tutto questo con un lockdown esteso a tutta Italia, della durata di un mese. L'alternativa è che il servizio sanitario alzi bandiera bianca". Con il lockdown "in un paio di settimane si potrebbe raggiungere il picco della seconda ondata e così comincerebbe la discesa con il progressivo decongestionamento degli ospedali", spiega.

Ma, e questa è la novità, l'ipotesi di un lockdown totale o generalizzato è anche sul tavolo del governo. Il Corriere della Sera spiega oggi che nell'esecutivo cresce la preoccupazione, si tiene d'occhio la curva epidemiologica e si ragiona sulla necessità di misure ancora più severe, come la chiusura dei ristoranti il sabato e la domenica a pranzo e la sospensione di alcune attività commerciali che hanno ottenuto deroghe nelle zone rosse. La divisione è sempre quella che abbiamo spiegato su Today.it a metà ottobre: un'ala del governo che va dal Partito Democratico a Liberi e Uguali vorrebbe misure più restrittive da mettere in campo subito; dall'altra parte c'è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è già contraddetto in pubblico in più occasioni (come quando ha varato il Dpcm 25 ottobre di domenica dopo aver smentito per tutta la settimana la necessità di farlo) e non vorrebbe varare misure più aspre mentre la sua popolarità è in calo e l'economia soffre. 

Una data decisiva: il 15 novembre

Anche La Stampa scrive oggi che il governo sarebbe pronto a proclamare il lockdown nazionale già a fine settimana se la crescita dei contagi non dovesse iniziare ad arrestarsi. In questo senso la data decisiva è quella del 15 novembre. Domenica prossima sarà passato il tempo necessario per valutare l'efficacia dei Dpcm di ottobre e dell'inizio di novembre: il quotidiano dice che se fra cinque giorni la curva epidemiologica non avrà invertito la rotta, l’ipotesi più probabile è far entrare tutte le Regioni in zona rossa. Ipotesi, per ora, non certezze. Che però non lo diventeranno soltanto in base al numero dei positivi, visto che la saturazione degli ospedali potrebbe arrivare prima della discesa della curva.

Il report dell'ultima settimana raccontato dal Corriere dice che sarà proprio la metà di novembre la data decisiva: "La percentuale tra tamponi e positivi segna 17,2 %, in rialzo rispetto al 16,1% di ieri, ma in linea con quanto previsto dalle nostre curve da cui si attende un inizio di crescita più debole (ma sempre crescita) entro il 9 novembre. Dal 15 novembre ci potrebbe essere la vera decrescita laddove si verificassero gli effetti benefici degli ultimi Dpcm". Se questo non dovesse accadere allora si andrà alla stretta: "Per poter ottenere un più efficace appiattimento della curva globale dei contagi è assolutamente opportuno implementare nuove misure che possano sovrapporsi ai primi effetti positivi dei recenti provvedimenti".

Intanto ieri a Timeline su Sky TG24 proprio Anelli ha spiegato cosa può accadere: "Il lockdown può rappresentare una risposta importante alla necessità di bloccare la curva perché i dati ci dicono che se non si dovesse raffreddare, fra 30 giorni avremo circa altre 30mila persone in ospedale, le rianimazioni supererebbero i 5mila posti occupati e addirittura, se il trend dovesse essere quello dell'ultima settimana, si potrebbero contare 10mila morti in più. Questo non ce lo possiamo permettere, dobbiamo valutare qualcosa da fare". E la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa annuncia alla Stampa un provvedimento per Natale: "Ci sarà un provvedimento che riguarderà Natale: si deve dire che non deve essere un Natale solitario, ma che le famiglie possono riunirsi nel nucleo ristretto, parenti di primo grado, fratelli e sorelle. La gran parte delle restrizioni attuali è bene che restino, magari con un allentamento del rigore per alcuni esercizi". 

Luca Richeldi, direttore dell'unità di Pneumologia del Policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comitato tecnico-scientifico (Cts) sull'emergenza coronavirus, ospite di Agorà su RaiTre, ha detto invece che "il lockdown generalizzato per i prossimi mesi sia difficilmente sostenibile. Bisogna cercare una soluzione più flessibile, perché ci troviamo davanti a una maratona da correre".  Infine, il presidente della Regione Abruzzo a The Breakfast Club su Radio Capital ha fosche previsioni:  ''Tutta l'Italia sta scivolando verso la zona rossa. Non siamo stati messi nelle condizioni per resistere al virus. Gli ospedali sono al limite della capacità di accoglienza. Il mio timore è che tra pochi giorni si arriverà al lockdown, il governo dovrà rivalutare la situazione in tutta Italia''. E ancora: ''C'è un generale peggioramento in tutta, nessuno ha avuto inversioni di tendenza. Le regioni avevano già chiesto al governo una diversa strategia. Ora siamo tutti appesi a questi 21 parametri con algoritmi difficili da interpretare. Oggi la diffusione del contagio è omogenea, ospedali e pronto soccorso sono in grande sofferenza ovunque'', fa notare in conclusione Marsilio. 

Infine, Pierpaolo Sileri, l'altro sottosegretario alla Salute, sulla data del lockdown totale afferma: "Tutto dipende dall'andamento del virus e di come risponde alle misure che abbiamo preso nelle settimane scorse. Il monitoraggio consente di prendere decisioni a seconda della capacità degli ospedali di ospitare chi sta più male". Ma è chiaro che "se vi dovesse essere un rapido peggioramento allora si dovrà agire, ma non è quello che sta accadendo ora", dice  a Rainews24 su un possibile lockdown generale dopo il 15 novembre. Sileri spiega che "in molti posti dell'Italia la situazione delle terapie intensive è già più che satura". Quindi, aggiunge, "nessuno può sapere cosa accadrà il 15 novembre, non andrei più in là". Si dovrebbe vedere "un appiattimento della curva dei contagi, se questo non accadrà allora si procederà con più zone arancioni o rosse". "Mi auguro- ripete- che entro il 15 novembre possa esserci questo appiattimento della curva. È chiaro che se così non sarà serviranno misure più restrittive e diffuse che, tra l'altro, in alcune regioni stanno già avvenendo".

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