Mercoledì, 2 Dicembre 2020
Italia

Il piano per il lockdown in Italia dal 9 novembre (smentito dal governo?)

Il premier Conte ha definito fake news le voci che parlavano di una stretta "imminente". Eppure proprio oggi c'è chi fa scattare il conto alla rovescia per chiusure soft in vigore dal mese prossimo, se la curva dei contagi dovesse impennarsi

Secondo il presidente del consiglio Giuseppe Conte non c'è un piano per un lockdown "imminente". Ieri, parlando con i sindacati, il premier ha smentito, definendole fake news, le voci su una stretta imminente. "Diamo il tempo alle misure restrittive appena approvate di dispiegare appieno i loro effetti", ha detto il premier. Attendere quindi, con l'obiettivo di riportare la curva "sotto controllo" e provare a riaprire, cautamente, entro Natale. E per ironia della sorte proprio oggi si torna a parlare di un lockdown entro la data del 9 novembre. Validando in qualche modo le voci che fino a ieri si rincorrevano su un nuovo Dpcm in arrivo proprio a novembre con chiusure "soft" (qualunque cosa ciò voglia dire). 

Scenario 4: il piano per il lockdown dal 9 novembre (smentito dal governo?)

Partiamo dall'inizio. Ieri il bollettino della Protezione Civile riportava quasi 25mila nuovi casi e 205 morti, mentre gli attualmente positivi sono 276mila (un record mai raggiunto durante la prima ondata dell'epidemia). Ci sono poi otto regioni con più di mille nuovi contagi da coronavirus registrati nelle ultime ventiquattro ore: oltre alla Lombardia capofila con 7mila, seguono Campania con 2761 casi, Piemonte con 2458, Lazio 1993, Toscana 1823, Veneto 1526, Emilia-Romagna 1413 e Liguria 1127.

E oggi, quasi a rispondere all'uscita di ieri sera di Conte, Il Messaggero scrive in un articolo a firma di Alberto Gentili, che se la curva dei contagi non dovesse stabilizzarsi il piano per il lockdown dovrebbe scattare da lunedì 9 novembre e durare fino a metà dicembre per salvare almeno il Natale. Di più: secondo il quotidiano non è nemmeno escluso che i piani dell'esecutivo vengano anticipati in caso di peggioramento repetino della situazione. Il piano, mentre c'è chi fa circolare bufale su facebook e Whatsapp che danno invece "tutto deciso" per il 2 novembre, sarebbe più "morbido" o soft rispetto a quello dell'inizio del 2020, sulla scia di quello della Francia, e dovrebbe prevedere:

  • aziende, fabbriche e uffici aperti;
  • negozi chisui tranne gli alimentari;
  • l'uscita solo per andare al lavoro, portare i figli a scuola, fare la spesa o per ragioni mediche
  • lo stop ai confini comunali e regionali con lockdown territoriali nelle città più colpite 

Le prime candidate alla linea dura sono Milano e Napoli. E la soglia entro la quale il governo dovrebbe intervenire sarebbe quella dei 35-40mila contagi al giorno, in quello che viene definito "Scenario 4": l'obiettivo sarebbe quello di ridurre al minimo i contatti tra familiari non conviventi e amici - che generano il 75% dei contagi - e fermare gli affollamenti sui trasporti pubblici:

Da qui l'obbligo di restare a casa, se non per esigenze di lavoro, di salute e per portare i bimbi al nido o alle elementari: soluzione indispensabile per permettere ai genitori lo smart working. Una stretta che, se fosse per il ministro della Salute Roberto Speranza e per Dario Franceschini, esponenti dell'ala rigorista del governo, dovrebbe essere introdotta ben prima del 9 novembre.

E anche La Stampa scrive oggi che la data cerchiata sul calendario è il 6 novembre, ogni venerdì c’è il rapporto dell’Iss, che dà il quadro della situazione. E il sabato potrebbe uscire un nuovo Dpcm con effetto dal 9 novembre: "In quel caso - aggiunge il giornale - c’è chi vede pure la prospettiva di un governo di salute pubblica farsi largo, dopo l’appello di Zingaretti a coinvolgere le opposizioni e il guanto raccolto da Silvio Berlusconi".

Chiudere tutto a novembre: il governo smentisce?

In tutto ciò le risposte date da Conte ai sindacati hanno il sapore di una smentita preventiva di questo piano. Oppure no, visto che letteralmente nella dichiarazione del premier si parla di no a un lockdown "imminente" e in effetti questo piano dovrebbe scattare tra una decina di giorni. Una constatazione che riecheggia nel titolo dell'intervista rilasciata da Agostino Miozzo al Corriere della Sera: «Rispettare le regole per due settimane o si chiuderà tutto». Questo perché per il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico ci vorranno "almeno due settimane, poi saremo pronti per decidere se abbiamo raggiunto il limite non compatibile e si deve passare ad un intervento più radicale come quello che abbiamo già dolorosamente sperimentato a marzo e aprile".

Attendere quindi i risultati delle restrizioni presenti negli ultimi Dpcm prima di decidere. È questa la strategia del governo, spiega l'agenzia di stampa Ansa: "una strategia che non esclude lockdown locali ma che potrebbe scontrarsi con la necessità di una chiusura totale. Palazzo Chigi, per ora, tiene lontana l'ipotesi. Gli effetti sulla tenuta sociale del Paese, spiega una fonte di governo, potrebbero essere imprevedibili. Si procede con passo felpato, quindi, tenendo presente che l'ordine "cronologico" della pandemia in Europa rispetto a marzo, quando l'Italia fu per così dire capofila, è ben diverso. Ma tutto dipenderà dai prossimi giorni". Anche perché sono diversi i sondaggi sui tavoli dei ministri e del presidente del Consiglio, non solo quello Swg pubblicato ieri, secondo il quale il 28 per cento degli italiani giudica adeguate le misure in vigore, il 25 per cento le ritiene eccessive ma il 36 per cento le considera insufficienti. E in più c'è anche chi prefigura un piano per un lockdown europeo a cui lavorano la Commissione e il Parlamento, con Ursula von der Leyen e David Sassoli in prima linea. 

Verso un nuovo Dpcm a novembre per il lockdown in Italia?

Ma nei Palazzi romani, nonché tra i cittadini, il timore che serpeggia è che la strada sia ormai segnata. "Non ne stiamo ancora parlando - dice all'Adnkronos un big del governo - ma massimo una decina di giorni e ci allineeremo a Merkel e Macron. La curva non rallenterà...". Le speranze che la stretta decisa nella giornata di sabato, generando malcontento e tensioni in molte piazze italiane, possa fermare i contagi sembrano quasi ridotte al lumicino. I numeri di oggi parlano di 24.991 positivi e 205 morti. Numeri che fanno tremare e spingono il governatore pugliese Michele Emiliano ad accelerare: chiuse le scuole di ogni ordine e grado. Una decisione che crea scompiglio, soprattutto tra i 5 Stelle, che leggono la chiusura delle aule come una sconfitta della linea grillina portata avanti dalla ministra Lucia Azzolina, costantemente sotto attacco. 

Ma al netto della scuola - destinata a diventare motivo di sicuro conflitto tra alleati in caso si arrivasse a un nuovo lockdown - il governo sembra per ora su una linea attendista, deciso a valutare gli effetti del Dpcm e lasciare che siano sindaci e governatori a spingere per nuove strette, anche alla luce di quanto accaduto sabato scorso, con il documento presentato dalle Regioni che, di fatto, sconfessava le misure in procinto di essere adottate chiedendone una sostanziale revisione. La speranza, per quanto flebile, è che ora decidano i territori, soprattutto quelli più in affanno, in primis la Lombardia che oggi ha registrato 7mila contagi in appena 24 ore. Solo così, con strette nette e mirate ove indispensabili, si potrebbe riportare la curva epidemiologica sotto i livelli di guardia e tornare magari a respirare per il Natale. Ma la situazione è fluida, il virus non ferma la sua corsa e continua a terremotare la maggioranza. Mentre anche sull'Italia, oltre che sull'Europa, si aggira un fantasma diverso da quelli dell'Ottocento: quello di un nuovo lockdown. 

Intanto una stima dell'Istituto Demoskopika che l'ANSA pubblica in anteprima sulla base di dati rilevati da alcune fonti quali Siope, Banca d'Italia, Istat, UnionCamere e Cerved dice che se si decidesse, nell'immediato, per un secondo blocco totale delle attività, il turismo potrebbe perdere, nei soli due mesi finali dell'anno in corso, 13 milioni di arrivi e 35 milioni di presenze con una contrazione della spesa per 4 miliardi di euro. Quasi 100 mila imprese del comparto turistico italiano, inoltre, rischierebbero il fallimento a causa di una ulteriore perdita di solidità finanziaria con una contrazione del fatturato pari a circa 23 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita di ben 440 mila posti. Segno negativo anche per le casse comunali, con mancati incassi, in soli 60 giorni, di oltre 84 milioni di euro.

E oggi Conte alla Camera ha citato Einstein: "Tutti noi componenti del governo siamo pienamente consapevoli che 'Siamo qui non per noi, ma per gli altri uomini'. Anzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia". Intanto un italiano su due si dice contrario alla stretta decisa dal governo per fronteggiare l'emergenza coronavirus. E' quanto emerge da un sondaggio Emg Acqua/Adnkronos. "Addio a palestre, piscine, cinema e teatri; ristoranti e bar chiusi alle 18. Le misure dell'ultimo Dpcm riguardano le attività che si svolgono nel tempo libero. Lei è favorevole o contrario a queste nuove misure del Governo?". A questa domanda il 49% del campione intervistato si dice contrario, il 44% favorevole e il 7% non risponde. Se la distribuzione per genere non registra particolari differenze (tra i contrari il 49% uomini e il 48% donne), la divisione per fasce d'età rivela, tra chi dice no alle misure restrittive, che gli under 35 si attestano sul dato nazionale: 49%. E' la fascia d'età che va dai 35 ai 54 anni la più rappresentata tra i contrari alla stretta sul tempo libero: il 57%. Dato che invece scende sensibilmente tra gli over 55: solo il 43% dei contrari. Diversificata la distribuzione geografica. Tra i contrari, il 57% è al Nordovest, molto al di sopra del dato nazionale. Seguono le isole con il 53%, il Nordest con il 47%, il Sud con il 44%. Dato in decisa controtendenza al Centro: tra i contrari alle misure appena il 36%. Il sondaggio, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d'ampiezza demografica dei comuni, è stato realizzato il 27 ottobre 2020 con il metodo della rilevazione telematica su panel, su un campione di 1525 casi (universo: popolazione italiana maggiorenne), e presenta un intervallo fiduciario positivo/negativo del 2,3%. Totale contatti: 2000, tasso di risposta 76%; rifiuti/sostituzioni 475 (tasso di rifiuti 24%). 

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