Lunedì, 1 Marzo 2021
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Milano, Genova, Torino e Napoli: le quattro città a rischio lockdown

Ricciardi non ci gira intorno: "Spetta ai governatori" proclamare le chiusure totali e bisogna "agire con decisione e farlo presto". Oggi nonostante le restrizioni le metropoli appaiono molto diverse da quelle, spettrali e deserte, di marzo. La speranza è che già dai prossimi giorni dall'analisi della curva epidemica arrivino buone notizie. Altrimenti...

L'Italia ora è divisa in fasce (gialla, arancione, rossa) sulla base di un sistema di 21 indicatori, scientificamente "inappuntabile" secondo Walter Ricciardi, in grado di segnalarci dove le difficoltà siano eccessive e l'epidemia fuori controllo. Basterà questo sistema per affrontare e superare l'inverno del Covid? La situazione è fluida, in continuo mutamento.

Rischio lockdown a Milano, Genova, Torino e Napoli?

Il consulente speciale del ministero della Salute sull'epidemia ritiene che nelle grandi città si dovrebbe agire con maggiore decisione. Da subito. "Non c’è dubbio - dice alla Stampa - . Servono dei veri lockdown cittadini e spetta ai governatori proclamarli. Vedo troppa gente ancora in giro per le strade. Nelle grandi città, penso soprattutto a Milano, Genova, Torino e Napoli serve agire con decisione e farlo presto".

L'esperienza che abbiamo accumulato in  questi mesi e gli esempi nel mondo ci dicono che "la semplice raccomandazione a non muoversi di casa riduce del 3% l’incidenza dei contagi,il lockdown del 25%. Se a questo accoppiamo lo smart working, che vale un altro 13% e il 15% determinato dalla chiusura delle scuole si arriva a quel 60% che serve per raffreddare l’epidemia".

"Servono comportamenti responsabili da parte di tutti. In Francia molti non hanno rispettato l’isolamento domiciliare e il risultato è stato il lockdown nazionale".

Un rischio anche per l'Italia il lockdown nazionale? Nessuno al momento lo può escludere. Ma l'esperto mette sotto la lente d'ingrandimento Milano, Genova, Torino e Napoli. A Genova e Napoli si potrebbe a breve passare da zona gialla ad arancione. Milano e Torino sono già in zona rossa. 

"I sindaci non decidono il lockdown"

Rassegnato a un inasprimento delle misure è il sindaco di Napoli, che pronuncia anche la parola lockdown: ''Chiudere il lungomare non è la soluzione alle immagini delle file di ambulanze e al collasso di ospedali, altrimenti lo avremmo già fatto" dice Luigi de Magistris, commentando la folla che nel weekend si è riversata sul lungomare rimasto aperto. "La città è vasta e piena di luoghi attrattivi, anche di piccole dimensioni, ed è intuibile che nel momento in cui chiudi una strada o una piazza, le persone si sposteranno nella strada o piazza limitrofa, addirittura accentuando la presenza di persone nei luoghi rimasti aperti e quindi favorendo addirittura gli assembramenti, con un effetto imbuto. Napoli per il Governo è zona gialla, una zona dove le persone possono uscire in strada''.

I sindaci,"per legge, infatti, non possono adottare il lockdown o chiudere tanti luoghi, possono solo chiudere alcuni posti, una strada o una piazza - continua De Magistris - se però viene segnalato in comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica da approfondimenti delle forze di polizia e dell’Asl. È solo il lockdown o la zona rossa che impediscono alle persone di uscire come in questi giorni ed assembrarsi, ma solo il Presidente del Consiglio dei Ministri può deliberare su questo. Così come la zona rossa di una Regione o di una o più città può adottarla anche il Presidente della Regione".

Perfino il sindaco di Genova Marco Bucci. racconta oggi il Corriere della Sera "si aspettava una Liguria in fascia arancione, così essere stati collocati in fascia gialla, a rischio moderato, ha sollevato gli animi — soprattutto degli operatori economici — ma ha innescato le polemiche.

La Procura ha aperto un fascicolo per verificare la corrispondenza dei dati inviati dalla Regione a Roma e la tensione è cresciuta.

"Così non si possono controllare 1,4 milioni di persone"

Torino e Milano sono già "rosse", ma il sindaco di Milano Beppe Sala spiega ciò che pare ovvio: "Non si possono controllare 1,4 milioni di persone, il punto è che questa è una chiusura un po' anomala - ha spiegato a SkyTg24, parlando delle misure restrittive in vigore per fermare l'epidemia da coronavirus -. Ad esempio se oggi se un milanese va alla Rinascente è aperta perché ci sono reparti con prodotti che possono essere venduti - ha aggiunto -. Io sto cercando di dire ai cittadini di stare in casa, di essere attenti. Attraverso i nostri comportamenti virtuosi liberiamo gli ospedali e diamo modo di curare anche altre patologie, non dimentichiamoci il resto perché ci sono quantità di patologie che non vengono curate, dobbiamo fare in fretta ad uscirne".

Solo un lockdown totale nelle grandi città abbatterebbe il numero di persone in circolazione. A Milano e Torino, anche se sono zona rossa, le vie della città appaiono molto diverse da quelle, spettrali e deserte, della prima chiusura della scorsa primavera. In seguito al decreto del governo infatti molte attività commerciali possono rimanere aperte, come ad esempio le librerie, i negozi di fiori, le profumerie, i negozi che vendono abbigliamento intimo o per bambini, le ferramenta, oltre ovviamente agli alimentari e ai negozi di tecnologia. Sono aperte le scuole elementari e le medie per i ragazzi di prima. Molti uffici non hanno imposto lo smart working ai propri dipendenti.

La speranza di tutti è che già dai prossimi giorni dall'analisi della curva epidemica arrivino buone notizie. Altrimenti, una ulteriore stretta potrebbe essere all'orizzonte. 

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